Autenticità e falsità: Massironi e Franzoni poetici al Carcano -RECENSIONE

Al Teatro Carcano di Milano, fino al 27 febbraio, è in scena Le verità di Baskerfield (produzione Nicodiragno/CMC-Pickford), una commedia noir di Stephen Sachs, con Marina Massironi e Giovanni Franzoni che mette in luce il rapporto tra verità e falsità. Ecco la nostra recensione.

Foto di Marina Alessi

IL CAST

Marina Massironi, Giovanni Franzoni. Regia di Veronica Cruciani.

LA TRAMA

Maude è una donna disoccupata che da tempo vive in una roulotte. La sua esistenza dissipata, il suo continuo turpiloquio e il carattere decisamente alternativo, la fanno apparire solo come una donna confusionaria. Nessuno potrebbe immaginare una sua sincera passione per l’arte e la cultura dietro alle sue frequentazioni di mercatino dell’usato. Maude è in possesso di un’opera presunta originale del pittore Pollock. Per certificarne la validità contatta Lionel, un esperto, apparentemente impettito e in realtà decisamente singolare. Qualora dovesse appartenere proprio a Pollock, l’opera varrebbe migliaia di dollari che cambierebbero la vita a Maude. Il quadro, che sembrerebbe rivelarsi una copia dell’originale, rimane così al centro di un dialogo che mette a nudo i due protagonisti, costretti a confessarsi l’uno con l’altra segreti rimasti nascosti per pudore e sensi di colpa. L’esperto d’arte, infatti, non è propriamente infallibile nella sua professione. Dal canto suo Maude ha una storia travagliata e dolorosa, racchiusa in una foto rappresentante un ragazzo, che conserva gelosamente e che non permette a nessuno di essere toccata. È proprio un dramma vissuto ad accendere in lei in Maude di credere fino in fondo alle sue passioni. Così proverà in tutti i modi, scientifici e non, a convincere l’esperto a cambiare idea. Ci riuscirà?

LA MORALE

Cosa c’è di autentico? Forse niente di quel che viene portato ad esame di veridicità nella vita. È vero, però, tutto quello in cui crediamo: lo è la passione di Maude per l’arte, la sua autenticità caratteriale che non si nasconde dietro a linguaggi e forme che la società impone. Talmente autentica da poter trasformare in verità anche quel che potrebbe essere falso. Il pubblico durante lo spettacolo si fa una propria idea sulla paternità artistica del quadro in questione: chissà se Maude è stata onesta o si è solo autoconvinta per persuadere Lionel? Lo stesso parametro vale per l’esperto, abituato a frequentare ricchi borghesi e quindi sempre pronto a un atteggiamento piuttosto severo è distante da livelli sociali più bassi. Eppure basta qualche bicchiere di alcool in più ed ecco che anche lui si lascia andare, svelando un’identità (con annessi scheletri nell’armadio) che non si poteva prevedere. In definitiva, non esistono verità e falsità, ma solo verità presunte. Forse aveva ragione Hegel: è reale tutto ciò che è razionale, è razionale tutto ciò che è reale…

IL COMMENTO

Nel gioco delle verità autentiche o presunte, non si può mai nascondere completamente la propria identità, destinata a emergere in diversi modi, sottili e quasi impercettibili. Ciascuno, con Le verità di Baskerfield, può così riconoscere dettagli di cui magari non si accorge il vicino di poltrona. Un appassionante intreccio di enigmi che porta il pubblico a essere un po’ psicologo, un po’ detective e un po’ persino esperto d’arte e affari. Per capire meglio la storia, bisogna ammettere a se stessi, con onestà morale, che siamo tutti inseriti in una società che richiede diversi atteggiamenti a seconda dei nostri interlocutori. Si scopre quasi tutto nell’ultima mezz’ora, ma i primi 50 minuti di spettacolo sono essenziali per inquadrare le personalità di Maude e Lionel. Alla fine, sarà spontaneo chiedersi se quei 50 minuti hanno raccontato la loro autenticità o solo la loro proiezione sociale. D’altra parte, immersi come siamo oggi in una realtà fatta di social che ci rendono sempre più individuali, siamo ormai abituati a quella ipocrisia rispetto a ciò che è autentico e ciò che è apparenza.

Foto di Marina Alessi

IL TOP

Marina Massironi e Giovanni Franzoni sono eccezionali, in grado di trascinare il pubblico in un testo difficile che, se non fosse accompagnato da loro, rischierebbe di essere un po’ debole nella prima parte. I due attori, invece, sanno mantenere accesa l’attenzione e la curiosità, dando grande espressione alle numerose personalità di Maude e Lionel. Fanno ridere ma fanno anche commuovere, in versioni completamente diverse da quelle a cui siamo abituati a vederli in altri contesti.

LA SORPRESA

La regia della Cruciani e le scene di Barbara Bessi sono il valore aggiunto per i tantissimi effetti scenici. Il finale sconvolgerà il pubblico per la sua poeticità (e le luci di Gianni Straopoli) con il quadro di Pollock (rigorosamente girato rispetto alla platea per l’intero spettacolo) che avvolgerà non solo Maude ma tutto il palcoscenico. Un’idea estremamente fantasiosa che creerà una grande empatia. Autentica.

Massimiliano Beneggi

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