Nino Formicola diventa Coppi: “Oggi Fausto sarebbe un eroe dei social, ma sempre contadino”

Stasera, giovedì 8 luglio, alle 19.30 presso la Biblioteca Sormani di Milano, per la rassegna Teatro Menotti in Sormani, andrà in scena lo spettacolo ANGELO FAUSTO COPPI, l’eroe nato contadino di Sabina Maria Negri. La stessa autrice sarà anche sul palcoscenico nel ruolo della Dama Bianca, insieme a Nino Formicola, nei panni del Campionissimo.

Sotto la regia di Lorenzo Loris, i due racconteranno il mito sportivo e la vita di Fausto Coppi fondendoli in una confessione dalla cadenza drammatica. Musiche curate da Simone Spreafico e Patty Rossi suonate dal contrabbasso di Luca Garlaschelli; scene di Marco Lodola.

Lo spettacolo, una produzione Culturale Blu, si preannuncia come una meravigliosa occasione per tornare a vivere il teatro dal vivo attraverso la narrazione di uno dei più grandi personaggi di sempre che, a 61 anni dalla sua morte, rappresenta nella sua storia anche uno spaccato della società italiana e dei suoi cambiamenti.

Ne abbiamo parlato con il protagonista; uno degli attori più amati anche dal piccolo schermo, per la prima volta alle prese con un ruolo lontano dalla comicità. Nino Formicola torna così sul palcoscenico con la solita coraggiosa voglia di mettersi in gioco per una nuova avventura.

Nino, Fausto Coppi è un personaggio che va ben oltre la storia del ciclismo? Qua si parla di un pezzo di storia d’Italia. Cosa ti ha spinto ad accettare questo ruolo?

Anzitutto il fatto che un ruolo così mi mancava: dopo avere avuto la fortuna di fare il lavoro che volevo e ottenere quello che desideravo, ho pensato fosse giusto impegnarmi in un monologo drammatico, ossia ciò che ancora non avevo sperimentato. Insomma mi piaceva l’idea di affrontare questa sfida.

E Coppi di sfide ne ha affrontate parecchie, non solo sportive. Ma ti hanno mai detto che gli somigli anche un po’?

Hai voglia! Hanno sempre sostenuto la mia somiglianza soprattutto con suo fratello, Serse. Una trentina di anni fa mi fecero fare anche un servizio fotografico in cui interpretai Coppi con la sua divisa e la sua bicicletta: che Dio l’abbia in gloria! Quella bici pesava talmente tanto da farmi avere, dopo tre scatti fotografici, la stessa faccia del Campionissimo dopo il tappone dolomitico dopo tanti scatti sui pedali!

In scena con te c’è anche Sabrina Negri. Come verrà raccontata la storia?

Sabrina ha il doppio ruolo di Tribunale e Dama Bianca. L’azione si svolge in un tribunale dove Coppi viene accusato (e condannato) per adulterio dopo un processo ricco di domande che, oggi, per noi sarebbero assurde. Coppi, parlando con il Giudice, ripercorre così le tappe fondamentali della sua vita, compreso naturalmente il duello storico con Bartali. C’è da dire che Fausto fu un ragazzo un po’ sfortunato per tanti versi…

Un tempo si veniva arrestati per adulterio, oggi è addirittura un orgoglio andare in tv a mostrare un tradimento. Come si posizionerebbe Fausto Coppi nella società del 2021?

Coppi oggi sarebbe stato un mito dei social, senza parteciparvi. Fausto era una persona molto semplice, che ragionava con la mentalità tipica dei contadini della sua epoca.

Questo è uno dei pochi spettacoli che, richiedendo pochi attori in scena, si presta a essere in programma più tranquillamente anche per tutta la prossima stagione. Ora saranno privilegiate le compagnie meno numerose…

Sicuramente. Un produttore oggi non può rischiare, e bisogna realizzare spettacoli come questi. Ma anche un attore non può rischiare: credo che oggi più che mai sia importante avere un repertorio elastico per consentirsi di lavorare in ambiti diversi. Per questo l’anno prossimo sarò in scena anche con La cena dei cretini, insieme a Max Pisu.

