Sanremo, la terza è la serata delle emozioni. E continuano le lacrime di coccodrillo…

Terza serata del Festival, forse la più bella fino a questo momento. Una serata intensa, come il nero dei capelli di Antonello Venditti che, parrucchiere a parte, regala l’apice della 69a edizione del Festival. Prima canta Sotto il segno dei pesci, poi duetta con Baglioni in Notte prima degli esami e l’Ariston gli tributa una standing ovation, perché è come ascoltare un disco: perfetto in ogni cosa che faccia. Simpatico, e soprattutto da brividi. Anche gli altri ospiti sono straordinari: Raf e Tozzi ci riportano agli anni che furono e ci ricordano che siamo figli di una generazione che ha conosciuto solo bella musica. Sono tutti concerti a cui partecipare è un dovere, come quello di Alessandra Amoroso, che canta il suo Dalla tua parte e poi duetta con Baglioni e si emoziona. Tante le lacrime ieri sera: di Serena Rossi, che dopo Almeno tu nell’universo guarda verso il cielo, saluta Mia Martini, e chiede scusa a Mimí da quel palco che le ha tanto tolto, di Rovazzi che saluta il padre scomparso e del pubblico che si commuove a sentire Claudio cantare E tu. Bravissimi tutti, anche Ornella Vanoni, che non ci risolve il dubbio se ci sia o ci faccia ma regala tanto divertimento con la voce più particolare e musicale che abbiamo mai avuto nella storia. I conduttori sono macchinosi, ripetitivi e sembrano più impegnati a rispondere con frecciate alle polemiche più che a presentare: per fortuna c’è un direttore artistico molto ironico che sa risolvere tutto con la musica.

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Le canzoni sono davvero belle, e la terza serata lo conferma, stasera avremo più certezze ma Ultimo sembra proiettato verso una vittoria già sua, con una voce stupendamente profonda, anche se è più bello vederlo cantare al pianoforte. I tuoi particolari racconta della consapevolezza dell’importanza del partner quando non c’è più, con tutti quei dettagli che fino a quel momento sembravano una dovuta abitudine. Tema simile per Anna Tatangelo, che ha una bella canzone, melodica, ma rischia di passare nell’anonimato con la canzone più matura della sua carriera. Ha una voce sempre potente e intonata, ma Anna non osa troppo musicalmente, e i gusti dei giovani stanno cambiando. E se gli Zen Circus sono troppo poco sanremesi, Irama si inserisce in una dinamica romantica e assolutamente perfetta per il Festival. La sensazione è che il suo testo dedicato a una bambina malata di cuore arriverà all’animo delle persone solo tra stasera e sabato, ma la melodia già piace. Standing ovation per un emozionato Cristicchi che conferma di essere un vero poeta che le sue canzoni le recita e le interpreta. Il duo napoletano D’Angelo-Cori è qualcosa di sublime, poco capito dalle giurie, ma un bellissimo mix di melodia e tradizione. Anche Motta arriverà al pubblico un po’ più tardi. La sua è una bella riflessione sociopolitica sul destino tricolore, e la sua musica indie viaggerà moltissimo in radio. Enrico Nigiotti con Nonno Hollywood mette in campo sentimenti e cantautorato che non punta a vincere ma ha una delle canzoni più belle in assoluto. E stasera il duetto con Jannacci incuriosisce parecchio. Renga canta bene, padronanza del palcoscenico come nessun altro: è sereno, è la prima volta che non è al Festival da favorito e la sua voglia di rinascere emerge con questa Aspetto che torni, che però sembra un genere un po’ superato in questa veloce dinamica discografica. Le radio trasmetteranno tantissimo Boomdabash, forse meno Mahmood, che pare il meno convincente. La canzone di Patty Pravo e Briga ha un bell’arrangiamento ma non è niente di sconvolgente: lo è, in negativo, l’esibizione della regina del Piper, che preferiremmo fingere non sia su quel palco, per salvaguardarne la carriera.

68th Sanremo Music Festival 2018

Tributi: dopo Luttazzi, Pino Daniele, Battisti, Frizzi, Quartetto Cetra, è la volta di Endrigo e Mia Martini. Per essere omaggiati a Sanremo, dopo tante umiliazioni, bisogna essere passati a miglior vita. Stasera sarebbe bello un tributo a Mino Reitano, così giusto per rimanere sulla stessa linea.

Massimiliano Beneggi 

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