È in scena fino al 31 dicembre, al Teatro Menotti di Milano, Ahi Maria! – Un Teatro canzone per Rino Gaetano (produzione Tieffe), di Emilio Russo. Direzione artistica di. Alessandro Nisi. Atto unico, 75 minuti. Ecco la recensione.

IL CAST

Andrea Miró, Camilla Barbarito, Laura Frascari, Federica Garavaglia, Francesca Tripaldi, Sofia Weck e Maria Luisa Zaltron. Scene Lucia Rho; Costumi Pamela Aicardi; Assistente di produzione Debora La Rocca. Arrangiamenti musicali e Direzione Artistica Alessandro Nidi.

Comincia con un elenco di titoli dei brani tratti dai sette album di Rino Gaetano il teatro canzone dedicato al cantautore di Gianna. Titoli che, accuratamente messi in un certo ordine e recitati a dovere, danno l’impressione di formare un unico grande monologo pieno di senso. Invece il senso probabilmente non c’è, esattamente come quelle canzoni diventate comunque simbolo di ideologie e rivoluzioni sociali. Non ci sono spazio e tempo: si vive un’ora e un quarto dichiaratamente in una dimensione surreale.

Foto Gianfranco Ferraro

In pochi forse conoscono davvero Rino Gaetano, al di là di tanta retorica che ogni tanto viene utilizzata, assurgendo il cantautore calabrese a un intellettuale sofisticato di cui fare una bandiera politica, con un fascino radical chic. Non è così: Rino Gaetano era diretto, senza peli sulla lingua e ha pagato lo snobismo dei potenti proprio con il suo linguaggio popolare. Non ha mai voluto essere un intellettuale, ma ha saputo prendere in giro tutti, attribuendo aggettivi nonsense a nomi di donna diventati iconici insieme a quegli stessi appellativi. Non ha mai cercato il consenso, ma lo ha ottenuto attraverso il suo modo di essere libero, semplice, dalla parte dei giovani. Dalla parte delle idee, sarcastici nei confronti delle contraddizioni sociali.

In pochi conoscono Rino Gaetano, ma tra questi ci sono la produzione e il cast di Ahi Maria!. Una formazione di sette elementi tutta al femminile canta, recita, suona, mima, raccontando non tanto la vita di Rino, terminata troppo presto, quanto il suo pensiero, il suo modo di essere romantico, coraggioso, fuori dall’ordinario, forse anarchico. Sicuramente vero.

Sul palcoscenico una grande parete composta da patch adesivi bianchi viene riempita di frasi che Gaetano inserì nei suoi testi pensando solo di sfogarsi, non conscio di dare avvio a concetti filosofici che avrebbero poi assunto il suo nome. La profonda conoscenza musicale di Andrea Mirò, che quando si dedica al racconto di un artista ne abbraccia con seria professionalità anche e soprattutto il lato umano, guida un ensemble di talenti polistrumentiste di raro valore. Fisarmonica, chitarra, archi, fiati, percussioni, xilofono: non manca nulla nella vivacità dello spettacolo. Le protagoniste, rievocando Rino, si presentano con cilindri, gilet e t-shirt a righe orizzontali e subito mettono nell’atmosfera giusta il pubblico, che apprezza. La crescita dello show, in cui si alternano canzoni allegre a quelle malinconiche, da Il cielo è sempre più blu ad Aida, passando per A mano a mano, si evince anche dagli applausi, che diventano sempre più scroscianti un’esibizione dopo l’altra. Finale da applausi con la rivisitazione 4.0 di Nun te reggae più, brano all’avanguardia 45 anni fa e sempre valido come modo di esprimersi nei confronti di una società estremista, mai equilibrata. Spicca in particolare Maria Luisa Zaltron: voce straordinaria, recitazione espressiva, passa da uno strumento all’altro coinvolgendo, sa fare tutto. Persino scrivere sul muro una frase mentre ne sta dicendo un’altra, un secondo dopo aver cantato ulteriori altri versi. Sbalorditiva.

Chi conosce Rino Gaetano apprezzerà sicuramente, chi non lo conosce ha l’opportunità di farlo attraverso chi dimostra di conoscerlo davvero. Perché di Rino più della biografia, va abbracciata la filosofia di vita. Fino al 31 dicembre, al Menotti non c’è un omaggio, ma una vera festa di fine anno, carica di ironia sottile, dove il protagonista è il grande assente. Il grande Rino.

Massimiliano Beneggi