Sanremo e le polemiche sulle donne. Quando il Festival è stato al femminile…

In fondo la prima a vincere il Festival fu proprio una donna: Nilla Pizzi trionfò nel 1951 e nel 1952 incantando con quella voce da usignolo che la rese per sempre la Regina della canzone italiana. Solo nel 1954 vinsero due uomini, con una canzone dedicata…a una donna. Tutte le mamme, interpretata da Giorgio Consolini e Gino Latilla, rimane ad oggi la più classica delle dolci dediche alla figura materna.

Tante polemiche, parole usate per dare fiato alle bocche, riempire le colonne dei giornali e legittimare lo stipendio da critici e ospiti televisivi. Sanremo ha sempre parlato molto al femminile, anche Amadeus lo sa bene, e per questo aveva voluto azzardare un complimento nel ricordare che talvolta anche donne che non si vedono hanno tante qualità spesso offuscate da qualche marito più importante. Niente da fare, si sono scagliati tutti contro di lui con l’accusa di sessismo. Sanremo, però, è il prodotto organizzato direttamente dalla Rai più importante della tv di Stato, che come tale si impegna da sempre molto nel sociale. Il messaggio è sempre stato chiaro: la donna è una figura fondamentale, e ogni forma di disparità e violenza è da censurare, soprattutto su quel palco. Inutile fare tanta ipocrisia sulla presenza massiccia degli uomini negli ultimi anni: albo d’oro alla mano, i primi venticinque anni della kermesse hanno visto più vittorie al femminile piuttosto che il contrario. Evidentemente c’erano voci più interessanti: nessuno urlò all’attacco femminista se nelle edizioni di Villa e Modugno trovarono spazio anche Iva Zanicchi, Betty Curtis, Gigliola Cinquetti, Nada, persino Gilda, senza dimenticare ovviamente Mina, Patty Pravo, Milva, Ornella Vanoni (che non vinsero mai un Festival).

Rimangono senza alcun dubbio storici podi come quelli del 1999 (Oxa, Ruggiero, Nava) e del 2012 (Marrone, Arisa, Noemi) composti da sole donne, ma sono oggettivamente pochi anche quelli occupati esclusivamente da uomini.

Possiamo raccontarcela come vogliamo, ma negli anni della doppia esecuzione era sempre una la versione più celebre, e non desta stupore se Iva Zanicchi ottenne più successo di Bobby Solo cantando Zingara. In fin dei conti, aldilà delle tragedie, probabilmente anche Ciao amore ciao aveva più intensità e più interesse nella voce di Dalida piuttosto che in quella del pur talentuosissimo Tenco.

Cutugno affascinó con Le mamme tre anni dopo che Zucchero lo fece con Donne, diventata persino sigla dell’edizione 1990.

Quando Barbarossa vinse il premio della critica nel 1988 urlava con L’amore rubato tutto il suo sdegno verso lo stupro su una donna, ed era molto più convincente di Jo Squillo e Sabrina Salerno che, svestite ai limiti della volgarità, tre anni dopo ribadivano di avere un cervello nella femminista Siamo donne. Il risultato era poco credibile, ma la buona volontà c’era anche quella volta. E sempre Barbarossa vinse nel 1992 con Portami a ballare, dedicata ancora una volta alla mamma (fate un po’ i conti, quante canzoni sono state dedicate ai papà e quante alla mamma?), prima davanti a Gli uomini non cambiano, la romantica denuncia di Mia Martini contro le ingiustizie subite dalle donne.

Per non parlare della conduzione: Loretta Goggi, Raffaella Carrà, Simona Ventura e Antonella Clerici condussero praticamente da sole, se si esclude la presenza di comici, le edizioni affidate a loro. Ogni altro uomo ha sempre coinvolto le donne al proprio fianco. Maestro su tutti, ovviamente, Pippo Baudo che ha fatto di tutto per mettere in luce la figura femminile con Lorella Cuccarini, Alba Parietti, Milly Carlucci, Brigitte Nielsen, Cannelle, Anna Oxa, Valeria Mazza, Sabrina Ferilli, Anna Falchi, Claudia Koll, Manuela Arcuri, Vittoria Belvedere, Claudia Gerini, Serena Autieri, Michelle Hunziker, Bianca Guaccero, Andrea Osvart. Che non sempre le sopracitate fossero in grado di andare oltre due gaffes e la mera presentazione della canzone è dell’interprete in gara non è evidentemente colpa di Pippo: per loro il ruolo c’è sempre stato. Un ruolo vero, non solo da vallette. Del 2013 resta soprattutto il monologo di Luciana Littizzetto contro la violenza sulle donne.

Insomma Sanremo è donna da sempre, ma tutto fa brodo per fare polemica. E, forse, per rovinarlo costringendo Amadeus a raddrizzare il tiro ogni sera (oggi ci sarà Jessica Notaro) quasi pedissequamente. Se quest’anno non dovesse vincere una donna, evitate prolissici discorsi e rassegnatevi alla cabala: nelle edizioni in cifra tonda solo Claudia Mori nel 1970 ebbe la meglio.

Massimiliano Beneggi