Ora ci manca tutto, Simone Cristicchi lo aveva previsto nel 2013.

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Spesso ci sfuggono le emozioni e le sensazioni di ciò che abbiamo di fianco e che siamo abituati ad avere lì a portata di mano non riuscendo più a coglierne l’essenza. Accade lo stesso se qualcosa di godibile ci passa vicino solo per un istante ma in quel momento siamo impegnati a pensare alle nostre faccende, talvolta nemmeno così importanti. Per consuetudine o distrazione quindi, troppe volte rinunciamo ad accorgerci del valore di quello che ci circonda, salvo poi riscoprirlo solo più tardi. Come nel caso di qualche canzone che, nella moltitudine di produzioni nel mercato musicale, si perde per strada già sul nascere. Torniamo alla storia del Festival di Sanremo.

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Al Festival di Sanremo 2013 Simone Cristicchi si presenta tornando in gara dopo tre anni. Il regolamento prevede che ciascun Campione presenti due brani alla prima esibizione, uno solo dei quali arriverà in finale grazie a un televoto lampo di un minuto. L’obiettivo di Fabio Fazio, direttore artistico anche nell’edizione successiva condotta come nel 2013 con la fidata Luciana Littizzetto, è promuovere meglio il progetto di ogni artista che può così proporre il cosiddetto lato A e il lato B del suo disco in uscita. Di fatto, però, troppe volte il voto così rapido e distratto del pubblico porta in finale il brano meno entusiasmante. Accadrà per Ron, ultimo nel 2014 con Sing in the rain dopo l’eliminazione della più romantica Un abbraccio unico, per Renzo Rubino che non nasconderà il dispiacere per l’eliminazione di Per sempre e poi basta nonostante Ora si classifichi sul podio. Accade, quindi, nel 2013 per Simone Cristicchi, undicesimo nella graduatoria finale con La prima volta che sono morto, passata in finale a dispetto di Mi manchi.

Poesia nostalgica e sognante, sui ritmi di una dolce filastrocca a cui la delicata voce di Cristicchi regala la migliore interpretazione del Festival, Mi manchi ha un approccio tutto diverso da quella omonima e più drammatica portata al successo da Fausto Leali venticinque anni prima. Il brano parte dalla dichiarazione d’amore nella mancanza, che viene paragonata a quella di tante realtà elencate, che trovano la loro descrizione nell’accostamento al proprio originale contesto. Senza il quale non potrebbero esistere. L’isola non sarebbe tale senza il mare, il calendario non avrebbe motivo di essere senza un mese, gli aquiloni non volerebbero senza il vento. Con la sua irrimediabile ironia il cantautore non tralascia qualche accenno culinario (Mi manchi come il cacio ai maccheroni) e sociale (la sua patria a un emigrato), sottolineando dopo tanti paragoni quanto gli manchino le parole per descrivere davvero la nostalgia verso il suo amore. Che, sempre sul filo dell’ironia, sembra essere paragonato alla fine a una dolce trappola da cui ama farsi catturare: in un gioco di parole infatti la canzone si conclude con “Come a me manca il tuo amo”.

L’edizione di uno dei più bei Festival di Sanremo viene meritatamente vinta da Marco Mengoni che dopo L’essenziale diventerà uno degli artisti italiani più apprezzati anche all’estero. La canzone mononota di Elio e le Storie Tese è anche monotona ma conferma lo straordinario genio del gruppo milanese, Se si potesse non morire è una straziante quanto meravigliosa poesia dei Modà nel loro periodo d’oro, Scintille sdogana Annalisa dal solo pubblico dei talent, Sotto casa diventerà uno dei cavalli di battaglia di Max Gazzè. Mi manchi è costretta a cedere il passo alla canzone finalista di Cristicchi, e le radio non la premiano. Ma, per la fantasiosa magia dell’arte, ecco come ancora una volta una canzone possa non essere notata ma descriva esattamente una situazione più che mai attuale. Chi avrebbe mai pensato sette anni fa che a un teatro potesse mancare il suo sipario o a un notaio la sua penna? Nella dialettica hegeliana raccontata da Simone Cristicchi in questa canzone, ecco anche la capacità dell’arte di cui parlava anche Merleau-Ponty, di vedere oltre il tempo, di guardare oltre il sensibile. Ci manca tutto oggi, l’obiettivo però al rientro dovrà essere ben preciso: godere di ogni cosa non perchè la successiva mancanza possa essere meno forte, ma perchè possa destare meno rimpianti. Meno dolori. Ecco qui sotto il testo e il video di Mi manchi.

Massimiliano Beneggi

Mi manchi
Come manca il mare a un’isola
Come ad un bottone l’asola
Come un mese a un calendario
E a un teatro il suo sipario
A una suora il suo rosario
Come le ali a un aeroplano
L’altalena ad un bambino
La sua patria a un emigrato
Mi manchi
Come l’ago ad un pagliaio
Allo Yeti il suo ghiacciaio
Come il vento agli aquiloni
Come il cacio ai maccheroni
E la penna ad un notaio
Come manca un pesce all’amo
Come a volte manca il fiato
E a me dirti che ti amo
Lo nasconderò
Questo nostro amore
Perché tu non lo veda
Perché tu non ci creda
Quando ti dirò che ti amo ancora
E che mi manchi
Mi manchi
Come le radici a un albero
Come il campo ad un trattore
Come al lampo manca il tuono
E al peccato il suo perdono
Al mercato il suo frastuono
Al ciclista la discesa
A un altare la sua chiesa
Come a Dio la mia preghiera
Lo nasconderò
Questo grande amore
Perché il mondo non veda
Perché tu non ci creda
Quando ti dirò che ti amo ancora
Che ti amo ancora
E che mi manchi
Quando ti dirò che ti amo ancora
E che mi manchi
Mi manchi
Come tela ad un pittore
Come adesso le parole
Come a me manca il tuo amo

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