Renato Sarti, tra sprechi ed egoismi: la provocazione di “Vairus”

Una sfida, VAIRUS – La spada di Damocle, in prima nazionale da stasera 6 ottobre alle 20 al 31 ottobre, accenderà i riflettori sul palco del Teatro della Cooperativa a Milano (via Hermada). Lo spettacolo, firmato da Renato Sarti, nasce con un intento provocatorio, nella speranza che tutti si diano una regolata rispetto alla folle corsa, che porta alla devastazione del pianeta. A dividersi la scena lo stesso autore e il coronavirus, a cui non solo è costretto a dar voce, ma che grottescamente lo incalza riservandogli una pesante strigliata. Al virus, non fosse per il fatto che le luci della ribalta e la popolarità raggiunta abbiano scatenato una forsennata quanto per lui pericolosa corsa al vaccino, poco importa della scia di morte che lascia dietro di sé. Ben lontano da qualsiasi
intento moralizzatore, con il suo compiaciuto sbeffeggiare, irride il nostro egocentrismo, o meglio quell’antropocentrismo per cui ci riteniamo i padroni del mondo e, al tempo stesso, esentati dalle conseguenze delle nostre azioni.


Le scenografie e i costumi sono firmati da Carlo Sala e le video installazioni sono affidate a Fabio Bettonica, professionisti di grande esperienza con cui il Direttore del Teatro della Cooperativa collabora da tempo.
Il COVID-19 ha sconvolto le nostre esistenze, eppure questa tremenda pandemia non sembra aver sovvertito il modo in cui l’uomo si rapporta ai propri errori, visti più come qualcosa a cui porre rimedio nell’immediato e meno come un’occasione da cui trarre insegnamento. Ne è una dimostrazione il fatto che al ritirarsi della prima ondata tutto è sembrato tornare allegramente alla normalità. Si è presto sbiadita la memoria di quanto accaduto e con essa anche le criticità che il virus aveva ben messo in evidenza; il desiderio di voltar pagina ci ha spinti a comportarci come se non ci fosse nulla da imparare, quando invece da imparare c’era tutto e da rivedere molte cose, a cominciare dal rapporto con il pianeta che ci ospita.
Anche se rappresenta solo lo 0,3% degli esseri viventi, la specie umana in nome dello spreco e del consumismo più sfrenato inquina e devasta la terra al punto da averla ridotta sull’orlo del baratro. È così, infatti, che è avvenuto il salto di specie del virus dall’animale all’uomo: la distruzione degli habitat ci ha fatto entrare in contatto con pipistrelli, zibetti e pangolini e con le malattie di cui sono portatori.
Ne La peste Albert Camus descrive perfettamente lo stupore degli abitanti della città di Orano che si rendono conto del contagio. Ma come si fa a dire, oggi, che la pandemia sia giunta inaspettata? La storia dei secoli è scandita da pestilenze: le recenti epidemie di SARS, di influenza suina e di ebola avrebbero dovuto fungere da potenti campanelli d’allarme e farci correre ai ripari; l’AIDS, addirittura, è una pandemia tutt’ora silenziosamente in corso. E non possiamo dire di non essere stati avvisati: nel 2012 David Quammen, divulgatore scientifico e scrittore statunitense, nel suo Spillover ammoniva che era solo questione di tempo prima che scoppiasse la Next Big One, la prossima grande pandemia. E chi avrebbe dovuto vigilare sulla
tutela della salute, anziché provvedere con piani pandemici, personale e spazi adeguati e prevedere strategie di rifornimento di mascherine, camici e strumenti di protezione, ha scelto di attuare politiche volte a depauperare il sistema sanitario pubblico a favore dei profitti privati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e, salvo qualche eccezione, guarda caso rappresentata da quei Paesi, che hanno avuto a che fare con gravi epidemie nel recente passato, il mondo è in totale affanno.

Comunicato stampa ufficiale

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