È in scena fino al 26 aprile al Teatro Manzoni di Milano Gente di facili costumi di Nino Marino e Nino Manfredi. Ecco la recensione.

IL CAST

Flavio Insinna, Giulia Fiume. Regia di Luca Manfredi. Scene Luigi Ferrigno; Costumi Giuseppina Maurizi; Musiche Paolo Vivaldi; Disegno Luci Antonio Molinaro

LA TRAMA

Anna è una prostituta che vive in una terrazza condominiale adibita abusivamente ad appartamento. I suoi rientri notturni infastidiscono Ugo, scrittore grecista che vive sotto di lei costretto costantemente a svegliarsi e perdere il sonno. La ragazza, in effetti, quando torna a casa fa particolarmente rumore coi tacchi e sbattendo le porte, oltre che accendendo la musica a tutto volume e facendo scorrere l’acqua della vasca. Una notte, quando Ugo entra inviperito da lei, Anna si dimentica di avere aperto i rubinetti e così mentre i due discutono per oltre un’ora, l’abitazione dell’ intellettuale si allaga. Con spirito pratico (e anche con un po’ di esasperazione) Anna decide di mettere fine alle polemiche e offre ospitalità a Ugo, che nel frattempo sembra comprendere la ragazza come nessun altro aveva fatto fino a prima, addirittura nobilitandone il mestiere. Lo scrittore si rivela molto meno fortunato di quanto non possa apparire ed è prossimo a essere sfrattato da casa sua. Anche lui, come Anna, sembra accontentarsi di una vita dietro cui si nasconde un personale sogno. Così, nella convivenza, ecco che nasce una sintonia inaspettata fatta di riflessioni considerevoli.

LA MORALE

Chi è davvero la gente di facili costumi? La ragazza che batte in strada o chi si prostituisce alla società conformista anche nella sua etica? L’unico modo per comprendere ciò che accade e le persone che ci circondano è mettere a disposizione non solo la propria cultura, ma anzitutto l’umiltà. Si può imparare anche da chi sembrerebbe essere un passo indietro, perché spesso l’ignoranza manifestata è una corazza usata per non prendersi responsabilità.

IL COMMENTO

Una commedia divertente e carica di ritmo, grazie alla contrapposizione dei due personaggi che fanno colore alla storia, con atteggiamenti morali e fisici agli antipodi. Il primo atto è un lungo preludio che appassiona e fa conoscere i protagonisti anzitutto nella loro ironia; il secondo atto è ancora più divertente ma fa scoprire i lati più sensibili di Ugo e Anna. Anche questa dicotomia narrativa crea ulteriore sorpresa e fascino in un testo del 1988 che potrebbe apparire scritto oggi. Si pensi alla sceneggiatura che sta scrivendo Ugo: un computer sostituisce un essere umano persino nell’intimità sessuale. Se quindi ciò che era fantascientifico a fine anni ‘80 è oggi una triste possibilità, è altresì vero che l’umanità si rivela molto meno imprevedibile di quanto appaia: ci è talmente nota per cui basta avere voglia di ascoltare quel che ci viene suggerito per scoprirla diversamente da come la immaginiamo nel nostro personale mondo.

IL TOP

Flavio Insinna irresistibile con la sua proverbiale loquacità veloce e formata daL lessico ricco usato da Ugo, che ben gli si addice. La sua romanità fintamente menefreghista e spocchiosa diventa la chiave principale della sensibile emotività che via via si dischiude. Si ride tanto, con un modo di recitare che fa sentire coinvolto il pubblico in tutte le osservazioni che Ugo fa alle imperfezioni di Anna.

LA SORPRESA

Non è facile interpretare il ruolo di una ragazza superficiale ma tutt’altro che ingenua. Non è facile restituire l’immagine di una ragazza divertente e distratta, senza farla diventare noiosa e irritante. Riesce benissimo nell’impresa la bravissima Giulia Fiume. Scenografia meravigliosa che rievoca gli anni ‘80 e un famoso spot con Nino Manfredi. Il testo omaggia, anche ironizzando, diverse icone dell’epoca come la Carrà. Viene citata pure Carramba, che in effetti nel 1988 non esisteva ancora; ma è un dettaglio che non stona con l’atmosfera di una storia capace di far ridere ed emozionare.

Massimiliano Beneggi