Maestro Mazza: ‘I talent creano falsi miti: Paoli e Vasco oggi sarebbero bocciati. A Magalli e Volpe dico…’

Sguardo sornione, colonna sonora di tante trasmissioni. È uno dei personaggi più amati per il suo modo ironico di vivere la musica. Quello che forse ha talvolta influenzato anche lo stile del suo amico e mentore Renzo Arbore. Il Maestro Gianni Mazza è indiscutibilmente un’icona del nostro panorama artistico, grazie alla sua inconfondibile simpatia che sposa con le sette note. Autore di sigle televisive memorabili, direttore d’orchestra nonché interprete straordinariamente originale della musica italiana. Nel ’91 a Sanremo fece per primo quello che Morgan avrebbe voluto rifare 29 anni dopo: cantò dirigendo lui stesso l’orchestra.

Proveniente da un passato rockettaro quando agli esordi suonava insieme a Little Tony e Gianni Dall’Aglio, Gianni Mazza riempie le piazze insieme alla sua band, con quella geniale e adorabile follia che il grande pubblico ha conosciuto proprio sul piccolo schermo con Quelli della notte, Indietro tutta, Scommettiamo che, Domenica In, I Fatti Vostri, Mezzogiorno in famiglia. Una tv oggi sempre più rara. In un’epoca in cui si usa il termine Maestro per giustificare ogni tipo di ruolo, suscita senza dubbio qualche emozione parlare con uno che Maestro lo è veramente.

Gianni Mazza, non dà fastidio sentire usare la parola Maestro talvolta a sproposito?

Un po’ sì. Persino i dj sono maestri oggi: dicono che suonano nelle discoteche. In realtà fanno un lavoro difficile ma diverso: scelgono con grande perizia quali dischi, suonati da altri, fare ruotare!

Riempi ogni volta le piazze, tanto che i limiti imposti dal Covid hanno reso necessario rinunciare al tour 2020…

Quest’anno abbiamo dovuto ovviamente cancellare tantissime date. Le cose non migliorano. Ho paura che anche l’anno prossimo non saranno diverse le cose.

Gli streaming del lockdown hanno celato la crisi che la musica stava iniziando a subire. Tu non hai fatto dirette web?

Sono contrario ai live sul web: mi sembrano una boiata. Non mi emoziona fare musica con l’aiuto del telefono. In quarantena ho scritto tanti pezzi, ma li suonerò dal vivo. D’altronde chiuso in casa che altro potevo fare oltre a mangiare, dormire e realizzare idee che venivano? Poi dopo un po’ venivano anche degli improperi…

Nei tuoi concerti porti in giro sempre tanta musica italiana.

Quelle canzoni fanno parte della nostra storia, facendoci essere praticamente una famiglia. Abbiamo un gruppo eccezionale con cui suoniamo musica swing, e grandi successi di ogni epoca. Con me cantano Pasqualino Maione (ex Amici, ndr) e Carmen De Maio, due giovani bravissimi.

Quali sono i cantautori che in assoluto ami di più suonare?

Fossati è fantastico, da sempre modernissimo. E poi adoro Paolo Conte. Certo sono cantautori che vanno interpretati, l’importante quando si canta è potere essere credibili, sennò non ne emerge nulla.

Oggi la musica in televisione sembra avere un ruolo marginale se si escludono i talent show. Faresti il giudice di un talent?

Non mi piacciono i talent scout perché creano falsi miti in giovani che vengono presto mollati al loro destino. Non ci sono più le orchestre nelle trasmissioni. Ormai la musica in tv non esiste più se non in gare con eliminazioni sanguinose: arrivano in finale i più fortunati, ci si accorge solo del primo in classifica, dimenticando subito il vincitore dell’anno prima. Non è la musica questa, e non sono questi i cantanti.

Cosa non funziona nei cantanti di oggi?

Manca la personalità. Gino Paoli agli esordi era un ottimo autore ma stonicchiava: non era quello che divenne con l’esperienza. Vasco Rossi andò male a Sanremo perché sembrava ubriaco: è la sua particolarità e alla sua età è ancora credibile e riempie gli stadi. Due come loro non avrebbero mai superato le eliminatorie in nessun talent. Certi artisti vanno colti anche con le impurità e le inesattezze, che formano uno stile. Invece oggi vogliono tutti personaggi che cantano omologati.

La televisione ha tolto qualcosa al Maestro Mazza in termini di musica a favore del personaggio?

In tv sono diventato per fortuna o mio malgrado noto anche per le cavolate che dicevo. Sono contento delle cose che ho fatto, e mi sono state riconosciute. Purtroppo ci si dimentica in fretta di quello che c’è stato ieri. La tv, se escludiamo Techetechetè, non fa nulla per recuperare il passato, specie quello più recente.

Hai lavorato con tre icone della nostra tv: Arbore, Frizzi, Magalli. Che canzone assoceresti loro?

Cambierei il titolo a una canzone: Si può fare di più. Si dovrebbero fare più trasmissioni come le loro. I programmi di oggi non mi piacciono: sembra che quello dell’autore sia diventato un lavoro raro, quasi sconosciuto. Ormai si importano dall’estero solo cose già esistenti: così diventa tutto più facile. Eppure Techetechetè fa vedere cose pensate e realizzate davvero: non era impossibile scrivere una trasmissione.

Il migliore oggi chi è?

Fiorello. Lui è un genio che si avvale certamente di autori eccezionali che gli scrivono le battute per poi costruirci sopra il resto.

Lancia un messaggio a Magalli e alla Volpe perché facciano pace.

Pensate alla salute, che basta quella per vivere bene! Non so chi tiene in ballo questa storia e con quale interesse, ma ora che ciascuno ha il suo camino, pensino a fare la propria legna…

Massimiliano Beneggi

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