Ermal Meta: “Bisogna cantare, esorcizza il dolore”. Minghi: “Ci vuole silenzio”

In queste ore si è ormai aperto il dibattito su cui TeatroeMusicaNews si è già ampiamente espresso (clicca qui per leggere il nostro editoriale ‘I canti dal balcone: una baracconata irrispettosa incentivata dalla D’Urso’): si può cantare oppure no? Attenzione, non è un referendum sulla musica, ma sull’opportunità di fare baccano con canzoni che non parlino di unità nazionale nè hanno fatto la storia d’Italia. Il peggior esempio arriva da Ferragni e Fedez di cui tutto vorrei essere meno che il vicino di casa costretto a sentire le urlanti voci dei due fenomeni sul balcone che coinvolgono il piccolo Leone nel loro Truman Show. Tanti artisti stanno dicendo la loro, cercando di giustificare anche determinati atteggiamenti sbagliati: perché, per esempio, ieri sera ad Amici Albano, Romina e Rudi Zerbi erano tutti vicini noncuranti dell’assenza di pubblico in studio che avrebbe dovuto ricordare loro la situazione del momento? Non ci lamentiamo poi se ci sono ancora persone che girano per le città, ciascuno con le proprie giustificate eccezioni.

Ermal Meta ha precisato come si canti anche ai funerali per esorcizzare il dolore, al pari dei militari in guerra: niente di più vero, ma lo fanno con rispetto. Cantare a squarciagola brani che parlino di voglia di andare al mare a divertirsi solo perché siamo costretti a stare in casa (non è il caso di Ermal) è come andare a cantare Vengo anch’io no tu no in un funerale solo perché nel brano si cita la funzione funebre. Bisogna contestualizzare quello che si canta, sennò si diventa fuori luogo e ci si riduce a un egoistico gesto di chi pensa alla sua necessità di evasione e non al rispetto di chi soffre.

Amedeo Minghi ha colto l’occasione per chiedere invece un rispettoso silenzio: non sta rilasciando dichiarazioni, si limita a ripostare sui social le storie dei suoi fan che cantano in casa i suoi brani. Inutile, secondo il cantautore di 1950, prodigarsi in tante parole su un tema delicato che dovrebbe essere ad appannaggio solo di medici ed esperti. Ancora una volta, i poeti battono i menestrelli in sensibilità.

Passiamo tutte le giornate dell’anno con gli auricolari nelle orecchie, qualcuno lo fa anche per ore nemmeno stesse aspettando un’urgente chiamata dei servizi segreti. Ascoltiamo costantemente la musica senza condividerla con casse sui balconi, riproponiamo ora questo atteggiamento, con rispetto. Godiamoci i live fatti dai musicisti da casa loro, senza salire sul balcone a coinvolgere il divertimento della gente che si trasforma quasi subito in esasperata voglia di fotografare momenti di inutile e dannosa trasgressione delle direttive, perché il buon senso non è di tutti. Saremo comunque uniti nel pensiero e nelle emozioni: per i concerti all’aperto ci sarà tempo, ora non è il momento.

Massimiliano Beneggi

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