Sanremo, Bertè, Ultimo e Cristicchi i migliori. Malissimo Patty Pravo, eccezionale Baglioni

Ieri sera è cominciato il 69esimo Festival di Sanremo. Ventiquattro canzoni, ritmi serrati, organizzazione quasi perfetta di Claudio Baglioni. Quasi, perché con 24 canzoni da ascoltare diventa una forzatura ridurre l’ultima esibizione alla 1.05, e gli ospiti (che emozione ma rivedere vent’anni dopo Bocelli e Giorgia sul palco che li ha lanciati! -meglio leggerne solo l’emozione e non la personale constatazione degli anni che passano sennò ci facciamo prendere dalla depressione-) sarebbero a questo punto evitabili. Ancora di più lo sarebbe stata l’esibizione de La vecchia fattoria. Deludente Santamaria, peccato per il playback utilizzato nello sketch della Raffaele con Favino. Virginia poco comica, ma irresistibile quando fa l’imitazione di Patty Pravo davanti all’originale, che se ci avesse lasciato il suo ricordo sanremese a tre anni fa con Cieli immensi sarebbe stato meglio: decisamente inguardabile e inascoltabile nel duetto che sembra nato per caso con Briga. Bisio fa Bisio, e ovviamente funziona benissimo: monologo e capacità di improvvisazione straordinari. Baglioni è il direttore artistico, e la sua presenza sul palco è come quella dello scorso anno, per cui si limita a qualche esibizione canora, sigla superlativa compresa.

Le canzoni sono oggettivamente poco commentabili con una sola esibizione dal vivo al primo ascolto, ma Loredana Bertè è la più convincente come sempre col suo rock, insieme a Ultimo e Cristicchi . Bene di impatto Irama, Nigiotti, Il Volo, Ex Otago, Renga, Lauro, Tatangelo e Arisa, la più orecchiabile. Ma sono tutti da riascoltare, magari non oltre la mezzanotte, che è un orario un po’ proibitivo per apprezzare una canzone. Evitabile anche la classifica provvisoria, che crea suspense ma anche qualche disagio essendo valida solo per il 30%, e rischiando di influenzare i voti successivi. Comunque Sanremo è iniziato, finalmente, tra stasera e domani la rosa dei favoriti sarà più chiara. Ci sono tutti, manca solo Dorelli. Già, a sessant’anni dal successo di Piove sarebbe stato bello un tributo al più grande crooner italiano. Peccato, ma per il resto bravo Baglioni!

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