È in scena fino al 25 ottobre al Teatro Manzoni di Milano (e successivamente in tournée in tutta Italia) Fratello sole, sorella luna. Dall’opera omonima di Franco Zeffirelli, che ne fece un successo cinematografico, arriva la trasposizione teatrale diretta da Piero Maccarinelli. Produzione International Music and Arts, Agidi Srl, Fondazione Sipario Toscana – La Città del Teatro, Oliver and Friends. Ecco la recensione.

IL CAST

Giulio Pranno, Ksenia Borzak, Massimo Wertmüller, Fabrizia Sacchi,Gabriele Cicirello, Antonio Iorio, Paolo Edoardo Raiola, Andrea Galasso, Eduardo Sacchi.
Versione teatrale di Angela Demattè. Musiche originali di Riz Ortolani e Donovan musiche e arrangiamenti originali Alessandro Nidi scenografie Francesco Sereni; costumi Daniele Gelsi; light designer Javier Delle Monache; con l’amichevole contributo di Tullio Solenghi assistente alla drammaturgia Lea Paiella assistente alla; regia Alessandro Gorgoni

LA TRAMA

Francesco è un ragazzo che ama le comodità della vita e il lusso, abituato così dai genitori, ricchi mercanti molto noti ad Assisi. Per il padre Pietro è fondamentale mantenere alto l’onore della famiglia almeno in apparenza: quando Francesco parte per combattere nelle Crociate, il suo primo pensiero è che il figlio possa tornare morto o vincitore. È proprio dopo quell’esperienza, invece, che Francesco tornerà sconfitto nella battaglia ma vincitore nell’animo. È lì che Francesco sceglie di rinunciare ai beni materiali e scopre la povertà come una possibilità di ricchezza interiore. In città lo prendono tutti per un pazzo, tranne Chiara, giovane aristocratica che da tempo si dedica a poveri e malati con solidarietà. A mano a mano, senza volere convincere nessuno, Francesco viene seguito da Bernardo e gli altri suoi migliori amici: a piedi nudi e vestiti solo con un saio, rigenerano la chiesa di San Damiano trasformandola in un luogo di preghiera dove anche gli emarginati si possono sentire accolti. A quel punto Francesco e suoi fratelli sono pronti per recarsi dal Papa: quale sarà la reazione delle istituzioni vaticane di fronte a un modo così nuovo di intendere la fede?

IL COMMENTO

Una delle storie più rivoluzionarie dell’umanità, difficile da riassumere in un’ora e mezza di spettacolo. Maccarinelli, sulla scia di Zeffirelli, fa una selezione di episodi, ma soprattutto compie una scelta emotiva capace di esaltare il coraggio e la sincera purezza di Francesco e Chiara. Ci si concentra molto sui dialoghi romanzati, che riescono a sottolineare l’attaccamento dei protagonisti alla loro fede in Cristo. Ne emerge perfettamente il contrasto tra una società da sempre improntata sul denaro e un Francesco davvero umano, che non nega la fatica di rinunciare ad amare una donna ma al tempo stesso trova la sua serenità amando il mondo. La scenografia è composta da fotografie di Assisi e Roma, che nella loro semplicità riescono a sposare bene la poeticità di una regia che punta a sottolineare con delicatezza l’attenzione di pochi giovani verso l’essenza della vita. Ci si lascia avvolgere dalla potenza di un messaggio straordinario. Sul finale, con la celebre canzone di Riz Ortolani, è impossibile non emozionarsi.

IL TOP

Pranno e Borzak sono due straordinari Francesco e Chiara che non lasciano luogo a malintesi sul loro rapporto: il regista vuole fare emergere solo un’amicizia sincera e una condivisione di idee. I due attori sono bravissimi a mostrare questo aspetto: Pranno porta sul palcoscenico un carattere deciso e convinto, Borzak fa trasparire una dolcezza e una concentrazione disarmanti, per cui si legge nei suoi occhi la purezza di Chiara. Per interpretare due personaggi carismatici, d’altra parte, necessitavano due protagonisti altrettanto empatici: nulla è lasciato al caso.

LA SORPRESA

Massimo Wertmuller è fedele a quanto aveva anticipato: il suo è un Pietro Bernardone umano e sbigottito più che il classico padre rabbioso che talvolta si vede nei film. Lui lo carica di una certa ironia, con una divertente inflessione dialettale umbra che colora e anima la scena. Fabrizia Sacchi, nei panni della madre di Francesco, è così materna e delicata che emoziona nel suo rapporto col figlio.

PERCHÉ VEDERLO

Tra la rivoluzione di un Francesco, che vive la fede attraverso un ritrovato rapporto con la purezza della Natura, e quella di certi ragazzini sedicenti rivoluzionari di oggi c’è chiaramente un abisso, che deve lasciare riflettere. Le mode e la necessità di sentirsi parte di un gruppo a suon di vestiti firmati si scontrano con il desiderio di sentirsi parte completa della vita, che appartiene a Francesco. Il cast di tanti bravi giovani attori di questo spettacolo conferma che dobbiamo avere ancora speranza in talenti straordinari.

Massimiliano Beneggi