Sanremo Giovani, la storia: 2000-2006, Baudo scopre Tatangelo e Dolcenera

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Eccoci al 2000, il Festival giunge alla 50a edizione, lo conduce ancora Fabio Fazio con la formula del “Sanremo è di tutti”, peccato che a volte sia un po’ troppo di tutti e si confonda il Festival con Quelli che il calcio. Così, tra tanti cantanti, vengono scelti 16 Giovani dove risulta anche tale Padre Alfonso Maria Parente che, più che una riedizione di Fra Cionfoli, sembra un improbabile prete di quelli che Fazio scova ogni domenica sugli spalti delle partite. A vincere è una ragazza di colore dalla voce molto potente, Jenny B, che però scorderemo abbastanza presto insieme alla sua Semplice sai. Dopo 13 anni torna tra i Giovani anche Andrea Miró, quarta con La canzone del perdono. Le vere grandi novità sono Davide De Marinis, che dopo il tormentone estivo di Troppo bella poteva bissare il successo di Britti e invece non va oltre il quinto posto con Chiedi quello che vuoi, i Tiromancino, secondi con Riccardo Sinigallia cantando Strade, e il grande Fabrizio Moro, che tra i Giovani vincerà sette anni dopo, e tra i Big 18 anni dopo, mentre con Un giorno senza fine in questo primo Festival del nuovo millennio non riscuote grande successo, sebbene la sua voce graffiante non passi inosservata a chiunque ne sappia qualcosa di musica. Nell’anno in cui tra i Big vincono gli Avion Travel, i Giovani non lasciano il segno con le canzoni, ma gli interpreti sono di buonissimo livello.

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2001, su Italia Uno inizia una trasmissione che si intitola Popstar, da cui emergeranno le Lollipop, un gruppo tutto al femminile che mal si concilia con la famosa canzone di Jo Squillo “Siamo donne oltre le gambe c’é di più”. Del resto, con Popstar iniziano i talent show, la qualità si abbassa e nessuno osa dire niente, ma anche Sanremo Giovani ne risente: da questo momento sarà bello avere due cantanti preziosi per ogni edizione, e non sempre li troveremo. A condurre nel 2001 è Raffaella Carrá sotto la direzione artistica di Mario Maffucci, un grande amministratore della Rai che sa molto di spettacolo e poco di musica, sebbene il figlio diventerà importante con Gli Zero Assoluto. La commissione artistica invece è presieduta da Pino Donaggio che con i colleghi seleziona i 16 Giovani. La giuria di qualità vede, tra gli altri, Margherita Buy, Piero Chiambretti e Giovanni Veronesi, forse si poteva fare di meglio. Nel panorama musicale rimarrà, e con notevole successo, solo un ex Timoria, Francesco Renga, che canta Raccontami ed esprime una voce pulita e sempre intonatissima. Tutti gli altri saranno dimenticati: i vincitori sono un gruppo di ragazzini che si fannno chiamare Gazosa: la loro hit non sarà Stai con me forever che portano a Sanremo ma wwwMipiacitu, che sarà sponsor della Omnitel nell’estate. Dopodiché, la baby band scoperta da Caterina Caselli sparirà dalla circolazione, senza dispiacere di nessuno, ma non per scarsa qualità, quanto perché non siamo ancora abituati a vedere bambini che fanno cose da grandi, come accadrà invece solo una decina di anni dopo. Francesco Boccia e Giada Caliendo portano un tormentone intitolato Turuturu, sugli innamoramenti giovanili che fanno perdere la testa: anche loro però non avranno seguito. I Velvet, Nascosto dietro un vetro, rimarranno eterni incompiuti.

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Il 2002 segna il ritorno di Pippo Baudo, e quindi qualche segnale di risveglio. Sedici Giovani in gara, presentati nella trasmissione di novembre, sei eliminati con voto della giuria demoscopica che si somma a quella definita di qualità, dove continua a risultare strana la presenza di Enrico Vanzina. Marco Morandi stavolta è da solo, ma la sua Che ne so lo costringerà a darsi da fare a teatro più che a Sanremo. Non è il solo figlio d’arte: You and Me, cantata con colori verdi che richiamano quelli della Omnitel che peraltro ha un’opzione telefonica che si chiama proprio come il titolo della canzone, sarebbe anche orecchiabile, se solo venisse cantata da una voce più intonata di quella di Giacomo Celentano, eliminato immediatamente. La Dual Gang spopola con un Sarà la primavera anche nei mesi successivi al Festival, vinto meritatamente dalla quindicenne Anna Tatangelo che interpreta Doppiamente fragili. Ancora una volta, le scoperte di Pippo non deludono.

