È in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 10 maggio (il 4 maggio al Teatro Gioello di Torino) Bastarde senza gloria di Gianni Quinto. Ecco la recensione.

IL CAST

Gegia, Valentina Olla, Sabrina Pellegrino, Federica Calderoni, Giulia Perini, Francesca Sirtori e Sofia Graiani. Regia Siddharta Prestinari

LA TRAMA

Sette donne lavorano nello stesso reparto di una azienda dove si producono alimenti. Nello specifico sono una veterana che ha insegnato la mansione a ciascuna, una ragazza ansiosa rimasta incinta con l’illusione di salvare il matrimonio in crisi, una sempre pronta a trovare il lato positivo, una perennemente polemica, una madre particolarmente decisa, una insicura, una stakanovista che tutte considerano ruffiana nei confronti dei capi. La routine lavorativa viene interrotta da una riunione alla quale partecipa la sindacalista che, al ritorno, deve dare una brutta notizia: la crisi aziendale costringerà a una drastica riduzione del personale. Ancora peggiore è la soluzione che devono trovare, perché ogni reparto dovrà scegliere dal proprio gruppo una persona da fare licenziare. In questo gioco al massacro emerge immediatamente la verità ben nota: sono tutte colleghe, ma nessuna è amica dell’altra. Ripetono che non rinunceranno al proprio posto di lavoro, ognuna con le proprie ragioni che diventano le più importanti e insindacabili. Strategie, accuse e sospetti si sovrappongono tra queste donne chiamate all’egoismo più volgare per un posto di lavoro nemmeno tra i più ambiti. Tutto sommato, però, la gloria potrebbe arrivare lo stesso: basterà accettare che quando si rinuncia a qualcosa di personale, si può rinascere una nuova volta. E se quella che le donne credono sia una sciagura si rivelasse la grande occasione per la persona che resterà senza lavoro?

LA MORALE

Nell’uno contro tutti siamo posti in una condizione di inevitabile egoismo, eppure è proprio quello il momento in cui scopriamo di essere animali sociali che odiano e vorrebbero rifiutare quell’egoismo. Come tutto ciò di cui si ha nostalgia, anche l’umanità e la libertà si esprimono meglio quando siamo costretti a rinunciarvi.

IL COMMENTO

Una bella commedia ben scritta, che del quasi omonimo film al maschile riprende solo il titolo. Le tematiche sono tante: lavoro precario, differenze di genere negli stipendi, oppressione maschile, grande solidarietà (e altrettanto grande rancore) al femminile. Se ciascuno di noi raccontasse la propria storia, avremmo tutti le nostre ragioni per essere più meritevoli di qualcun altro; chiunque ha le sue motivazioni per commettere un errore. Bastarde senza gloria ci consente di accorgercene con una storia carica di ironia ma densa di argomenti che non lasciano troppo spazio a grasse risate, quanto piuttosto a profonde riflessioni. Sul palcoscenico un gruppo affiatato, con tante personalità diverse che danno luogo a continui ping pong di battute al vetriolo spiazzanti. A capitanare questo gruppo c’è la straordinaria Gegia, divertente e puntuale in quella sua comicità che esprime in ruoli sempre un po’ goffi e al tempo stesso schietti. Ciò che la tv non apprezza, il teatro lo sa valorizzare: motivo in più per uscire di casa ogni tanto e scoprire qualcosa che altrimenti non si vedrebbe. Un applauso particolare anche alla giovanissima e dolcissima Sofia Graiani e alla bravissima Francesca Sirtori, capace di dare un contrasto rispetto a tutti gli altri personaggi grazie a un irresistibile uso del dialetto. Sette veri talenti sul palcoscenico: vale la pena di rilassarsi per un’ora spensierata ma intelligente.

Massimiliano Beneggi