Dalla liberazione di Silvia a Moro ucciso dalla mafia. Zitti, il silenzio d’oro: quando la musica insegna.

“La saggezza risiede nel sapere di non sapere”. Lo diceva Socrate, e da millenni rimaniamo tutti ogni volta affascinati dalla pienezza di questa affermazione. Potrebbe essere completata da quella di Pitagora: “L’inizio della saggezza è il silenzio”. Eppure, l’errore che ripetiamo è sempre lo stesso: parliamo a ogni costo, anche senza cognizione di causa. Per dare fiato alla bocca, per avere una prima pagina, per fare contente due persone senza pensare che ce ne sia una che possa rimanerne delusa, tutto in nome di una presunta libertà di pensiero. Non occorre dire sempre e comunque la propria, specie se il risultato è creare solo rumore. In fondo non occorre essere né di destra né di sinistra per intuire che non sia colpa di Silvia Romano se, dopo 535 giorni di prigionia, sia giusto leggermente sotto shock e qualunque commento sulla sua persona meriterebbe di essere sostituito da un adeguato silenzio. Lo stesso che avrebbe fatto bene a suggerirle chi invece, una volta uscita dall’aeroporto, non le ha rammentato di evitare di amplificare il chiasso e quindi che fosse meglio non raccontare immediatamente ai microfoni di essere diventata Aisha parlando addirittura di scelta libera, specie in un periodo così delicato per gli italiani che attendono le casse integrazioni. Il medesimo silenzio che avrebbe fatto bene a usare la sardina che ha scritto che Aldo Moro fu ucciso dalla mafia. Svista comprensibile per una generazione a cui non viene insegnata la storia oltre la guerra del Vietnam, ma troppo grossolana per essere sbandierata con un tweet pieno di sdegno quanto di presuntuosa cultura con cui si vorrebbe contrastare l’avversario politico. Almeno fare un passaggio su wikipedia prima di parlare potrebbe giovare. Ma ormai non stupisce nulla nell’Italia dei giovani che gridano la nostalgia del fascismo, senza sapere che per provare una mancanza bisogna prima averla vissuta. Perciò se un bel tacere non fu mai scritto, zitti zitti il silenzio è d’oro. Ancora una volta il miglior insegnamento ce lo dà la musica; tanto per cambiare, quella che più parla della nostra cultura, nasce a Sanremo.

AEROPLA

E’ il 1992 quando, nella più bella edizione delle Nuove Proposte in cui il Festival di Sanremo emoziona con Bono e Mingardi (Con un amico vicino) e lancia Baldi e Alotta (Non amarmi), Canino (Brutta), Fargo (Come una Turandot), Statuto (Abbiamo vinto il Festival), Tosca (Cosa farà Dio di me), Forte (Non è colpa di nessuno), Massimo Modugno (Uomo allo specchio) vengono eliminati gli straordinari Aeroplanitaliani.

AER

A loro va il Premio della Critica con una canzone che evoca al silenzio per preservare quella saggezza socratico-pitagorica che spesso ci dimentichiamo: Zitti zitti, scritta da Bertallot, Vernetti e Nemola, rimane una delle migliori performance d’impatto teatrale nella storia del Festival di Sanremo. Dopo una serie di citazioni su temi di cronaca e politica discussi da organi di informazione che fanno in effetti solo tanto rumore con parole che perdono la loro forza nella modalità con cui vengono espresse (dal crollo del comunismo alle crisi economiche, le inchieste di Tangentopoli, la P2 fino all’attenzione mediatica su Maradona), la canzone si arresta con un improvviso silenzio di trenta secondi. Mai visto all’Ariston. I cantanti si bloccano insieme all’orchestra fissando la platea con le braccia conserte. Quindi ripartono con un rap corale di assoluta genialità e orecchiabilità, ben intonato (cosa di cui difficilmente avremmo potuto godere anche nei 28 anni successivi). Con umiltà, senza pretendere di essere superiori a nessuno, gli Aeroplanitaliani ribadiscono la necessità di una comunicazione fatta di ascolto e non di urla; di sentimento e non di riflessioni cervellotiche. Se il chiasso è fastidioso, è meglio allora far parlare il silenzio.

La canzone, pur non raggiungendo la finale, rimane una delle più intelligenti e sorprendenti della storia del Festival. Scritta e interpretata da artisti veri. Qui sotto il testo di Zitti zitti, e il video dell’esibizione. Emergenza immigrati, cedimenti strutturali, supervalutazioni, lotta alla mafia, strage del sabato sera: le parole che sentirete nel brano (del 1992!) sono queste, e potrebbero essere quelle di oggi. Un bel tacere non è stato scritto nemmeno negli ultimi 28 anni.

Massimiliano Beneggi

Perché voi siete i protagonisti
il crollo dell’impero comunista
milioni di supervalutazione
il monopolio dell’informazione
indagine aperta, inchiesta archiviata
meno zucchero più goal granata
ferma condanna, gusto speciale
missile, bomba o cedimento strutturale
gladio, stadio, la tua radio
grande concorso la lotta alla mafia

il prodotto che rispetta la natura
questa piaga della droga e mantiene la cottura
emergenza albanesi, emergenza immigrati
tomba la bomba, piccone, p2
non arrivare preparati all’appuntamento del 92
a voi la linea, allarme ambiente
crisi del golfo, bombe intelligenti
guerra, tempesta, Maradona
la strage del sabato sera
Estonia, Lettonia, Lituania
la crisi, la crisi, la crisi, la crisi,
parole parole che sono rumore
parole parole che sono rumore, rumore.

Silenzio.

E allora zitti zitti, non riflettere, non discutere
ma sentire col cuore, buttarsi a capofitto
e allora zitti, zitti, dritto verso il centro
non fuori ma dentro,

non rumore ma silenzio:
non gridare ma ascoltare
non forzare ma lasciarsi andare
non imparare ma dimenticare
il silenzio e’ lo spazio per poter pensare.

e allora zitti zitti che il silenzio e’ d’oro
ed anche quando siamo tanti, stiamo zitti in coro
c’e’ tanto chiasso intorno che non si calma mai
parole su parole su parole parole fra noi
ma se si parla perché si ha la lingua in bocca e’ meglio
muti come pesci, e’ meglio acqua in bocca
perciò se un bel tacere non fu mai scritto
zitti zitti, il silenzio e’ d’oro…

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