Sanremo 2019, il silenzioso successo di Boomdabash

Abbiamo parlato oggi dei Sanremo che furono, di quello che sarà, ma da due mesi è terminata una delle edizioni più belle e più ricche sotto il profilo musicale. Il duello Ultimo-Mahmood, che prosegue nelle vendite a clamoroso vantaggio del cantautore romano, rischia di offuscare le altre novità del secondo Festival targato Baglioni, ma i numeri parlano chiaro e di fronte a quelli non ci si può chiudere nel silenzio. C’è un gruppo che, mestamente, continua a presenziare nell’hit Parade con il singolo Per un milione: parliamo ovviamente di Boomdabash. Lo scorso anno con Non mi dire no hanno rilanciato la grande Loredana Bertè, non a caso una delle più acclamate all’ultimo Festival, ora il gruppo di rapper ha portato al successo questo brano arrivato, come dicevamo già due mesi fa, forse un po’ troppo in anticipo per potersi affermare anche in estate, ma è da considerarsi sicuramente solo un preludio al nuovo tormentone che porteranno sulla scena nelle prossime settimane. Che magari sarà la stessa canzone remixata con Cupido, Que te enamore.

Per un milione, che vede tra gli autori anche le firme importanti di Federica Abbate e di Alfredo Rapetti, non è certo uno dei brani che eccelle per originalità né tantomeno per coerenza del testo, ma la melodia del ritornello che si ripete come le parole è la garanzia di questo successo tormentone di inizio 2019. Sia chiaro non c’è mai una necessità di criticare a ogni costo, ma giustificare la volontà di un ritorno della donna che se n’è andata con il paragone all’attesa che una nonna può avere per il terno al lotto (che difficilmente si realizza) o in quella di una mamma che attende il figlio fuori da scuola (che al contrario deve accadere) mostra un minimo di confusione in chi ha scritto il testo. Lui attende che lei ritorni, perché niente vale come lei, che non si cambierebbe per niente al mondo, nemmeno per un milione: forse l’unico paragone azzeccato, fra tante metafore impacciate sull’attesa, è quello col ritornello della canzone preferita che si aspetta sin dall’inizio ad un concerto. Di sicuro il tempo scorre in maniera del tutto stravolta, quasi a rimarcare una durata di bergsoniana memoria: l’attesa aumenta il desiderio, ovvero lui la sta idealizzando dopo che lo ha lasciato. Di lei non si hanno tracce nella canzone, non si sentono possibilità di riallacciamenti se non nelle speranze di lui che la stringerebbe forte infiammando l’atmosfera e che vede in lei la luce che accende persino il sole.

Ovviamente la musica fa andare oltre le contraddizioni e le banalità di un testo che sembra volere evitare la retorica e quindi diventa una macedonia di sentimenti dove sta bene qualunque emozione di attesa. Compresa quella riciclata più volte del bambino che aspetta Natale (si sono messi in sei a partorire questa originale metafora!). E si balla tanto con i Boomdabash, vere rivelazioni di questo ultimo Festival di Sanremo. Loro piacciono, imposti dalle radio, divertono, sorprendono le vendite come hanno stupito il palco dell’Ariston. Sanremo li ha consacrati: quando indovini due brani consecutivi allora se non sei un leader della musica sei almeno un genio che ha capito come cavalcare l’onda del momento. La voce dei ragazzi è convincente, la musica e gli arrangiamenti anche: il talento per una volta è vero, e in sordina ha accattivato anche il pubblico che continua a premiare il gruppo. Il testo, come detto, è semplicemente singolare sia scritto da sei persone, ma è in linea con la spensieratezza richiesta da ogni ripetitivo tormentone. E quest’estate? Torneranno con un nuovo singolo, ma da soli o ancora con qualche feautiring?

Massimiliano Beneggi

Ti aspetterò
Perché sei tu che porti il sole
E non c’è niente al mondo di migliore
Di te, nemmeno vincere un milione
Ti giuro che l’attesa aumenta il desiderio
È un conto alla rovescia col tempo a rilento
Però ti sto aspettando come aspetto un treno
Come mia nonna aspetta un terno
Aspetterò che torni come aspetto il sole
Mentre sto camminando sotto un acquazzone
Come una mamma aspetta quell’ecografia
Spero che prenda da te
Ma con la testa mia
Ti aspetto come i lidi aspettano l’estate
Come le mogli dei soldati aspettano i mariti
Ti aspetto come i bimbi aspettano il Natale
Come i signori col cartello aspettano agli arrivi
E non è mai per me
Ti aspetterò
Come il caffè a letto a colazione
Come ad un concerto dall’inizio
Si aspetta il ritornello di quella canzone
Ti aspetterò
Perché sei tu che porti il sole
E non c’è niente al mondo di migliore
Di te, nemmeno vincere un milione
Non c’è niente al mondo
Che vorrei di più di te
Di più di quel che adesso c’è già fra di noi
Nemmeno un milione
Non c’è niente al mondo che farei io senza te
Perché io non ti cambierei nemmeno per
Nemmeno per un milione
Se mi cercherai io ti aspetto qui
Ti mando la posizione
Così se poi mi raggiungi
E poi ti stringo forte, questa volta non sfuggi
Non ti perderò più
Aspetterò che torni come aspetto il mare
Mentre sto camminando sotto il temporale
Come una mamma aspetta il figlio fuori scuola
Ti aspetto come chi vorrebbe riabbracciarlo ancora
Ti aspetto come il gol che sblocca la partita
Come le mogli dei soldati aspettano i mariti
Ma già l’attesa è fantastica
Noi come benzina in questo mondo di plastica
Ti aspetterò
Come il caffè a letto a colazione
Come ad un concerto dall’inizio
Si aspetta il ritornello di quella canzone
Ti aspetterò
Perché sei tu che porti il sole
E non c’è niente al mondo di migliore
Di te, nemmeno vincere un milione
Non c’è niente al mondo
Che vorrei di più di te
Di più di quel che adesso c’è già fra di noi
Nemmeno un milione
Non c’è niente al mondo che farei io senza te
Perché io non ti cambierei nemmeno per
Nemmeno per un milione

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