WakeUpCall: Abbiamo trasformato Beethoven nel punk e ora ve le cantiamo in italiano…

Chi potrebbe immaginarsi l’Hallelujah di Hendel o la Nona di Beethoven in versione punk, se non qualcuno che sappia vedere nella musica la possibilità di giocare per costruire nuove emozioni? E’ proprio quello che fanno da ormai dieci anni Tommaso e Oliviero Forni, Antonio Aronne, Francesco Tripaldi, alias i WakeUpCall.

copertina

La rock band romana, dopo tanta gavetta nata all’infuori di ogni talent show proprio negli anni in cui questi cominciavano a pilotare il nostro mercato musicale, è tra le più apprezzate su SPOTIFY, e ha spopolato in Russia e in Cina con i suoi pezzi punk (Let you go, Just wanna dance). Ha stravolto la sinfonia classica dei grandi maestri trasformandola con arrangiamenti fino a quel momento mai osati, ma mantenendo la sacralità di quelle opere (My last song è un vero capolavoro che si fa ascoltare più volte ripetutamente). I WakeUpCall stanno alla musica come Andy Warhol sta all’arte, e nelle loro geniali e anticonformistiche pennellate canore attualizzano anche il passato che così continua a vivere nella nostra anima.

wake up

Dopo tanti concerti all’estero e Festival internazionali di musica rock-punk, la band è tornata a Roma con il suo primo brano in italiano: Tu non mi ascolti mai è la canzone uscita settimana scorsa, arrivata a un passo da Sanremo Giovani, dove è stata selezionata tra le 60 finaliste su 800 brani in gara. Un brano spumeggiante ed energico, in cui si incita ad ascoltarsi senza paura e a credere nei sogni oltre tutti gli ostacoli. In un’epoca in cui si tende a fare vincere gli individualismi e a perdere le speranze, non è poco. Forse possiamo dire, ancora una volta, che la cultura non sia così ininfluente nella formazione di pensieri positivi e costruttivi. Arriva dopo la cover rock di Nel blu dipinto di blu che, a giudicare dal video di qualche settimana fa in cui Tommaso e Oliviero si divertono a cantare Tintarella di luna, potrebbe essere solo la prima di una serie di riproposizioni in chiave moderna. Ci siamo fatti raccontare meglio dallo stesso frontman Tommaso. Voce pulita, determinata, da cui emerge quella voglia di spaccare il mondo con la maturità di chi ha già percorso una lunga strada per raggiungere l’obiettivo più ambito del palco dell’Ariston, al momento solo rimandato.

Dopo tanti anni di canzoni in inglese e una gran fetta di pubblico conquistata all’estero, eccovi in Italia con Tu non mi ascolti mai. Ora la sfida diventa ancora più esaltante…

Assolutamente. Purtroppo in Italia ci sono pochi spazi per band rock, fatto salvo qualche locale a Roma, Milano, Firenze, Napoli: sono realtà ancora poco sdoganate. Ci piace suonare all’estero, conoscere e farci conoscere da culture diverse, ma non suonare nel nostro Paese ci andava stretto. Per questo siamo tornati, scoprendo che ci diverte tantissimo cantare in italiano. Si è aperta una nuova strada.

Giocate molto con la musica classica, che viene emerge come origine di ogni genere, compreso il rock. Come nasce l’idea di unire il punk con le sinfonie di Beethoven?

Io e mio fratello Oliviero abbiamo sempre ascoltato tanta musica classica. Giocavamo correndo per casa con Mozart, Wagner e Beethoven come colonna sonora. Oliviero poi ha studiato chitarra classica, si è diplomato al Conservatorio per diventare poi insegnante, e quindi la musica classica non ha mai smesso di esistere nella nostra famiglia. Un giorno mi volle fare ascoltare una canzone a cui aveva pensato, If Beethoven was a punk, che univa rock punk e musica classica. Era un brano lunghissimo di sette minuti. Dopo avere creduto inizialmente fosse andato fuori di testa, ci siamo messi a tavolino per lavorare sul brano e ho capito che invece poteva essere qualcosa di sensato che nessuno aveva ancora fatto. E abbiamo iniziato a percorrere quella strada.

