Trent’anni Esatti! Quando Megasalvi ci faceva ballare…

Cominciamo oggi una nuova rubrica che ci riporta ai Festival di Sanremo del passato di cui si festeggiano importanti anniversari, mentre continueremo naturalmente a parlare dell’ultima edizione, quella che ha portato alla discussa vittoria di Mahmood.

Sono trascorsi ormai 30 anni dallo storico ritorno sanremese di Mia Martini di cui si è tanto parlato anche negli ultimi tempi; quella del 1989 è una edizione del Festival che celebreremo per tutto l’anno ricordandola come una delle più proficue per qualità e numeri che hanno consegnato alla memoria innumerevoli canzoni di prestigio. Nonostante i conduttori, i famosi figli d’arte, non fossero stati esattamente leggendari in senso positivo, la prima edizione di Aragozzini fu decisamente una delle più belle.

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Vogliamo allora ricordare oggi il trentesimo anniversario dell’album Megasalvi, che fu persino Disco di platino! Quel lavoro fu a tutti gli effetti frutto di un fenomeno mediatico che emerse proprio pochi mesi prima del Festival per poi esplodere definitivamente con la partecipazione di Francesco Salvi sul palco dell’Ariston con Esatto.

Si tratta di un album di otto brani cantati dal cabarettista di Luino che, dopo il successo al Drive In, spopolò sulle televisioni Finivest con il suo Megasalvi Show, in una dimensione di battute e sketch nonsense che, con la consueta e incredibile potenza della comicità, sapevano distrarre e affrontare con leggerezza gli usi e costumi del Paese. Tutto nacque così con la celebre C’è da spostare una macchina che, con una musica dance, fece ballare tutti coloro che avevano voglia unicamente di divertirsi e ascoltare della musica orecchiabile, senza farsi troppe domande su dove diavolo dovesse essere spostata l’automobile (da un posteggiatore?) e su come potessero cambiare le sorti del parcheggio in virtù del fatto che si trattasse… di un diesel! Poco importa, con la comicità non ci si pone domande, ci si lascia andare e, silenziosamente, ecco che emergono tante situazioni comuni. Quel successo valse il Disco d’oro al singolo e così a febbraio ecco che Francesco Salvi esordiva sul palco dell’Ariston, dove sarebbe poi tornato altre tre volte sempre con enormi risultati.

Esatto era una canzone divertente di quel Festival in cui si inseriva insieme a Il babà è una cosa seria della Laurito nella cosiddetta musica demenziale, che in fin dei conti non si discostava molto da quella di Jovanotti che nella sua unica partecipazione sanremese quell’anno portò Vasco. Con Salvi in impermeabile giallo, a salire sul palco quattro ballerini professionisti travestiti da animali: cane, gallo, maiale, cavallo. Una canzone colorata che ironizzava sulle parole inutili e incomprensibili che si dicono in una societa dove si parla tanto e si ascolta poco. Facciamo tutti dei versi, siamo una grande tribu, non siamo tanto diversi, dai prova a farlo anche tu. Siamo tutti come gli animali insomma, tanto rumore e voci che si sovrappongono non portano a un dialogo: una canzone che, dopo trent’anni, sarebbe perfetta ancora come sigla dei talk show televisivi. Alla fine Salvi si taceva facendo parlare il pesce: un attimo di silenzio e quindi l’esclamazione Esatto! Basta tacere un attimo e ci si capisce tutti subito!

Un tormentone quello di Salvi destinato a un successo clamoroso: settimo posto in classifica generale davanti a leggende della musica, primo posto nei singoli (sesto nell’anno 1989), privilegio che quell’anno ebbe solo la canzone vincente Ti lascerò di Fausto Leali e Anna Oxa.

Le altre tracce dell’album sono vere perle che non potranno non riaffiorare un po’ di sana nostalgia negli appassionati di musica: Il lupo che, partendo da un tormentone di Salvi Una volta il lupo andava via come il pane adesso il lupo el va no, parodiava Thriller dell’intoccabile Michael Jackson. Di notevole fattura musicale anche Taxi, Son contento, Maionese ma soprattutto Le solite promesse, una bellissima canzone romantica interpretata da tale Beatrice (nessuno ha mai saputo identificare in questa splendida voce una persona che si palesasse) dove Salvi interferiva con commenti che capovolgevano completamente il senso del brano. E così una canzone d’amore diventava, con qualche commento ad hoc, un brano su un rappresentante di battitappeti e aspirapolveri. Indimenticabile la dedica che Salvi faceva a inizio album a tutti tranne che a Illo, perchè Illo ha fatto appelloso. Cosa volesse intendere concretamente non si é mai capito, ma faceva ridere. Chiunque fosse Illo.

Geniale Francesco Salvi, formidabile Mario Natale che gli regalò arrangiamenti degni della migliore musica in circolazione, e la dancing fine anni’80 inizio anni ‘90 infatti fece apprezzare al grande pubblico quel genere, che oggi rimpiangiamo. Oggi, che abbiamo la trap, quella musica demenziale è cultura vera, se non altro perché davanti a quell’apparente nonsense, un significato ce l’aveva, e la musica c’era veramente, nella consapevolezza di Salvi di essere un grande musicista talmente umile da non rivendicare mai negli anni successivi quei risultati raggiunti da lui e da pochi altri. Trent’anni son passati…trent’anni…esatti!

Massimiliano Beneggi 

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