Credi che la voglia di vivere nuovamente eventi dal vivo gioverà anche al teatro mettendolo finalmente in luce?

Chi può saperlo…Il pubblico che va a teatro storicamente non è quello dei ragazzini: il futuro del teatro è un terno al lotto che mi fa molta paura in certi momenti.

Cosa si può fare per riportare la gente a teatro, un mondo che già prima del Covid soffriva a tratti una certa assenza del pubblico?

Bisogna ricordare anzitutto ai produttori che il teatro deve essere popolare. Non è solo cultura, ma è un lavoro. Il teatro non è arte, ma artigianato. Noi siamo artigiani che devono lavorare bene: se lo faremo in questa maniera, quando non ci saremo più diventeremo artisti.

A subire la crisi, come sempre, sono i teatri e le compagnie più piccole. Quelle che più di tutte le altre sanno interpretare questo ruolo da “artigiani”.

Da anni combatto una guerra sostenendo che la spina dorsale del teatro italiano non siano le sale nazionali. Avere voglia di fare teatro significa essere dei miracolati oggi, è contro ogni logica essere attori!

Addirittura, perchè?

Anzitutto perché conviene fare l’idraulico! E poi se chiedi a un giovane che esperienze abbia avuto del teatro, ti risponde che ci è stato a 10 anni a vedere Macbeth, Pirandello, ecc…Ma se uno entra a quell’età in un teatro a vedere certi spettacoli, non ci ritorna più! Macbeth è l’Università, ma per arrivare a questa bisogna prima sapere comporre delle lettere. Ecco perché sarebbe importante quindi portare i ragazzi a teatro a vedere cose semplici, brevi e fruibili. Solo così si creerà una nuova generazione di spettatori.

Tu insegni anche all’Accademia degli Artisti. A che punto è la cultura oggi?

La cultura oggi è molto debole. Qualche giorno fa parlavo di Charlie Chaplin a una classe di 23 persone: 20 di queste non sapevano di chi parlassi. Ed era Chaplin, non Buster Keaton!

Il web è responsabile di questo?

Certo. Il web è folle: va tutto bene ed è tutto bello finché è gratis. Se tutti quelli che mettono like a un profilo, dovessero pagare un biglietto, non ci sarebbero così tanti followers! Il web ha rovinato la cultura inducendo a pensare che sia giusto non pagare niente. L’anno scorso lanciai, con una mia amica, il sito teatroinvideo.com, dove si possono vedere a una modica cifra vari spettacoli teatrali. In Italia, però, non abbiamo la cultura del teatro da guardare in televisione, eppure ci sarebbero tutte le possibilità per farlo: abbiamo schermi da 85 pollici, inoltre fare una ripresa in teatro con 25 telecamere non costerebbe più come un tempo. Nonostante questo i produttori non vogliono pagare queste idee. Durante il lockdown, si sarebbe potuto approfittare della situazione per rivalutare il teatro in video, ma sebbene il sito ricevesse tantissime visite, alla fine in pochi guardavano gli spettacoli. Sul web nessuno vuole pagare.

Oggi il teatro ha bisogno più che mai di veri attori, popolari e di mestiere, come te. Perché la comicità di Zuzzurro e Gaspare, politically uncorrect già 40 anni fa e oggi ancora di più, a distanza di anni fa ancora più ridere rispetto a tanti comici di oggi?

Oggi c’è la mania degli stand-up comedian: quello, però, non è un modo che ci appartiene. Funziona così: se scrivo due battute che fanno ridere, l’interprete che le ripete diventa famoso, ma non diventa automaticamente un comico. Ci siamo dimenticati che il vero comico è quello che fa ridere anche senza parlare o limitandosi a raccontare cose strane.

Massimiliano Beneggi

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