Ci vorrebbe sempre una Carla Bruni in ogni teatro. Sarebbe trasmessa energia positiva ovunque e ci si innamorerebbe immediatamente della vita. No, non è una provocazione: forse si è sempre sottovalutato non tanto il suo talento (riconosciuto ma più o meno apprezzato a seconda dei gusti di chi ascolta) quanto la sua forza energetica e umana. Ieri 6 luglio, al Teatro Dal Verme di Milano, però, anche l’Italia è tornata finalmente a rendersene conto. Ci vorrebbe una Carla Bruni in ogni teatro ogni sera.

Regala bella musica, simpatia, amore, autoironia, bellezza (non se ne abbia a male nessuno, ma ogni tanto è anche piacevole vedere su un palcoscenico una bellezza elegante che profuma di sincerità) e tanta sensualità. Per un’ora canta coinvolgendo il pubblico, nell’appuntamento più atteso della rassegna Worm Up del Dal Verme, che ospita fino a luglio artisti di caratura internazionale rari per non dire impossibile da trovare altrove.

Carla Bruni mette d’accordo tutti: giovani e anziani, eterosessuali e omosessuali, italiani e francesi. Sembra quasi provenire da un mondo delle favole, dove tutto è perfetto e l’amore trionfa sempre su ogni cosa. Lei ne è fermamente convinta e si fa profeta di questa idea, a cui è bello credere, perché male non fa. Permette, in un momento storico nel quale la musica serve come strumento persuasivo di chi non crede più a questo mondo, una Carla Bruni che trasmette positività è oro che cola.

Si muove come una gatta. Parla pochissimo tra una canzone e l’altra, ma lo fa con sospiri che somigliano a un elegante orgasmo e con cui lei ama giocare per divertire il pubblico. Carla Bruni è trasgressione e purezza allo stesso tempo. Delicata, semplice, lontana dagli eccessi: diva assoluta che non mette soggezione. Il suo spettacolo musicale propone canzoni del suo repertorio (ovviamente Quelqu’un m’a dit, ma anche Quelque chose, Un grand amour) e cover famosissime, che ha saputo fare proprie alla sua maniera (Il cielo in una stanza, Moon river, The winner takes it all, Miss you).

Si arriva insomma anche agli Abba e ai Rolling Stones. L’energia che arriva è meravigliosa e serve tantissimo alla frenetica Milano. Immaginate come Carla Bruni potrebbe cantare, senza timore di confronti con gli originali, capisaldi della nostra musica come Champagne, Io amo, Amore bello ma anche canzoni per bambini come Piccoli problemi di cuore. Fatele cantare l’amore, lei saprà regalare sempre emozioni sorprendenti.

Ecco, è ora che l’Italia, da sempre a caccia di artisti e opere d’arte peninsulari e trafugate dai cugini francesi, smetta di fare battaglie per la Gioconda e si preoccupi di più di Carla Bruni. Una come lei ci vorrebbe in ogni teatro, farebbe solo il bene del pubblico che ha bisogno di vivere qualcosa di serio ma non serioso. Chi più di vent’anni fa storceva il naso di fronte a una modella che cantava, si ricrederebbe all’istante.

La rassegna Worm up del Teatro Dal Verme continuerà così: Hania Rani, star della musica neoclassica, l’8 luglio. Il 10 luglio sarà la volta di Matteo Mancuso e dei Kokoroko, il 13 luglio chiude la rassegna il Quinteto Astor Piazzolla insieme all’Orchestra I Pomeriggi Musicali in un viaggio tra i capolavori del Nuevo Tango negli arrangiamenti sinfonici del maestro argentino.

Massimiliano Beneggi

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