ESCLUSIVA! INTERVISTA a PUPO: Ora canto e leggo Pinocchio a teatro. A Sanremo tornerei da direttore artistico…

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Un personaggio straordinario della musica leggera italiana, uno di quelli che fa bella la nostra penisola anche all’estero. Uno dei primissimi a riscuotere un successo enorme in Russia (celebre il suo album registrato in un concerto dal vivo nel 1991 nei paesi sovietici dove incantava con Lidia a Mosca). Enzo Ghinazzi, alias Pupo, è uno dei cantautori più melodici e più importanti che possiamo vantare, ma è anche un grandissimo protagonista poliedrico nel mondo dello spettacolo: sempre in prima linea senza paura di modernizzarsi in ogni campo, dalla tv dove ora è impegnato fino a metà dicembre con Strafactor su Sky Uno e, ci racconta, tùornerà a gennaio con un game show su Tv 8, fino al teatro, dove a dicembre tornerà nel nuovo progetto, che ha già ottenuto un enorme successo estivo a Chianciano, che lo vede alle prese con la famosa favola di Pinocchio, un’esperienza altissima per un toscano doc come lui. Eccolo allora in questa lunga e splendida intervista dove ci parla tanto dei suoi nuovi progetti e della sua meravigliosa carriera. Ha scritto pagine di poesie, con alcuni brani davvero intensi e di rinascita come La mia anima, Un uomo nuovo; non si è mai risparmiato polemiche (celebri quelle sui voti pilotati a Sanremo ‘84 e 2010, dove il televoto lo aveva proclamato vincitore ma qualcosa all’ultimo cambiò le sorti e lo fece arrivare secondo dietro a Scanu, o nel ‘92 quando fu deriso per La mia preghiera, privatissima canzone che decise di rendere  pubblica in un momento particolare della sua vita) e quindi qualche nemico. Ora è pronto, tra un concerto e l’altro in Ucraina, a tornare prima a Montalcino poi a Montecatini, a dicembre nei teatri con Pinocchio.

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Enzo in cosa consiste questo nuovo spettacolo su Pinocchio?

Io semplicemente leggo e canto il Pinocchio di Collodi con le musiche di Fiorenzo Carpi, che sono quelle del film di Comencini interpretato da Nino Manfredi, su adattamento di Manfredi Rutelli, grandissimo regista teatrale e anche responsabile del Teatro degli Astrusi di Montalcino e da un’idea di Jonathan Giustini. Leggo le parti essenziali, intervallate dalle canzoni di quel film stupendo come La canzone di Geppetto. Mi sono preso anche alcune licenze, per esempio ho inserito Un giorno credi che è tratta dal repertorio di Bennato. Sarò accompagnato dalla banda Buonaventura Somma di Chianciano, una banda quasi professionale che dà un sapore di paese dei balocchi a questo spettacolo straordinario: è la mia ennesima sfida teatrale che voglio portare in giro negli anni.

Tu a teatro, oltre ai tuoi concerti, hai portato anche Il grande croupier qualche anno fa. Cos’è per te il teatro?

Per uno che come me ama la comunicazione a 360 gradi, il teatro è il momento più alto e intenso in cui il momento artistico e il suo appagamento sono al top, col pubblico che risponde immediatamente alle tue provocazioni. È vita.

Cosa ti affascina di più della favola di Pinocchio?

Pinocchio è un racconto di altissimo livello morale, etico e storico che nasce in un momento in cui la Toscana era governata dai Lorena, quindi rappresenta il classico modo allegorico di protestare contro il potere come è sempre accaduto. A me viene bene interpretare Pinocchio perché sono un po’ come lui: nella mia vita ci sono sempre state le fate turchine, che sono le mie donne che mi hanno perdonato tutte le mie monellerie; in qualche modo sono stato anch’io attratto spesso in inganno dai gatti e dalle volpi, e dalle luci del paese dei Balocchi. Pinocchio  insomma è la storia della mia vita.

Un po’ come te, Pinocchio è un personaggio spesso polemico, provocatore.

È molto polemico, infatti risponde sempre, ha una risposta pronta per tutti, mi somiglia molto.

Diciamo che è una favola molto toscana, e non potrebbe essere altrimenti, quindi anche molto autoironica, e credo che anch’essa in questo tu possa ritrovarti. Quanto paga l’autoironia e quanto invece ti ha giocato contro in certi momenti? Rifaresti tutto, professionalmente?

L’autoironia agli inizi non paga, o almeno paga poco. Agli inizi forse paga di più l’arroganza, una forma di supponenza, accostata alle insicurezze che si hanno e che si devono nascondere. Alla lunga se si hanno qualità reali, l’autoironia diventa un’arma pazzesca che ti consente di entrare ovunque, io per esempio la sto usando ora a Strafactorl’altro giorno ho cantato Gelato al cioccolato all’interno di Xfactor in una versione con l’auto tunes  solo al pianoforte ed è successo il finimondo perché per l’età che ho io,  dopo 40 anni di carriera l’autoironia non solo serve a me perché mi é utile per essere più leggero e prendere le cose come se fossero un gioco, ma è anche un’arma importante nei confronti del pubblico. Naturalmente l’autoironia deve essere convinta, non deve essere un atteggiamento: io l’ho sempre usata anche in momenti in cui poteva sembrare un po’ come mostrare il tallone di Achille, la propria debolezza, ma io sono proprio così.

