È uscito Pinocchio in live action: perché è da bocciare -RECENSIONE

È disponibile da ieri 8 settembre, su Disney+, Pinocchio, il remake in live action del celebre film d’animazione del 1940.

Tra gli attori, oltre a Tom Hanks, nel ruolo di Geppetto, anche Luke Evans, Cynthia Erivo e il nostro Giuseppe Battiston. Quest’ultimo nei panni del temibile burattinaio Mangiafuoco. Un cast importante per la nuova produzione di un film che ha fatto la storia del cinema ed è entrato nell’immaginario collettivo come identificativo del personaggio protagonista. Chiunque pensi a Pinocchio, si immagina il burattino con salopette rossa, cravattino azzurro e soprattutto un cappello a punta giallo con tanto di piuma rossa (l’abbiamo sempre presa per intoccabile quella figura formato Disney, ma a onor del vero Collodi non ha mai parlato del burattino come di un aspirante alpino). La sensazione è la medesima che ci cattura a ogni live action: dapprima si viene trascinati a guardare il film, spinti dalla curiosità di vedere come siano stati trasformati i personaggi con il trucco e la tecnologia del 2020. Curiosità che si riduce in questo caso, se si pensa che Pinocchio, il Grillo Parlante, Gatto e Volpe sono tutti rifatti col computer: praticamente dei cartoni animati che interagiscono con umani, stile Mary Poppins o Eliott, il drago invisibile. In compenso ci troviamo di fronte a un Tom Hanks più somigliante ad Albert Einstein, che interpreta il vecchio falegname, e a un Mangiafuoco che più che burattinaio sembra una metà tra un ubriaco e il Rubeus Hagrid di Harry Potter. Quindi, alla fine, ci si pone la solita domanda: perché volere riproporre successi del passato, cambiando l’immagine che abbiamo impressa nella nostra memoria, oltre che tratti di sceneggiatura? Come con Dumbo, Il Re Leone e tutti gli altri remake, anche con Pinocchio si guarda la pellicola diretta da Robert Zemeckis per poi provare nostalgia del cartone di 82 anni fa e avere voglia di riguardare “il vero Pinocchio”.

Diciamocelo pure francamente, per noi italiani (e non è un giudizio che vale poco, essendo la fiaba di Collodi un caposaldo della nostra letteratura) ogni tentativo di riproporre quella storia è sempre stato soggetto al confronto con il capolavoro di Luigi Comencini del 1972. Anche questo nuovo film, come gli altri, rimane una delusione se lo si guarda in questa ottica. A tutto però c’è un limite: rimarrà deluso infatti anche chiunque si aspetti le stesse scene e battute del classico Disney. Ora ci sono salti di storia più rapidi, Gatto e Volpe diventano quasi solo un accenno, mentre il Paese dei Balocchi è raccontato in lungo e in largo con ampia fantasia. Inesistente il Campo dei Miracoli, come nel cartone continua a essere omessa l’espressione dei sentimenti di Mangiafuoco tramite gli starnuti.

La fata Turchina (che poi, essendo una cantante angloafricana coi capelli rasati, è turchina solo in quanto colorata da una improbabile luce artificiale) diventa solo una comparsa di inizio film, quando dà la vita al burattino. In pratica le vengono tolti almeno altri due momenti importanti (se si segue il canovaccio disneyano). Fino al finale, tutto diverso: Geppetto finisce nella pancia della balena (inutile ormai specificare che Collodi parlasse di un pescecane) direttamente insieme a Pinocchio, che riesce a trovare prima suo padre. Come non bastasse, la trasformazione del burattino in un bambino vero rimane un’ipotesi di libera interpretazione del pubblico: Pinocchio infatti mantiene fino alla fine il suo naso di legno. A proposito, che il più ingenuo dei personaggi diventasse scaltro nel dire bugie apposta per farsi crescere il naso e riuscire a scappare da Mangiafuoco distruggendone il camion, è un’altra terribile nuova invenzione. Bene, insegnamo ai bambini che le bugie possono servire a farci scappare dai problemi: mancava solo la Disney a peggiorare le cose. Un’idea bislacca, ma non più di quanto lo sia la scena in cui Pinocchio, recandosi a scuola baldanzoso, si ferma ad analizzare come un fine gastroenterologo l’escremento di un animale per strada e se ne va urlando “Non vedo l’ora di imparare tutte queste cose a scuola!”. Vogliamo prenderla come una battuta riuscita male, perché viceversa dovremmo pensare che la scuola insegni solo cagate.

Insomma, questo Pinocchio è totalmente un altro film, assolutamente bocciato e sconsigliato per non farci rovinare ciò che di bello è rimasto nella nostra cultura cinematografica. Non sprecate un’ora e mezza così: fate vedere ai vostri figli direttamente la pellicola del 1940. Anche se Disney+ vi rammenterà che ci sono scene in cui si vedrà del tabacco, sarà comunque meglio che vedere un burattino spulciare delle feci per strada. Anche perché, stravolgendone così la storia, persino la morale finale spiegata dal Grillo sembra troppo stiracchiata. Come può Tom Hanks essersi prestato a questo remake? Da italiani, potremmo chiedere un risarcimento per avere rovinato una delle più belle fiabe di sempre.

Massimiliano Beneggi