Sanremo, standing ovation per la Bertè, verso il podio

Seconda serata del Festival, si confermano le impressioni di martedì sera. Lo show diventa un po’ più sciolto e snello ma lascia viva qualche perplessità, le canzoni sono quasi tutte belle, seguono senza alcun dubbio il genere musicale indie e melodico che funziona oggi, e persino la trap di Achille Lauro con la sua Roll Royce risulta orecchiabile e scoppiettante (da sottolineare che di vera trap c’è comunque poco in questo brano). Loredana Bertè riceve una standing ovation sulla fiducia per la sua straordinaria carriera e per la canzone Cosa ti aspetti da me, di sicuro non per l’esecuzione di ieri sera dove non ha preso una nota nemmeno a volerlo, pur con una grinta invidiabile. È nei preferiti sia della stampa sia della giuria demoscopica, il podio finale dovrebbe essere una formalità. Arisa ha una delle canzoni più difficili, nella sua ci sono praticamente tre brani diversi fatti di diesis e di note particolarissime: lei è bravissima e come al solito molto simpatica e orecchiabile, anche se verrà capita solo dopo il Festival. Paola Turci è la più sexy ed elegante, come la sua canzone, dove non sbaglia mai, ma la melodia é quasi uguale alle precedenti. Non come Nek, che qualunque brano canti -la sua canzone è scritta da Paolo Antonacci, figlio di Biagio- sembra sia sempre lo stesso con parole diverse. Ghemon è il classico rapper messo lì per soddisfare i gusti musicali un po’ di tutti, ma a Sanremo non c’entra nulla: se al suo posto ci fossero stati Carone e i Dear Jack avremmo guadagnato una qualità in più. Il Volo non brillano in umiltà e simpatia, ma il loro talento è indiscutibile, ed è ammirevole come portino in giro per il mondo il bel canto all’italiana. Anche per loro tripudio di applausi, e Baglioni sorride compiaciuto facendo trasparire la sua preferenza. Silvestri è intenso e originale e si candida al Premio della Critica a cui è abbonato, Federica Carta e Shade sono frizzanti e orecchiabili anche loro. I più indie sono gli Ex otago, che a quanto pare però non piacciono troppo alle giurie: saranno tra i più trasmessi in radio sicuramente, come i Negrita, bella presenza rock che si accompagneranno venerdì con Ruggeri (e chi se non il padre del rock melodico italiano?).

Virginia Raffaele è bravissima, e lo conferma con l’ironia che mette nell’interpretazione della Boheme, dove fischia intonata come nessun altro, ma è l’unico guizzo della comica che ha fatto la sua fortuna con le imitazioni, che invece non ripete quest’anno. Per avere la Raffaele che non fa quello di cui è più capace, sarebbe stato facile trovare anche un’altra conduttrice brava che magari non era mai stata a Sanremo. Bisio è divertente ma brilla solo con la Hunziker, che accende lo show. E poi lui, il grande Claudio Baglioni che, presentato da un Pippo Baudo francamente presente per troppo poco tempo sul palco per non risultare ripetitivo, canta la sua Questo piccolo grande amore, che era mancata l’anno scorso. Claudio ha la voce più bella che possiamo vantare, degna di quella di Demis Roussos, roba che in Italia non abbiamo mai avuto insomma. Ospiti: Cocciante e Mannoia sono la storia straordinaria, ma è con Mengoni che canta Emozioni di Battisti insieme a Baglioni che scende la lacrima.

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