Cristicchi: la giuria di qualità? Contento del mio successo, e ora racconto la felicità delle piccole cose a teatro

Un tempo i filosofi erano quei pensatori poliedrici che raccontavano la vita attraverso arte, scienza, poesia. Oggi sembra che la saggezza non sia più di moda, eppure Sanremo ci ha restituito la possibilità di credere alla costruzione di un futuro basato anche sulla cultura, sulla qualità vera -non quella della giuria che ama accompagnarsi con questo nome ma quella apprezzata dal popolo reale, lontano dalla virtualità dei social-. Simone Cristicchi, dopo l’incredibile successo sanremese, che lo ha voluto solo quinto nella graduatoria finale, applauditissimo dal pubblico che lo aveva perso un po’ di vista, torna a teatro con Manuale di volo per uomo al Teatro Manzoni di Milano dal 25 al 27 febbraio. Eccolo nella nostra videointervista.

Simone racconterà la storia di Raffaello, un uomo che vive con l’animo di un bambino dopo un’esistenza complicata e drammatica. La stanza bianca in cui si ambienta lo spettacolo, come racconta Cristicchi nella conferenza stampa tenutasi oggi presso il teatro milanese,  a qualcuno sembrerà un ospedale, ad altri un obitorio. In realtà è la mente di Raffaello, che si trova a ripercorrere la sua vita nel momento in cui sta morendo sua madre, con la quale ristabilisce un rapporto che aveva perso.

Lo spettacolo, che ha tanti spunti autobiografici, ha delle parole chiave, che Simone ci racconta. Anzitutto la parola malattia, che ha un origine ebraico, deriva da mala, che significa girare intorno. Quando avevo 12 anni persi mio padre e questo dolore fortissimo incise molto su quello che poi sono diventato nel tempo. Mi sono chiuso in una stanza, la stessa che vedrete in scena: bianca, asettica, solo con un letto e un comodino. Eppure lì dentro, tramite il disegno, sono riuscito a colorare un mondo in cui potere vivere bene. La malattia fa girare intorno alle cose importanti della vita. Lo spettacolo lo dedico a Stefano, mio padre. La parola felicità era usata dai Romani come termine agricolo: un campo fertile era felix. Ho riflettuto su questo: ci sentiamo felici quando riusciamo a dare tanto frutto attraverso le piccole cose. L’importante è riuscire a lasciare una traccia nell’universo attraverso le piccole azioni. L’altra parola è umiltà: dobbiamo essere pronti ad accogliere i semi degli altri, umilmente. Raffaello viene salvato da piccoli insegnamenti delle persone, che lui saprà cogliere: impara da una suora la capacità di meravigliarsi continuamente, impara da un carrozziere che il corpo umano è una macchina perfetta fatta con materiali scadenti, scopre il misterioso libro della natura attraverso Margherita, una appassionata di piante che gli racconterà la vita con tantissima saggezza.

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Aggiunge quindi, spiegando meglio come si svolgerà questo innovativo spettacolo di prosa: Dopo Sanremo molti si aspetteranno da me che Manuale di volo per uomo, che già debuttò allo Stabile qualche tempo fa, sia pieno di canzoni. In realtà non ci sono canzoni in questo spettacolo che ho rivisitato con un finale di dieci minuti dedicato a una videoproiezione del mio documentario La ricerca della felicità è con la canzone di Sanremo, Abbi cura di me, che ha preso spunto proprio da qua.

Simone si lascia quindi andare alla lettura di uno stralcio dello spettacolo, e ci lascia incantati con la sua solita capacità di emozionare poeticamente.

Credo negli odori dei panni stesi e all’odore di mia madre. Credo che la vera gioia sia sentirsi parte di un paesaggio stupendo; credo alla potenza del soffione che in mezzo a mille difficoltà riesce comunque a germogliare. La vera sfida è debuttare ogni giorno, tutto il resto è repertorio. Non è la bellezza a salvare il mondo, siamo noi la bellezza. La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere.

Racconta quindi come sia nata la necessità di fare qualcosa di nuovo a teatro, da attore vero: Mi trovo in un mondo di grande confusione e di sfgretolazione: io ho la fortuna di poter vivere immerso nella natura, circondato da due laghi. Ho potuto quindi capire a 42 anni che il successo non sia quello dei grandi numeri, perchè io non riempirò mai uno stadio, ma quello che faccio rimane un grandissimo privilegio. D’ora in avanti narrerò un pò di meno e metterò al centro le grandi domande, spesso di uso comune. Sento l’esigenza di mettere al centro le cose importanti della nostra vita. In questi 13 anni ho sempre seguito il mio istinto, prediligendo quello che sentivo di voler fare, anche se a volte lontano dal marketing. Quello che sono riuscito a fare lo devo molto alla mia curiosità. Quando ho smesso di inseguire il successo con affanno questo è arrivato: ha ragione sant’Agostino a dire che non dobbiamo desiderare nulla di più che quello che già abbiamo per essere felici. Questo Sanremo l’ho vissuto con grandissima serenità perchè sono riuscito a ritagliarmi un percorso artistico senza alcuna pressione. Io non ho nemmeno un fans club: mi sono ritrovato a confrontarmi con gente che viveva di social. Mi piace che la mia canzone sia cresciuta a palla di neve, mano a mano, senza che sia un personaggio da social. Durante il Festival ho preferito spegnere il telefono.

Una persona raramente umile e seria, lontana dal mondo inflazionato dei social, che conclude parlando dei suoi concerti: Quest’estate farò i concerti, che risentiranno del mio modo teatrale di stare sul palcoscenico. Di solito l’estate l’ho sempre passata con la mia famiglia, quindi quest’anno mi porto dietro anche loro nei concerti, sennò quando li vedo?

Massimiliano Beneggi 

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