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Baudo si ripete nel 2003, dove stavolta ha voluto fare una vera e propria striscia settimanale co-condotta con Claudio Cecchetto per scovare i 16 Giovani. La trasmissione si intitola Sarà Sanremo. La giuria di qualità cambia ogni sera e contribuisce per il 25%  alla votazione finale, stavolta sono quasi, quasi, tutti nomi che conoscono perlomeno un pentagramma. Le polemiche sono tutte per la partecipazione della dodicenne Alina, che deve cantare entro mezzanotte, e arriva seconda con Un piccolo amore; Gianni Fiorellino torna con Bastava un niente ma non ottiene niente più che una futura partecipazione a Music Farm. A vincere è l’unica (grandissima) rivelazione dell’anno: Emanuela Trane è una cantautrice bravissima che sa davvero cosa voglia dire emozionare con la voce. Trionfa lei con Siamo tutti là fuori, che canta piano e voce con grinta e con un nome che non si toglierà mai più in onore di una canzone di De André: Dolcenera.

Il boicottaggio delle major discografiche del 2004 costringe di fatto il direttore artistico Tony Renis, in perenne polemica con la conduttrice Simona Ventura, a fare la scelta di non fare la gara dei Giovani, ma di unire tutti i 24 cantanti sotto un’unica categoria. I veri Big sono pochissimi, e in effetti è un’occasione ghiottissima per tanti emergenti di essere nella categoria massima al primo colpo: tra loro ricorderemo Meneguzzi, Venuti, Pacifico. Da questo anno entra in vigore il televoto.

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Nel 2005 arriva a Sanremo Paolo Bonolis, che affida la direzione artistica musicale a Gianmarco Mazzi dopo l’ennesima polemica della Rai con Baudo che avrebbe dovuto avere il ruolo di direttore artistico. I Giovani sono 12, ma quasi si confondono perché quell’anno anche i Big sono divisi per categorie. E anche quest’anno, quindi, il vincitore dei Giovani va poi nel rush finale a giocarsi il primo posto con i vincitori delle altre categorie (uomini, donne, gruppi, classic). Bonolis spingerà molto, nella trasmissione Affari tuoi, l’ironica canzone Ci vuole K dei Concido, ma i gruppi che faranno la storia sono altri due: Modà, che portano Riesci a innamorarmi, e i Negramaro, i cui fan ancora non dormono sonni tranquilli per l’eliminazione clamorosa di Mentre tutto scorre. A vincere una bella ragazza di Varese che verrà un po’ dimenticata fino all’ingresso di una girl band, le Deva, nel 2017: Laura Bono canta Non credo nei miracoli, che ancora oggi è tra le più amate nei karaoke. Pochi giorni prima del Festival pesa l’esclusione dell’emergente Povia, la cui I bambini fanno oh è stata interpretata prima dell’esecuzione inedita sanremese: pur se squalificata,  Bonolis la utilizza nelle cinque serate per una campagna benefica, e la canzone diventa un successo che aprirà la porta a Povia per la vittoria tra i Big l’anno dopo.

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Lo stesso meccanismo del 2005 si ribadisce nel 2006: avrebbe dovuto condurre Paolo Limiti, invece i vertici Rai hanno voluto imporre Giorgio Panariello, che dopo il flop sanremese sarà costretto per diversi anni a non andare più in onda con suo programma. I Giovani di grande spessore stavolta sono due: Simone Cristicchi, già noto per Vorrei cantare come Biagio Antonacci, arriva alla finale con Che bella gente, mentre L’Aura viene eliminata con Irraggiungibile. La giuria non si accorge di Helena Hellwig, che ha già avuto la possibilità di cantare con Bocelli. Vince il cantautore Riccardo Maffoni, vincitore a Castocaro quattro anni prima, con la malinconica Sole negli occhi, ma di lui si sentirà parlare pochissimo.

Massimiliano Beneggi

 

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