Michele Mozzati: “I vicini di casa”, che esperienza quella sit-com!

Insieme al suo storico amico e collega Gino è uno degli Autori più straordinari dello spettacolo. Ironico, colto, inventore di una televisione imitata da tanti. Perché anche per proporre della comicità demenziale bisogna avere cultura e intelligenza. Michele Mozzati è uno degli ideatori di I vicini di casa, la serie tv che nel gennaio di trent’anni fa debuttava su Italia Uno alle 20.30.

Cominciamo proprio con lui il tuffo nel passato per celebrare quella sit-com incomprensibilmente, come ammette lui stesso, mai più replicata da Mediaset. Esatto, cominciamo proprio da un Autore: quella figura ormai mitologica per la televisione di oggi che sa solo importare format dall’estero e non sa cercare strade diverse da quelle della volgare chiacchiera televisiva. Uno dei numeri uno della bella televisione, quella che ancora ci sorprende nel nostro sentimento di nostalgia, ci racconta così quella straordinaria avventura di trent’anni fa.

Come nacque l’idea di I vicini di casa?

Avevamo collaborato a Drive In, Matrioska, Va Pensiero (Rai), Emilio. Dopo avere attraversato tutti i tipi di varietà, volevamo cimentarci in qualcosa di diverso, con una una scrittura più precisa. La sit-com funzionava molto in quel periodo, anche perchè si prestava a poter essere replicata milioni di volte ammortizzando i costi. Cogliemmo l’occasione conoscendo produttori esterni che avevano spazi da riempire con Mediaset. Ci chiesero di proporgli qualcosa, e quindi con l’avallo di questi produttori, ci mettemmo a lavorare per la costruzione di un gruppo creativo. Oggi va di moda lavorare da casa, e noi che arriviamo da un mondo opposto, soffriamo tantissimo questa nuova moda…

A cosa vi ispiraste?

Eravamo stati negli studi americani di Los Angeles a vedere come si registravano le sit-com: avevamo la prosopopea di fare le cose come gli americani.

Coinvolgeste vari autori con voi. Come si scrive una sit-com con così tante persone?

L’ideazione era mia e di Gino: chiamammo i tre della Gialappa’s Band (che si definivano i nostri “nipotini”) con cui avevamo lavorato insieme a Radio Popolare e nel gruppo di Ricci a Mediaset, quindi Marco Posani, Walter Fontana, Pongo, Gabriella Ruisi, Fabio Di Iorio. Tutti autori un po’ surreali. Ma anche Armando Gentile, che era un agente di spettacolo, ci chiese di partecipare alla scrittura per misurarsi su queste novità. Mettemmo in piedi una struttura con le caratteristiche che avrebbero dovuto presentare i personaggi, e chiedemmo ad ogni autore di proporre una o più puntate. Quindi ne parlammo insieme, ci proposero successivamente anche lo schema narrativo dei dialoghi di ogni puntata, e insieme la migliorammo per consegnarle definitivamente all’azienda.

Qual era la struttura che avevate impostato? Cosa non doveva mancare?

La sit-com ha sempre dei valori e meccanisimi molto classici: famiglie numerose con figli, amore, diversità, gruppi ben coesi. Non esistevano ancora le grandi immigrazioni da tutto il mondo: la cosa che ci veniva meglio in quel periodo, era raccontare la migrazione dal Sud dell’Italia: ci piaceva provare a prendere un “milanesun” e metterlo a contrasto con un napoletano.

Come cadde la scelta su Teocoli e Orlando?

Avevamo appena concluso “Drive In” ed “Emilio”, una trasmissione forse un po’ sottovalutata ma molto importate ideata da Zuzzurro e Gaspare: due dei protagonisti erano proprio Teocoli e Orlando. Fu facile insomma coinvolgerli, come Gnocchi e la Golia. Teocoli poi arrivava dall’amicizia storica con Zuzzurro e Gaspare maturata al Derby e ad Antenna 3, dove aveva lavorato anche con noi. Teo è una delle persone che mi fa più ridere in assoluto: il nostro divertimento maggiore era andare con lui e la Gialappa’s in pizzeria: lui è un grandissimo narratore di storie, che racconta con una naturalezza incredibile.

Vediamo ogni singolo personaggio, perchè ciascuno aveva una sua identità: partiamo proprio da Teo. Playboy, milanese, sicuro di sé…

Attingemmo da quel che racconta lui stesso della sua vita. Per esempio dice spesso che ha letto solo un libro e mezzo, ma ha letto tutti i “Tex”. Teo quindi doveva essere un simpatico ignorante, ricco, molto milanese, leggero, pieno di donne, fan di Tex. Andammo da Bonelli a chiedergli la raccolta completa di Tex, che oggi ho rigorosamente in casa mia in campagna. Gli chiedemmo anche un cartonato a grandezza naturale, anche quello oggi in casa mia, ritagliato nel legno. E così nel salotto dall’arredamento ipermoderno, con colori molto forti, avevamo anche il Tex a grandezza naturale nella sala senza libri e piena di fumetti.

