La tv non ha pazienza, ma la chiede al pubblico: non è democratico

Dopo appena due puntate è già arrivato al capolinea Mistery Land, il programma che vedeva al timone Aurora Ramazzotti e Alvin. Il motivo di tale scelta è tutto da addebitare al flop di ascolti, decisamente sotto le aspettative. La trasmissione era scritta tra gli altri anche da Roberto Giacobbo, veterano di racconti extrasensoriali ed indagini affascinanti e misteriose. Lui ha sempre convinto tutti accompagnando il pubblico con la sua ironica curiosità che buca lo schermo, ma a quanto pare questa volta non è bastato essere solo l’autore del suo nuovo programma.

Troppo ridondante con il passato il titolo del progetto (in fondo era solo una costola rinnovata di Mistero), troppo poco tutelati i conduttori.

Qualcuno certamente obietterà che Aurora Ramazzotti sia arrivata fin lì in quanto figlia di due genitori popolari: bella scoperta, questo lo sa anche lei e non c’è niente di anomalo. Al netto di ciò, Aurora potrebbe essere realmente una promessa per il futuro della tv, ma è ancora troppo acerba per essere piazzata in un programma complicato. L’errore è stato di affidarle un format dal carattere pur sempre divulgativo, in cui si ritrova imprigionata in un ruolo che sembra non appartenerle. Sa cantare, condurre, divertire: perché farla parlare di misteri? Così perde di credibilità il programma e si confonde il vero intento: si vorrà raccontare qualcosa di serio o si vogliono peculare le storie?

Così Aurora viene messa in panchina da questa tv che ti sforna e ti butta via due secondi dopo come si fa con l’arrosto bruciato. Le produzioni di oggi non hanno pazienza, né rispetto per il lavoro altrui: se un programma non funziona, via tutti e si chiude. E’ la dura legge dello spettacolo, che come ti crea ti distrugge. Questa volta è stato promesso che la trasmissione tornerà, rinnovata, tra qualche tempo, ma prima bisogna effettuare le modifiche del caso (e non è detto che non riguardino la stessa conduzione, vista la necessità di dimostrare un cambiamento. Ma questo lo vedremo a tempo debito). Speriamo sia davvero così, anche perché noi pubblico da casa, invece, di pazienza ne abbiamo fin troppa.

Sono anni, per esempio, che ci sorbiamo la voce sovrastante di Paola Perego e gli eccessi di Simona Ventura. Ora ce le dobbiamo pure ritrovare insieme la domenica mattina alle 11.30, con un risultato devastante. Due prime donne che non riescono a trovare gli spazi per parlare senza quell’esigenza di prevaricare sull’altra. Interviste banali, fatte senza ascoltare l’ospite. E sappiamo solo noi da casa quanto ci prudano le mani per cambiare canale su quelle risate sguaiate di eccessivo e finto divertimento che annientano la spontaneità del contenitore.

Paola Perego interpreta il ruolo della donna seria e integerrima, Simona Ventura è la scanzonata di turno. L’una risulta antipatica, l’altra un’oca. Risultato: Citofonare RaiDue è una bella idea di talk show dove, per una volta, si può parlare di diversi argomenti senza avere fornelli intorno, ma le due conduttrici sono tra loro talmente poco amalgamate (professionalmente), che non si ha nemmeno il tempo di accorgersi della bontà del programma. SuperSimo andava bene a dimenarsi in comici balli improvvisati quando era commentata dalla Gialappa’s: ora, ignorata dalla freddissima Perego, è costretta a ribadire lei stessa di aver fatto una battuta. Squallido.

Così come ci saremmo risparmiati volentieri un terzetto delle conduttrici a rovinare Quello che le donne non dicono con Paola Barale (perché venga sempre ospitata come una star di Hollywood una che in fin dei conti non ha dimostrato nulla di più rispetto a essere valletta di Mike, è poi un mistero tutto da scoprire, che potremmo suggerire a Giacobbo per il suo prossimo programma).

Dunque, se la tv non ha più pazienza, non approfitti della nostra. Non è democratico. Agevolare personaggi impostici da sempre per fare fuori i più giovani, potrebbe non essere la mossa giusta per farci rimanere calmi.

Massimiliano Beneggi

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