Giunto quasi alla fine del suo percorso, Canzonissima tra conferme e sorprese regala al pubblico di Raiuno sabati sera di varietà che da tempo non si vedevano in primavera. Vediamo allora le pagelle dei principali protagonisti a una puntata dal termine di questa edizione 2026.

Milly Carlucci, 6.5: ingessata, eccessivamente affettata, a disagio appena si esce un po’ dalle righe. Tuttavia rimane l’unica credibile insieme a Carlo Conti per questo genere di varietà, che in un modo o nell’altro riporta la bella musica nelle case il sabato sera. Diventa a tratti anche un po’ Carrà, con sorprese ai concorrenti che palesemente sono a conoscenza di tutto.
Autori, 5: A una puntata dal termine ancora non è chiaro nemmeno ai giurati se debbano votare per la canzone o per l’interpretazione. Probabilmente si opta per la seconda (altrimenti non si spiega tutto questo ostracismo nei confronti di Perdere l’amore e Nel blu dipinto di blu). C’è confusione nel regolamento: come si può far votare gli stessi concorrenti anche nella serata in cui già interpretavano i brani che “avrebbero sempre voluto scrivere loro stessi”? Non è stata portata in tv una vera Canzonissima ma un Tale e quale show primaverile senza imitazioni, conservandone il meccanismo di voto e la struttura narrativa. Fantasia da vendere.
Elettra Lamborghini, 8.5: la rivelazione inedita. Dolce e intimistica interpretando Venditti e Povia, sorprendente quando regala una versione personalissima di Tanti auguri. Dimostra di essere intonata come fino ad ora non ci era stato dato modo di capire, ascoltandola sempre solo nei soliti reggaeton. Elettra può fare molto altro e ora riuscirà a convincere ancora di più con il talento oltre che con la simpatia.
Arisa, 8.5: una delle migliori voci italiane. Non sbaglia mai un’esibizione, emozionando e intonando alla perfezione qualunque brano. Ascoltare lei dal vivo è come sentire un disco: è giunto il momento di farla conoscere davvero al mercato straniero, perché non possiamo esportare sempre solo i soliti artisti. Il problema è che di lei si dice sempre essere una brava cantante, ma non ci si è resi ancora conto che è davvero la numero uno.
Fabrizio Moro, 8: intenso, verace, potente. Vale più o meno lo stesso discorso fatto per Arisa, perché anche di lui ci si dimentica spesso incomprensibilmente. Forse alcune scelte in questa Canzonissima sono fin scontate, come Ma il cielo è sempre più blu che è di sicuro la più iconica ma non la più bella di Rino Gaetano. È lui a sbugiardare la finta sorpresa della Carlucci nella quinta puntata, quando gli presenta una fan arrivata in studio: peccato che Moro abbia in mano già il pass per un concerto da dare proprio a questa fan.
Enrico Ruggeri, 7.5: qualche guaio fisico ultimamente lo ha fatto calare di voce, ma lui sa gestire la situazione trasformando i brani e rendendoli suoi come forse nessun altro. A volte riesce bene (A muso duro da brividi) altre un po’ meno (Il ragazzo della via Gluck versione rock non convince). Ma è quello che più si mette in gioco e, con la carriera che ha, è anche quello che rischia di più.
Fausto Leali, 7.5: indiscutibile. Voce inconfondibile, potente come 60 anni fa. Nelle sue canzoni è straordinario, in questo programma però si esibisce spesso anche in brani non esattamente nelle sue corde: La valigia dell’attore e Almeno tu nell’universo non possono essere valorizzate dal suo ruggito. Stupisce però l’umiltà di quest’uomo che potrebbe insegnare tranquillamente agli altri come si fa il mestiere di artista e invece si sottopone ai giudizi della Balivo.
Vittorio Grigolo, 7.5: una voce tenorile straordinaria, che paga lo scotto di concentrarsi su un genere in cui identifichiamo troppo Pavarotti. Eppure lui è il vero erede di Big Luciano: emoziona e non sbaglia nulla. Può non piacere l’opera lirica, ma il talento è indiscutibile e Grigolo lo conferma anche con brani pop che però nemmeno Bocelli ha mai saputo interpretare in modo così convincente.
Michele Bravi, 7: Il nostro concerto e Ti lascio una canzone forse le sue interpretazioni migliori in una Canzonissima che lo ha visto sempre esibirsi con la sua consueta delicatezza. Ne ha messa anche un po’ troppa, da diventare quasi stucchevole, ma Bravi è questo piaccia oppure no. Talentuoso, umile, educato: merita applausi.
Elio e le storie Tese, 6.5: musicisti eclettici per antonomasia e di indiscutibile fascino, non sono più originali come un tempo ovviamente, ma le esibizioni di Canzonissima li vedono brillare anche per la capacità di fare show mentre cantano (non in tutte le puntate e soprattutto quasi sempre con le loro stesse canzoni, quindi sono anche agevolati in questo). Ci si aspettava di più.
Malika Ayane, 6.5: che canti Città vuota o Nel blu dipinto di blu sembra di ascoltare sempre la stessa canzone con lei. Da una parte c’è da ammetterne la capacità di sapersi adattare a tanti generi, dall’altra non c’è mai una sorpresa. Paradossale, ma ha talmente assimilato una sua personalità interpretativa da non riuscire più a dare colore alle canzoni: sono tutte uguali. Si fatica a capire se sia un pregio o un difetto.
Irene Grandi, 6: sorpassata, non ha nemmeno più l’anima rock di un tempo. Poca grinta, a tratti imperfetta nel canto. Rovina Incoscienti giovani di Achille Lauro e sceglie Albachiara di Vasco, che oltre a essere scontata non le fa valorizzare il carattere a cui eravamo abituati. Sembra essersi persa da ormai quindici anni: peccato.
Leo Gassmann, 5: non c’è esibizione dove non stoni. Anche nella puntata che vince con Un senso riesce a biascicare più di Vasco Rossi. La faccia del bravo ragazzo non lo salva da figuracce che nessuno della giuria ha il coraggio di rinfacciargli solo per rispetto del cognome importante. Qualcuno dica a sto ragazzo che è fondamentale far comprendere anche le parole di ciò che canta.
Jalisse, 4: con Vacanze romane finalmente la Drusian si riprende e mette in luce la sua vera vocalità, dopo essersi convinta di aver interpretato in versione rock Su di noi e Sarà perché ti amo. Tutto erano fuorché rock e nemmeno cantate bene. Il marito equivale a Repetto negli 883: fa presenza e appare pure indisponente nella presunzione di sapersi muovere sul palcoscenico. Se da tanti anni imperversano nelle trasmissioni ma musicalmente non sfondano, non viene il dubbio che l’ufficio stampa faccia un gran lavoro ma loro si sopravvalutino?
Magnifici sette della giuria, 6: Rossi è quello educato e aneddotista, Pardo e Izzo danno colore con consapevolezza di farlo, Cecchetto e Maiolini gli unici che potrebbero giudicare con cognizione di causa…peccato parlino (sbraitino) sempre solo Balivo e Fialdini, che dovrebbero essere quelle che invece conoscendo il mestiere non si mettono a urlare sugli altri rendendo difficile comprendere ciò che viene detto.
Massimiliano Beneggi