Sfera Ebbasta, il pericoloso maschilismo che tenta di uccidere la musica

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Sabato scorso in provincia di Ancona sappiamo tutti cosa sia successo: sei persone sono morte tragicamente mentre erano a un concerto. Ora tutti i responsabili dovranno pagare quanto accaduto, senza purtroppo però potere restituire la vita alle povere vittime: spetterá ai giudici determinare chi abbia colpe, ammesso che emergeranno concreti soggetti e non piuttosto, come al solito, una serie di giustificazioni per chiunque per cui, vuoi la minore età, vuoi la depressione frustrante, vuoi un’improvvisa incapacità di intendere e ragionare, nonché una situazione familiare da Oliver Twist, e mille altre ragioni idiote, nessuno finirà in galera per più di una manciata di settimane. I giudici faranno il loro mestiere, nel frattempo si sono accesi dibattiti come quello andato in scena tra Paolo Crepet e Briga a Domenica In, ovvero tra chi ritiene anche Sfera Ebbasta responsabile di quanto accaduto e chi assolutamente lo difende. Lungi da noi imbarcarci a processi relativi ai fatti di Corinaldo e ancor più emettere sentenze, vogliamo però parlare di musica, del suo ruolo sociale nel senso più vero. I fatti di sabato hanno tristemente svegliato la coscienza degli italiani che non sapevano nemmeno cosa cantasse Sfera (uno che canonicamente tocca i 35 milioni di visualizzazioni su YouTube, un’enormità, ma non sono certo un’equazione di qualità, né tantomeno di conoscenza dei brani. Tutti gli artisti hanno giustamente ricordato come i concerti debbano essere eventi di grande condivisione e non di gesti di violenza e bullismo, andrebbe fatta un’analisi dettagliata della musica trap per comprendere che questa fa tutto quello che non dovrebbe essere la musica: le canzoni dichiaratamente non hanno un vero senso logico, tendono a dividere più che a unire, parlano di abusi di droghe e alcool come di valori, la ricchezza economica non è utile ma solo bella se ostentata, la donna è sempre una mera conquista sessuale dell’uomo che la biasima se prova a non essere unicamente la “femmina”. E queste strofe di estremo maschilismo vengono ripetute dalle stesse ragazzine che preferiscono buttare la dignità a favore di un fanatico coi capelli rosa e i denti placcati oro. Roba da avere nostalgia delle insopportabili femministe: ogni estremismo è chiaro segno di disagio, ma se nasce da una buona causa è comunque costruttivo, la trap non costruisce nulla, ma tende a distruggere. Non si usi alcun paragone con la canzone di protesta anni ‘70 o con il reggae di Bob Marley perché in quel caso c’erano musiche vere, non strofe su un unico tono con suoni insignifanti che risalgono dalla pancia come rutti e parole inconcluse. Insomma parliamo di gente che non sa nemmeno parlare l’italiano e che pretende di lanciare messaggi pericolosi senza comprendere che il pubblico è minorenne. Ci siamo ritrovati ora con gli adulti che ascoltano Duets Forever di Cristina D’Avena, mentre i figli ascoltano Sfera Ebbasta, Capo Plaza, Ghali, Salmo e tutta una serie di personaggi che paiono caricature uscite da un programma della Gialappa’s. Facciamo un’analisi di alcuni testi e dimentichiamoci per un momento che la canzone italiana sia tra le più amate nel mondo grazie a Modugno, Celentano, Ramazzotti, Bocelli e altri poeti. Ecco parte del testo della canzone Sciroppo, rammentando che bitch in inglese significa “puttana”.

Sciroppo cade basso come l’MD, Bevo solo Makatussin nel bicchiere, Solo 20 anni che in questo mondo sto in piedi, Non è che sono rimasto con 20 denti, ya-ya, Non parlarmi a me se sei un incompetente, ya-ya, Corro con la bitch verso il flow che faccio meta, ya-ya, Lo sai che non sono la concorrenza, Puoi chiamare a me, parlare a me, dirmi le tue esperienze, ok. 

Proseguiamo con un’altro brano, Bancomat, il cui titolo sa Dio cosa c’entri con la strofa che andiamo a riprendere, già di per sé sconnessa:

La mia ragazza chiama, chiama, Se non le rispondo pensa che sia con un’altra, Fumo troppa Marijuana, -juana, Ho l’odore addosso come se l’avessi in tasca, ehi, ehi

Naturalmente tutti pronti a esaltare l’8 marzo, però poi si canta Hey Tipa, un vero e proprio inno alla donna oggetto 

Quanto sei porca dopo una vodka, me ne vado e lascio un post-it sulla porta. Le more, le bionde, le rosse, le mechesate vestite da suore o con le braccia tatuate, le alternative, le snob pettinate, spettinate sotto le lenzuola ubriache. Le tipe che ho avuto, le tipe che avrò.

Via via ogni brano che si legge è sempre un’inquietante fotografia di un mondo sbagliato, fuori controllo e contro ogni regola sociale nonché legale. La voce dell’artista è sempre registrata con l’autotunes che ne modifica completamente le peculiarità rendendola uguale a quella di un computer. Luigi Schiavone nell’ormai celebre intervista rilasciataci due mesi fa (clicca qui per rileggere l’intervista) non si risparmiò nel dire che fatica a considerare la trap una musica: come dare torto a uno che ha scritto Il mare d’inverno, Quello che le donne non dicono…? La musica dovrebbe unire e farci amare, Sfera Ebbasta e compagnia sono tutti fuorché qualcosa di musicale. Su questo dovremmo davvero fare una riflessione, aldilà di chi sia il responsabile dei fatti di sabato giustamente condannati dallo stesso Sfera. E vorrei vedere che succedesse il contrario. Noi continuiamo a non considerala musica e rilanciamo per l’ennesima volta la proposta di un premio alla carriera a Dorelli, in nome della canzone italiana e per rispetto della sua storia nel mondo.

Massimiliano Beneggi

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