È luogo comune immaginarsi il centro della cultura nei capoluoghi, come se periferie e province non abbiano la stessa forza espressiva. Tutto il contrario. Con buona pace di Ezra Pound, secondo cui “il provincialismo è ignoranza con una volontà di uniformità”, se c’è una realtà in cui la cultura è particolarmente sentita è proprio la provincia, dove ogni evento si rivela ancor più partecipato e valorizzato, senza passare inosservato nel tritacarne di un catalogo di proposte esasperato. Casomai il vero provincialismo è solo nell’atteggiamento di alcuni utenti del web, alla ricerca continua della solita notizia intrisa di superficialità, intorno alla quale si può lasciare lavorare persino l’intelligenza artificiale. Per fortuna, però, il web non fa solo danni: consente ormai anche alle riviste locali di arrivare oltre il proprio perimetro, incentivando il turismo.

Ne abbiamo parlato con Silvestro Pascarella, direttore de La Prealpina, storico quotidiano della provincia di Varese, di cui orgogliosamente rivendica le origini comuni a tante autorità regionali: “Dal punto di vista istituzionale siamo ormai da anni molto rappresentati. Oltre al Presidente di Regione, che da Maroni al doppio mandato di Fontana sembra destinato a cittadini varesini, abbiamo anche l’assessore regionale alla cultura, Francesca Caruso, originaria di Gallarate”.

In effetti è una zona ricca di teatri e spazi per musei, a cominciare dal Maga di Gallarate.

Quello senza dubbio è uno dei più importanti, che i turisti scoprono dalle pubblicità già arrivando a Malpensa. Sicuramente la tradizione dei teatri di Varese, Gallarate e del Teatro Sociale di Busto Arsizio creano proposte in grado di coinvolgere il pubblico ben oltre la nostra provincia. Stessa cosa vale per le mostre, come quella di Gallarate dedicata a Kandinsky, fuori fino a fine aprile.

Una mostra partita solo due settimane fa e che sta riscontrando un grandissimo successo, nonostante la concorrenza dell’Artigiano in fiera.

Vero. Sulla cultura non ci si può proprio lamentare: è un settore molto vivace che permette alla provincia di ospitare alcuni tra gli eventi e gli spettacoli più importanti. Nella maggior parte dei casi si tratta di produzioni nuovissime, che si vedono solo poco prima a Milano.

È verosimile affermare che la provincia risponda a queste occasioni di cultura con maggiore partecipazione rispetto alle metropoli?

Direi di sì. C’è un numero di abbonati che portano avanti la tradizione da anni, rinnovando l’appuntamento di stagione in stagione. Dopo il Covid, in particolare, si è manifestato il desiderio di uscire la sera e godersi la serata di teatro. La flessione ormai è tutta a vantaggio della cultura.

Foto Federico Vagliati

Vogliamo anche ammettere che è una terra di grandi artisti…

Certo, a cominciare dai Legnanesi, che ogni volta fanno sold out con quattro serate e riempirebbero sicuramente anche se dovessero farne di ulteriori. E poi ci sono i comici di Luino e dintorni: da Enzo Iacchetti a Francesco Salvi, passando per Renato Pozzetto…sembra che l’aria di lago sia particolarmente di ispirazione artistica per i comici. A giugno Francesco Pellicini organizzerà un Festival legato proprio a questa coincidenza di grandi protagonisti.

In cosa si può migliorare?

Talvolta c’è difficoltà a fare rete, coordinarsi e mettere insieme le iniziative: nel 2025 al Busto Arsizio Film Festival c’era ospite un Premio Oscar come Giuseppe Tornatore e contemporaneamente a Varese c’erano i Cortisonici a Varese. Se non si accavallassero, tutti questi stimoli e opportunità estremamente interessanti avrebbero maggiore respiro.

Di tutti questi eventi parla molto La Prealpina che, come spesso accade con l’informazione soprattutto locale, si rivela testimone di un costumi e cultura sociali. Un bilancio 2025?

È stato un anno molto ricco, che mettiamo in archivio con una visione a più piani, tra pregi e difetti. Al di là dei fatti di cronaca, su cui l’attenzione del lettore è sempre ben focalizzata nel caso del giornale locale, abbiamo cercato di dare maggior respiro a temi di approfondimento, provando a capire come potrà essere la nostra provincia nei prossimi 5/10 anni. L’informazione locale diventa centrale, un punto di riferimento che guarda oltre. La nostra tra l’altro è una provincia particolare, perché stretta tra la Svizzera e la città di Milano: è sempre complicato quindi intuire dove propenda l’ago della bilancia.

Potendo scegliere?

No, è impossibile dare una risposta univoca. Sono davvero influenti entrambi. La Svizzera da una parte svuota la manodopera, facendo trasferire lì molti a lavorare, ma altresì porta nella provincia di Varese acquirenti e turismo, permettendo di sviluppare cose che non si potrebbero realizzare con la sola popolazione varesina. Però è un fatto che siamo stimolati dal Sud con Milano. Ormai siamo una provincia multicentrica, che ha caratteristiche diverse da 30 anni fa.

Forse le fake news con l’informazione locale sono meno frequenti, ma l’imperversare dell’AI come si combatte nel giornalismo?

È una battaglia, perché c’è sempre chi prova a fare il furbo a discapito di chi lavora seriamente, cercando notizie e costruendo articoli. Il vero problema è da sempre saccheggio delle notizie da parte di terzi. Veniamo cannibalizzati in particolare da siti che si mostrano come autorevoli informatori di giornalismo locale, quando invece non fanno altro che abbonarsi a La Prealpina e alle 6 del mattino ci rubano le notizie. È un male che non si riesce a estirpare. È una vergogna che viviamo sulla nostra pelle ogni giorno.

Massimiliano Beneggi