Tra le tue meravigliose poesie che hai cantato, qual è quella che secondo te meritava più successo e non è arrivata al pubblico? Io sto pensando a una canzone…

Ne ho parecchie che amo e che non sono arrivate, il successo e la popolarità sono concetti a volte soggettivi: io ho tre o quattro canzoni che sono indiscutibilmente di dominio pubblico, che sono Su di noiGelato al cioccolato , Firenze Santa Maria NovellaForse, ma c’é una canzone in particolare, Sei caduto anche tu, che ho scritto per mio padre ed è di altissimo livello, intensissima.

Ecco, era proprio la canzone a cui stavo pensando io! Un pezzo straordinario che mi commuove ogni volta che l’ascolto. Cosa ti spinge a rendere pubblica un’emozione così intimistica, molto privata?

Davvero pensavi a questa? Questa è telepatia. Il mio babbo era una persona che amava stare in mezzo alla gente più di me, era un genuino esibizionista pazzesco, per cui l’ho fatto per lui in maniera molto naturale.

Ricordo ancora una puntata di Piacere Raiuno in cui eravate ospiti insieme ed entravate gridando “Sono io Ghinazzi”, “No Ghinazzi sono io!”, indimenticabile. Nel libro noir La Confessione invece parli di Per voi due come della tua più bella canzone di sempre. All’epoca non era mai stata pubblicata e io mi aspettavo di sentirla prima o poi a Sanremo, invece la trovai poi nel tuo ultimo album Porno contro amore.

Per voi due è venuta purtroppo malissimo nel disco perché l abbiamo arrangiata male, ed è andata in un album particolare che aveva intorno tutto un certo tipo storia e di comunicazione. Quando provi a rimanere agganciato con la modernità purtroppo ti perdi nella gestione di un certo tipo di comunicazione che ti allontana dal curare meglio alcuni prodotti musicali: magari ti aiuta a stare sempre al passo con i tempi ma qualcosa toglie ad alcuni aspetti musicali. Ora sono molto preso da un momento in cui riconfermare alcuni aspetti legati alla televisione. A me piace molto la tv: tutto ciò che mi hanno proposto di partecipazione ai reality li ho sempre rifiutati perché non è la televisione che mi piace. Mi hanno invitato dappertutto: dai più soft tipo Ballando con le stelle, Tale e Quale Show fino ai più hard come Grande Fratello, Isola dei famosi, ma ho detto sempre no. Ora quindi sto facendo altre cose, sto facendo un programma nuovo per Tv 8 che uscirà a gennaio, un nuovo game show molto divertente.

L’anno scorso si era parlato di una tua possibile partecipazione a Sanremo con i Ricchi e Poveri. Quanto c’é di vero? C’é una canzone pronta?

Con i Ricchi e Poveri c’è un grande rapporto di amicizia e di stima e ci troviamo spesso anche nelle grandi tournée all’estero. Le possibilità di andare a Sanremo con loro però sono davvero quasi inesistenti perché io in questo momento sto seguendo altri obiettivi. Per me Sanremo  me potrebbe essere un obiettivo un domani da direttore artistico o conduttore non te lo nascondo, ma non credo che io possa essere interessato in alcun modo ad andare in gara a Sanremo.

In questo periodo vanno molto di moda le Reunion, da quella di Albano e Romina che hai peraltro tenuto a battesimo tu, ai Pooh fino a Raf e Tozzi. Hai mai pensato di proporre una reunión anche in Italia con cantanti come Cutugno, i Ricchi e Poveri che insieme a te sono i più melodici?

No ti confesso che non ci ho pensato e non me l’hanno nemmeno proposto. Se me lo proponessero ci potrei pensare, ma tra noi non c’é un legame sul genere e sul periodo dell’attività, non un vero e proprio racconto. Tra queste persone che hai citato invece c’é un racconto umano importante: magari più che una reunión potrebbe nascere un’idea per fare un grande tour con quel timbro musicale degli anni ‘80 che hanno fatto all’estero, in Russia, in Francia con grandi risultati. In Italia non lo hanno ancora fatto. Se me lo proporranno valuterò in virtù delle cose che avrò da fare nell’eventualità.

Ci sono novità nel cassetto dal punto di vista musicale?

Un sacco di giovani autori mi stanno chiamando, mi continuano a proporre canzoni e io che sono un cantautore e ho sempre scritto per me stesso a volte faccio fatica a recepire. Credo che ora ci sia la moda di ripescare  i cantanti degli anni’80 che si sono sempre mantenuti moderni come ha fatto Loredana con questo grande successo insieme a Boombadash,  però al momento non c’è nulla di concreto e di interessante di cui ti possa raccontare.

Un’ultima domanda che non posso non farti. Tu sei un grande tifoso viola, hai scritto anche una bellissima canzone che è È Fiorentina in una stagione (‘98/‘99) che sembrava da scudetto. Io ero milanista, poi ascoltando Firenze Santa Maria Novella ti ho creduto quando hai detto “Quest’anno è forte la tua Fiorentina”. Aldilà della fregatura che mi hai tirato, cos’é per te la Fiorentina?

(Ride) La Fiorentina é la mia passione da bambino: con la Fiorentina ho capito che potevo giocare la mia partita contro il mondo. Sono  nato a Ponticino un paese in provincia di Arezzo dove l’85, 90% sono juventini e io e la mia famiglia eravamo per la Viola, quindi era difficile andare contro tutti. La Fiorentina ha anche formato il mio carattere di combattente perché abbiamo sempre vinto molto poco, ed è un punto fin riferimento della mia lotta contro i mulini a vento.

Massimiliano Beneggi

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