ESCLUSIVA intervista a La Zero, la migliore novità con “Nina è brava”

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Ieri sera Einar ha vinto tra i Giovani la prima delle due serate che, oltre a premiare i vincitori della chategoria, decretano i due artisti che raggiungeranno i Big nella gara di febbraio. Abbiamo fortemente voluto intervistare una protagonista di questa seconda serata, la più grande novità musicale che il Festival dei Giovani abbia sfornato negli ultimi anni: parliamo di Manuela Zero, che si fa chiamare semplicemente La Zero. E forse sarà un modo per farci capire davvero come tutto parta da zero, da un numero che sembra insignificante e che invece è il punto di partenza di ogni avventura. La Zero, sorrentina classe 1984, con alle spalle diverse esperienze da attrice in Il Professor Cenerentolo di Pieraccioni, Loro di Sorrentino, Non smettere di sognare, è una cantautrice di straordinario talento musicale e teatrale, e porta questa sera un brano tutto da ascoltare in religioso silenzio: Nina è brava, indicata anche da Laura Ciriaco come la sua favorita nella nostra intervista pubblicata ieri. Una canzone che si appoggia su una melodia dolcissima ma con un testo particolarmente duro: una bambina che, non se ne conosce il motivo dal testo, si trova in carcere insieme a sua madre, perdendosi così tutto quello che un bambino innocente deve potere vivere alla sua età. La Zero ci fa riflettere quindi su quanto sia fondamentale poter sognare sin da piccoli per potere coltivare la voglia di sorridere e sorprendersi di fronte al mondo anche da adulti. E in questa intervista ci racconta molto bene il suo progetto che, in ogni caso, andrà ben oltre il risultato di questa sera, con cui ci sensibilizza a temi probabilmente molto crudi, ma che solo artiste come Mariangela Melato e Gabriella Ferri avevano il coraggio di affrontare mettendo la propria faccia senza paura di non piacere a qualcuno. Lei, Manuela, prova a raccoglierne l’eredità e ci fa emozionare con questo brano che ci riporta un po’ forse anche a Cristicchi per la capacità di raccontare storie importanti con una musica dolce e coinvolgente, e a Federico Salvatore per il ritmo da cui ci si lascia trasportare nell’ascoltarlo. Ma aldilà di ogni possibile paragone, lei è La Zero, con personalità da vendere, una grande gavetta alle spalle, e una formazione umana che si intuisce e che l’ha portata a essere la donna sicura e fiera che possiamo sentire. Le piace raccontare storie, descrivere le sue canzoni per fare arrivare i suoi messaggi e le interpretazioni corrette. E finalmente, possiamo dirlo, a Sanremo Giovani dopo tanto tempo arriva un’Artista pura, vera. Leggete questa bella intervista, fatta di parole importanti e di tanta umanità che la cantautrice ci ha rilasciato poco fa con enorme disponibilità. CLICCA QUI PER ASCOLTARE NINA È BRAVA

Ascoltando Nina è brava ho avuto subito l’impressioneche fosse l’unica vera novità, la canzone migliore di Sanremo Giovani. Parlacene tu, di cosa parla?

La canzone è un inno ai diritti alla meraviglia che ogni bambino deve avere. Quando ho scritto la canzone il mio punto focale era una domanda che mi facevo: come può un bambino vivere in una condizione del genere e avere addosso la meraviglia che i bambini hanno a quell’etá? Mi sono soffermata molto su questo: ho cercato di immedesimarmi: mi faceva tenerezza soprattutto il fatto che a questi bambini venga negato un diritto importantissimo. Ho provato a raccontare la storia da un punto di vista duro, seguendo il percorso dove all’inizio Nina è anche un po’ inconsapevole di quello che sta vivendo, dove la meraviglia un po’ si percepisce, ma poi quella meraviglia la perde. La domandano che dobbiamo farci è: Recupererà mai Nina questa meraviglia? Io mi espongo e dico che questi bambini non recupereranno mai questa meraviglia. A un certo punto la canzone diventa quasi una ninna nanna: quello è il momento in cui Nina chiede di essere una bambina e di avere la meraviglia che tutti i bambini della sua età devono avere. Più che una canzone di denuncia è una canzone che mi ha fatto riflettere in prima persona su quanto questa realtà possa togliere ai bambini il loro diritto a essere bambini.

Da dove nasce la canzone? Cosa l’ha ispirata?

Due anni fa ho avuto la fortuna enorme di trovarmi a Sam Giovanni Rotondo per un concerto. Il primario dell’Ospedale Oncologico Padre Pio mi ha chiesto se volessi conoscere i bambini, e in un momento della mia vita non bella in cui mi lamentavo molto anche di cose inutili mi sono resa conto di quante realtà ci siano di ragazzi che hanno dovuto affrontare e sopportare una vita davvero importante. Ho cominciato a fare un percorso con loro, con questi ragazzi guariti dal cancro: andavo una volta alla settimana da loro e mi hanno cambiato la prospettiva della vita. Ho iniziato a scrivere di cose semplici, secondo la sorpresa di quando ammiri il mondo per la prima volta. Il mio album parla di realtà secondo il mio punto di vista che si sposta: poi ho scoperto la sceneggiatura di Gianluca Della Monica che parlava di questo argomento, di una bambina che viveva in carcere con sua madre. Mi sono informata tantissimo su questo tema e ho portato tutta l’energia di quella esperienza a San Giovanni Rotondo in questa canzone.

In quanto tempo l’hai scritta?

Ho scritto questa canzone di getto di notte, la parte flow (recitata parlando velocissimo) addirittura non l’ho mai più ritoccato. Con me c’é una squadra che si è creata dopo questo brano, e questa cosa mi è piaciuta tantissimo. Ho scritto questa canzone, l’ho portata alla mia squadra (Luca Angelosanti, Francesco Morettini, Emiliano Palmieri) e loro mi hanno aiutata a farla diventare una cosa concreta, a fare delle modifiche, a metterla a punto in alcune parole.

Che tipo di ispirazione hai musicalmente?

Sicuramente Mariangela Melato è un’ispirazione da quando sono piccola, sono stata a tutti i suoi spettacoli e da piccola mi ha folgorata. mi piace questo modo di assemblare le cose, di fare le cose in maniera semplice, di fare della danza, musica e teatro una cosa sola. Così come Gabriella Ferri: sono due artiste che purtroppo non possiamo più vedere e sentire, e a cui sono estremamente legata.

Dopo questo singolo uscirà un album e ci sarà un tour diverso da tutti gli altri, perché persino il Teatro Canzone sfocia alla fine sempre in qualcosa di comico. 

Ci sarà un tour nei teatri dove racconterò attraverso la parola e la mia musica delle storie di vita. L’album uscirà tra fine gennaio e inizio febbraio: è un racconto di storie, sembra quasi un libro dove alla fine si comprende il senso di quello che si stava dicendo. Mi piaceva poter fare una cosa nuova: in tanti in Italia avrebbero la capacità di farlo ma poi non lo fa nessuno. A me piace affrontare con coraggio certi temi, dicendo la mia, esponendomi, e si capisce molto bene quello che penso. Il prossimo singolo, quello che porterei nel caso in cui dovessi passare questa sera è un brano che si mette ancora più a nudo di Nina è brava, un brano che va dritto. In Italia non lo fanno in molti, ma noi artisti dobbiamo poter dire quello che pensiamo, altrimenti che ci stiamo a fare?

Massimiliano Beneggi

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