Il contrasto con Orlando, che la madre di Teocoli chiamava “Orrendo”, anticipava quello che poi fu l’ironia di “Benvenuti al Sud”…

Orlando era fratello napoletano da parte di padre con Teo. Gli si era piazzato in casa costringendolo a coabitare con lui. Inserimmo quindi tutti i contrasti tra le culture del Nord e del Sud, ancora oggi molto attuali.

Gene Gnocchi, nonché Eugenio Tortelli.

Gene lo provinammo allo Zelig: lo portammo a Emilio, e da lì lo coinvolgemmo in Vicini di casa. Volevamo dare una sferzarta di qualcosa di più etereo, meno classico. Gnocchi con la sua aria stralunata, e le sue battute a volte difficili ci sembrò da subito perfetto: così era il vicino che rompeva sempre le scatole a casa di Teo.

Gabriella Golia.

Gabriella era una nostra amica storica: anche lei la coinvolgemmo a Emilio dove faceva l’allieva di Gene Gnocchi. In Vicini di casa era la bella, fresca annunciatrice. Ci piaceva portare una che non aveva mai recitato a recitare. Fu meravigliosa: talmente gasata di questa cosa, ci chiese di metterla in contatto con la Scuola Paolo Grassi di Milano, all’epoca come ora in mano a grandi professionisti del teatro, entusiasti di questa contaminazione tra palcoscenico e televisione che si veniva a creare!

Poi c’erano i portinai. Prima il duo Opera Comique, poi Cannavale.

L’Opera Comique erano due ragazzine di un’energia straordinaria, che avevamo scoperto allo Zelig. Arrivò Enzo Cannavale, un grande attore che aveva lavorato con Eduardo: fu una grande scuola lavorare con lui, anche se purtroppo è sempre ricordato per il cinema di Serie B. Infine c’era Rosalia Maggio: meravigliosa…

Il successo della prima serie portò a una seconda serie in prima serata. Poi più nulla, e mai replicata: perchè?

La prima serie durava 22 minuti, ovvero la durata standard di una sit-com. La seconda durava 45 minuti: fu un esperimento sbagliato, perchè anche se erano praticamente due puntate messe insieme, il pubblico di una sit-com non era pronto a quella durata. La sit-com doveva ammortizzare i costi: non si capisce come mai Vicini di casa è stato mandato in onda pochissimo. Silvio Orlando sarà il Papa in un film che tutto il mondo vedrà, ed è protagonista di una sit-com andata in onda pochissimo. E’ un peccato, e non so bene il motivo. Si susseguirono tantissime leggende. Qualcuno ci disse che De Gregori avesse posto un veto sulle musiche delle sue canzoni, che spesso citavamo nella sit-com, anche attraverso i titoli. Quando lo vidi tre anni fa gli chiesi se fosse vero: mi rispose che non ricordava nemmeno cosa fosse I vicini di casa! Qualcun altro disse che uno degli attori avesse firmato una clausola che avrebbe impedito le replice. Ma è inverosimile, perchè nessuna produzione accetterebbe questo. Anche Teo è il primo a essere dispiaciuto di questa dimenticanza…

Anche perchè il successo era straordinario, e c’erano numerose guest star ogni volta…

A un certo punto c’era una gara di una serie di intellettuali italiani, giornalisti, che chiedevano di partecipare a I vicini di casa. Quindi ogni tanto ci inventavamo nella trama delle feste che non c’entravano niente se non a ospitare certi personaggi.

Perchè oggi non trova più spazio una tv così autorale, e ancora divertente?

Sentire questi complimenti, per noi è una gratificazione, ma per chi fa la tv oggi questo è un limite. Non si è più visto un prodotto di questo tipo. La tv che c’è oggi confonde il popolare con ciò che è veramente basso. Si è scoperto che si può fare televisione spendendo molto poco, e mettendo le persone a litigare tra loro. Questi poi riempiono ore e ore di palinsesto. Io non riesco più a guardare la tv generalista. E’ assurdo che non si possa fare più una tv di un certo livello. Piero Angela ci ha insegnato che si può fare una bella televisione arrivando a milioni di persone. Oggi è difficile: come se convenisse a tutti fare meno fatica. Eppure adesso, a riparlare di I vicini di casa, mi sono tornati in mente tanti ricordi: era davvero divertente…Proprio non capisco perchè non sia più stato replicato!

Massimiliano Beneggi

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