Vi siete inventati anche un fumetto insieme a Ugo Bertotti: un giovane vorrebbe sfondare con la sua rock band e arrivano in suo soccorso proprio Beethoven e Bach. Gli insegnamenti del passato servono per superare gli ostacoli del presente ed esprimono chi siamo oggi?

In un certo senso sì. Dal progetto del disco infatti è nata una storia a fumetti di 60 pagine a colori dove c’è Beethoven che vive ai giorni nostri e partecipa a un talent. Questo fumetto è diventato poi anche un’app e uno spettacolo teatrale che ha vinto diversi premi. Ancora oggi facciamo spettacoli per le scuole di Roma: ci dà la possibilità di suonare e raccontare tanta storia della musica coinvolgendo i ragazzi. La musica classica per noi è una soddisfazione e una grande opportunità al tempo stesso per raccontare il nostro mondo.

Il vostro nome WakeUpCall da dove arriva?

Molto semplice: stavamo creando la band, salimmo in macchina e c’era in radio la canzone Wake Up Call, con cui tornarono dopo tanto tempo gli Europe e che con il suo rock e la sua energia ci sembrava descrivere quello che avremmo potuto fare con la musica. Wake up call significa sveglia: ed è proprio con questa energia che vogliamo suonare.

Jacques Derrida rammentava una correlazione tra il tempo presente e il dono, chiamato anch’esso presente, notando altresì la fragilità della loro durata. Nella nuova canzone Tu non mi ascolti mai sembrate proprio volere contrastare questa dicotomia riponendo fiducia nella vita dei sogni al di là del tempo.

C’è sempre il futuro perchè si possano realizzare i sogni. Io sono sicuramente una persona che si proietta verso il futuro. Non riesco nemmeno a godermi il presente perché penso sempre a quello che succederà dopo, e forse proprio questo mi aiuta. Anche ora sto già pensando al prossimo passo dei Wake Up Call, al prossimo progetto, alla sua promozione…Non ci si deve fermare.

Con questa canzone il palco dell’Ariston è stato davvero sfiorato: arriverà un album?

Ci dobbiamo pensare: sono un po’ scettico sull’uscita di un album di inediti perché questo deve contenere una decina di pezzi, quindi se ne vengono lanciati sempre due o tre, gli altri brani talvolta in questi casi rischiano di perdersi. Mi dispiacerebbe quindi, perché quando scriviamo una canzone lo facciamo sempre tenendoci al massimo. E’ più facile che usciremo con diversi singoli prima di lanciare un album. Magari ci riproveremo con Sanremo…

Massimiliano Beneggi

Ecco qui sotto il video e il testo di Tu non mi ascolti mai.

Ti prego non guardarmi così
Tu lo sapevi come sono
Un secondo è tutto bianco
E un minuto dopo è nero

I miei sogni non si spengono
quando apro gli occhi
il futuro aspetta me

Ma tu non vuoi capire
Tu non vuoi ascoltare
Io vivo il momento non so cos’è il tempo
ma tu, tu non ascolti mai

Provo a dare un senso
e uno scopo a questo tempo
ma vivere facendo gli stessi errori
è facile

I miei sogni non si spengono
quando apro gli occhi
il futuro è li per me

Ma tu non vuoi capire
Tu non vuoi ascoltare
Io vivo il momento non so cos’è il tempo
ma tu

Non so questo dove ci porterà
ma sarò sempre qui per te

I miei sogni non si spengono
quando apro gli occhi
il futuro è li per me

Ma tu non vuoi capire
Tu non vuoi ascoltare
Io vivo il momento non so cos’è il tempo
ma tu
Tu non vuoi capire
Tu non vuoi ascoltare
Io vivo il momento non so cos’è il tempo
ma tu, tu non ascolti mai

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