Il ritorno di Fiorello in tv la domenica sera alle 20.35 su Raiuno è uno straordinario concentrato di surrealtà che non può passare inosservato.

Fiorello si disinteressa di creare un programma con un filo logico, pertanto commentare la sua nuova trasmissione non richiede di comprendere cosa stia andando in onda. Non si tratta nemmeno di decidere se il programma piaccia oppure no. L’unica cosa che conta è il ritorno di Fiorello su Raiuno, con una trasmissione talmente stralunata da bastare questa ambiguità per descriverne il contenuto.

Nello studio del Tg1, Fiorello fa lanciare un servizio che, se non fosse per il linguaggio poco ortodosso e l’assurdità narrata (la sostituzione di Argentero in Doc a favore del conduttore che appare molto più figo), si potrebbe pensare sia ancora parte del telegiornale. Il logo, infatti, è ancora ben visibile sullo schermo. Successivamente Gigi D’Alessio fa l’operaio, quindi ecco un duetto di Fiorello con Annalisa sulle note di Diamante: cantano per pochissimi secondi, poi si interrompono perché “tanto la conoscono tutti”, non ha senso proseguire. Annalisa felicissima di questo duetto che sognava da tempo, così sulle ali dell’entusiasmo ricorda che a giugno 2027 sarà a San Siro (e questo è vero). Sfottò sull’addio di Milo Infante alla Rai, battute sulla mancata somiglianza tra Fiorello e Brad Pitt.

In dieci minuti si esaurisce una trasmissione di puro intrattenimento, senza né capo né coda ma col solo intento di divertire, se non di mettere in discussione la pesantezza di digestione di qualunque spettatore. Bravo Fiorello, piaccia o non piaccia è riuscito a stupire anche questa volta. A proposito di digestione, quello che davvero risulta indigeribile ancora una volta è Fabrizio Biggio: come sempre incapace di stare sullo schermo, a disagio persino al fianco del collega che lo ha voluto come spalla già cinque anni fa e con cui quindi si conosce a memoria.

Spalla a parte, 30 anni dopo Karaoke ecco che Fiorello è ancora l’unico in grado di stupire e sorprendere con la massima semplicità. In mezzo a un panorama televisivo in cui ci si inventa ogni volta di tutto per fare ascolti, il conduttore siciliano dimostra per l’ennesima volta che basta avere la padronanza del mezzo televisivo per piacere. In dieci minuti non dice nulla di intelligente, ma non dà mai l’impressione di non sapere cosa dire: l’esatto contrario di quello che avviene in numerose trasmissioni.

Massimiliano Beneggi

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