Auguri Cristina D’Avena! Con quelle sigle ci insegni Proust e Bergson…

6 luglio, tanti compleanni importanti oggi: da Sylvester Stallone, oggi 73enne, passando per il coetaneo Toquinho, a Max Gazzé. L’eclettico cantautore oggi compie 52 anni. E poi? Fra queste tre star, ecco spuntare il compleanno di un’altra voce eccezionale: Cristina D’Avena oggi compie 55 anni!

Troppo facile rievocare la carriera straordinaria di Cristina partendo fin da quella partecipazione allo Zecchino d’oro con Il valzer del moscerino (unico caso nella storia della gara per bambini in cui l’interprete diventa più nota della canzone), continuando con gli esordi a Mediaset con La canzone dei Puffi per arrivare ai successi di Duets. Troppo difficile elencare i più grandi brani da lei interpretati: dopo Kiss me Licia e Mila e Shiro dovremmo citare una serie di sigle dimenticandone senz’altro qualcuna. Capita anche ai divertentissimi concerti che porta in giro con i Gem Boy: qualche sigla a cui si è affezionati manca sempre per forza. Non faremo quindi un elenco delle canzoni interpretate in questi ormai 40 anni di carriera, vogliamo invece soffermarci su un fenomeno che non si arresta, destinato a proseguire finché Cristina ne avrà voglia.

Esplosa negli anni ‘80 quando Mediaset decise di lanciare tutte le serie animate giapponesi a cui bisognava attribuire sigle simpatiche, orecchiabili e coinvolgenti, Cristina si è costruita negli anni il titolo di Regina delle sigle. Di sicuro nemmeno le penne autoriali di Carucci e Manera potevano immaginare che quelle canzoni sarebbero divenute più note degli stessi cartoni animati. È pur probabile che nessuno abbia mai saputo chi fosse la Maschera di Ferro di D’Artagnan o come fosse possibile che Denver e Alvin vivessero con persone umane. A distanza di anni senza repliche probabilmente in pochi ricorderanno cosa raccontassero Maple Town, Alfred, Sibert. Le sigle, però, sono rimaste stampate nella mente. Cristina ha saputo raccogliere quel titolo con entusiasmo, nonostante forse avrebbe desiderato prestare la sua potentissima e intonatissima voce anche per brani un po’ più da adulti. Come quest’anno quando ha duettato con Federica Carta e Shade a Sanremo, dando una grinta e una marcia in più alla canzone. Ma proprio questo diventa allora il tema: cosa significa canzoni da adulti? In fondo quelle canzoni le ascoltavano anche i genitori insieme ai figli, poi divenuti adulti che vanno oggi ai concerti (sempre sold out) di incredibile ironia di Cristina. Le canzoni d’amore dei telefilm di Licia e Cristina (otto serie in tutto, di irripetibile successo) non portavano con sè, ovviamente, nessun verso audace, ma avevano melodie, parole e arrangiamenti che dal palco dell’Ariston avrebbero tranquillamente fatto alzare in piedi la platea.

Peter Pan aveva paura di perdere la sua ombra, il legame con il suo passato. Qualcuno ha la sindrome di Peter Pan, ma altri temono questa stessa sindrome e così le canzoni di Cristina nell’immaginario comune sono le canzoni per bambini. Non lo inventiamo certo ora il fanciullino di cui parlava Pascoli: quei brani aiutano a non perdere quel legame col passato. Nessuna ossessione come Peter Pan con la sua ombra, solo un ruolo fondamentale del ricordo. La memoria ci impedisce di fermarci, di consente al contrario di ricordare e quindi andare avanti guardando con la fiducia e l’innocenza di quando eravamo bambini. Dandoci l’illusione di avere ancora qualcuno che ci dica come comportarci. Dandoci quelle speranze che da bambini non conoscono ostacoli. Cristina D’Avena quindi non ci fa tornare indietro nel nostro poter essere bambini, al contrario è una valvola per sorridere alla vita. Quello che Proust avrebbe riecheggiato come un ritorno ai sapori del passato già ci appartenevano e che indicheranno sempre la nostra strada. O se preferite, quello che Henri Bergson avrebbe definito il motore per lo slancio vitale dell’animo umano. Di cui tutti necessitiamo. Se non fosse così non si spiegherebbe lo straordinario successo che ottiene ancora oggi. Lei che non ha eredi, lei che ora aspettiamo anche a Sanremo con un brano tutto suo: non perché debba dimostrare qualcosa, ma per un premio che una grande voce come la sua merita più di qualunque altra. Se non altro per averci fatto inconsapevolmente fatto imparare ciò che Proust e Bergson hanno scritto in numerosi saggi. Qualcosa di più di Regina delle sigle. Auguri Cri!

Massimiliano Beneggi

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