Il 9 marzo al Teatro Parioli Maurizio Costanzo di Roma debutta in prima nazionale lo spettacolo Casanova di David Norisco, lo spettacolo poi proseguirà in tournée in tutta Italia. In scena accanto a Lorenzo Flaherty ci saranno Samanta Chieffallo, Margherita Pelanda, Daniela Savoldi, Martina Marinelli, Videoart di Emanuele Rossi. La regia è di Francesco Branchetti.

“Il mio Casanova – afferma il regista Francesco Branchetti – è un affresco su un mondo pieno di fascino e mistero che il carismatico personaggio di Giacomo Casanova fa vivere nella sua pienezza. La regia ha inteso restituire un grande affresco di spettacolare intensità attraverso immagini evocative e piene di mistero, musiche dallo straordinario impatto e magnetiche interpretazioni”.


Una regia che conduce lo spettatore in un viaggio nelle passioni umane, nell’amore, nel lato onirico e oscuro di questo personaggio così controverso e affascinante attraverso coinvolgenti atmosfere oniriche e sensuali.
Il personaggio di Casanova è così forte e unico che solo girandogli intorno si riesce a non farsi annientare. Le sue memorie sono scritte in francese, ma tutto riporta all’italiano, la visione è tipicamente nostrana anche se trascinata in ogni parte dell’Europa. C’è in lui quella certezza che avevano i nobili che contavano sul loro stato familiare, sociale ed economico, Casanova partiva sicuro, ma ben presto venivano a mancargli i soldi, elemento essenziale e necessario per vivere nella dimensione di un lusso quotidiano. La sua è una faticosa rincorsa a tappare buchi, si doveva inventare ogni volta situazioni per non finire in difficoltà che avrebbero scosso la sua fama di magico inventore di se stesso.


Essere sempre sorridenti, disponibili, furbi e pronti a cavalcare la fortuna del momento con una fatica che stresserebbe un eroe. Non aveva niente alle spalle e quel poco che accumulava lo distruggeva, era un giocatore, giocava a carte, a dadi, con la vita e con se stesso. Le donne sapevano bene che era uno senza arte né parte, quindi non lo prendevano sul serio, lo usavano per quello che serviva. Non era un gigolò, se poteva dava doni a profusione alle sue innamorate, le faceva sentire straordinariamente speciali e poi, sicuramente, avrà avuto altre doti che lasciavano segni indelebili.


Scorrazzò tra corti europee, conobbe scrittori, musicisti, filosofi illuministi, papi, era massone, insomma non passava mai inosservato. Quando il fascino iniziò a tramontare non aveva altre doti da mettere in campo per sopravvivere, accettò di fare il bibliotecario a Duchcov in un castello della Boemia tra Praga e Vienna, fuori dai giri internazionali, ridotto a sopravvivere lontano da quello che era stato il suo mondo rutilante. In realtà questo allontanarsi da tutto era un modo per scrivere queste memorie, un capolavoro unico con una visione ampia, ricca e ineguagliata. Nessuno scrittore italiano ha saputo fare altrettanto, Casanova “fuori da ogni contesto morale”, religioso, politico, filosofico, non ci insegna, scrive per farci rivivere il suo già vissuto straordinario itinerario non ripetibile.

Molti hanno fermato l’attenzione su un Casanova prigioniero nel castello di Duchcov, invecchiato, sdentato, in difficoltà, ma la vecchiaia arriva alla fine di un percorso e solo il percorso affascina altrimenti si cade nella pietà e Casanova merita ben altro. Il Casanova in questo spettacolo è il protagonista del suo tempo, che spiega, ragiona e pone pezzi del passato senza giudizio o ripensamenti, “super partes” con la distanza che tempo e spazio hanno creato.