I La Rua: vogliamo fare come il Parma di Malesani. E Dio è ancora morto

Sono ragazzi che fanno la musica che amano e non intendono cambiare solo per assoggettarsi comodamente a certe dinamiche di mercato, e già questa è una qualità rara che noi, come sempre, vogliamo valorizzare al massimo. Fanno loro la massima kantiana secondo cui bisogna agire in modo che la propria regola possa diventare quella degli altri, senza lasciarsi invece condizionare dall’esterno. I La Rua a piccoli importanti passi stanno diventando ormai protagonisti della scena musicale italiana, con partecipazioni a Sanremo Giovani (Tutta la vita questa vita fu scartata alle selezioni da Massimo Ranieri nel 2016 per essere promossa in diretta tv da Carlo Conti come sigla del Dopofestival 2017), Amici, Sanremo World Tour (la grande novità di quest’anno dedicata ai migliori classificati di Sanremo Giovani, dove hanno sfiorato la vittoria, evitando il furbesco tentativo di altri colleghi di unirsi in featuring con altri Big per essere di diritto nella gara di febbraio) e ai concerti del Primo maggio, che li vedrà sul palco di piazza San Giovanni anche quest’anno.

Dopo Alla mia età si vola, quindi, che hanno portato in giro in questi mesi, ora hanno lanciato il nuovo singolo Alta velocità, contenuto nell’album uscito venerdì scorso, intitolato Nessuno Segna Da Solo, che è un po’ la loro filosofia di vita, come ci spiega in questa intervista Daniele Incicco, il frontman di questo gruppo nato ormai nel 2012. Il nuovo lavoro comprende anche il featuring con Federica Carta, Sull’orlo di una crisi d’amore, e si serve di una prestigiosa collaborazione di scrittura con Elisa.

Alta velocità é un brano dal ritmo decisamente estivo e frizzante, che attraverso metafore che vanno dal frastuono della metropolitana di Milano paragonata al suono del cuore che batte forte e veloce per un nuovo colpo di fulmine fino a toccare il Parma di Malesani, che vinse sorprendendo tutta l’Europa grazie a un grande gruppo che seppe valorizzarsi andando tutti nella stessa direzione. Senza risparmiarsi troppo nell’euforia che li fa essere ubriachi nel sogno come vorrebbero esserlo nella vita e godersi spensierati i momenti felici, i La Rua descrivono così le più classiche delle storie estive, nate senza grandi obiettivi, ma spesso riuscitissime, e con la certezza di vivere pienamente quello che la vita offre. Alla vigilia del concertone del Primo Maggio, è quindi proprio Daniele a raccontarci il loro progetto.

Daniele, Alta velocità è un brano molto estivo che ha qualcosa di importante da dire sulle situazioni che nascono in modo molto rapido in questa società: perché avete scelto questa canzone per l’estate 2019?

É una canzone leggera, nella quale abbiamo voluto descrivere l’amore con metafore diverse dal solito: nel periodo estivo spesso le storie d’amore trovano un terreno più fertile. Abbiamo voluto quindi raccontarle utilizzando un gergo che si servisse anche di metafore sportive e calcistiche.

Infatti, il Parma di Malesani da dove l’hai tirato fuori?

Sono rimasto ammaliato quando nel 99 vinsero la Uefa a sorpresa, nonostante fossero una grande squadra; gli amori più belli sono quelli che nascono in modo piu strano e casuale, che nessuno si aspetta perchè sono persone che non avrebbero mai potuto amarsi tra loro, e che poi portano appunto invece a vincere delle coppe. Mi piaceva questa vicinanza tra le due cose, e nello stesso tempo volevo descrivere quell’esplosione al cuore che si prova quando si va veloci. E quando si pensa alla velocità, deve necessariamente essere un’alta velocità.

L’alta velocità è più rischiosa o opportuna per realizzare qualcosa?

I rapporti sono diversi tra loro l’uno dall’altro: certo, quelli che nascono velocemente di solito finiscono con la stessa velocità. Questa canzone racconta la potenza di un amore estivo, la sua esplosione nel momento in cui nasce senza ambizioni di durare, ma con tanta carica per vivere la novità.

Qual è in questo momento l’ambizione dei La Rua?

Fare ascoltare a più persone possibili il nostro disco che racchiude tanti messaggi personali. Vogliamo fare tanti concerti. Le apparizioni televisive sono solo un accessorio a questo live che adoriamo mettere al centro della nostra attività.

Fare un concerto del Primo maggio oggi e più facile o più difficile, considerando la situazione sociopolitica attuale?

la musica non deve risentire della situazione politica: sono due campionati diversi. Uno che vuole fare il politico non deve fare la musica e viceversa. da un certo punto di vista la musica può sensibilizzare, la difficolta e riuscire a dire quello che si pensé senza fare comizi politici. In passato piu volte ci siamo spesi per cose importanti, ma non faremo mai comizi: non è il nostro compito, se mai lo dovesse diventare faremmo un altro mestiere e si aprirebbe un’altra strada. A noi piace parlare con sincerità nella musica.

Quali sono i messaggi che volete lanciare in particolare anche dal palco di piazza San Giovanni?

Nessuno segna da solo dice tutto gia dal titolo: vogliamo sottolineare l’importanza della collettività, anche in questo periodo storico in cui l’individualismo la fa da padrona, noi cerchiamo di fare passare il concetto di squadra, fondamentale per fare qualcosa di importante. Ciascuno di noi ha delle capacità, e vanno unite tutte tra loro. L’individuo a un certo punto si ferma, il team va avanti. E poi vogliamo sottolineare quanto sia necessario prendere in mano la propria vita e farne quello che si vuole: la madre della novità è il coraggio. Incitiamo molto i giovani a creare qualcosa nella loro vita senza averne paura: bisogna prendere la propria vita e spostarla. Alla mia età si vola si apre con “Svegliati ora che il cielo ci mostra il culo”: il cielo come concetto religioso e come momento in cui non abbiamo piu una guida etica e morale, e dobbiamo crearne di nuove. Bisogna quindi anzitutto prendere coscienza di avere una vita, che va presa e non può essere lasciata lì a marcire nel tempo.

Quindi dopo tanti anni Dio è ancora morto?

In questa societa Dio è stato in parte ucciso dal dio denaro e del commercio: non ce piu spazio per la religione. Questo non lo dico io ma lo dice Umberto Galimberti. Non vuol dire lasciarlo morire o non credere in Dio, significa prendere coscienza che questo stia accadendo. La società sta portando con sé grandi novità a livello etico morale: noi dobbiamo creare ammortizzatori mentali che possano rifondare una propria personalità e un proprio io che vadano sulle rotaie di queste novità. Questo è importante anche solo farlo presente.

Oggi come oggi dunque il rifiuto è un argomento che anche a livello sociale sta facendo male al grande lavoro che può fare la collettività. Voi avete già fatto tante collaborazioni; avete avuto qualche rifiuto? Ci sono altre collaborazioni previste?

Per fare dei featuring ci vuole un obiettivo comune. Con Elisa abbiamo scritto insieme Per motivi di insicurezza e abbiamo curato Finché il cuore batte, perchè lei ha una potenza artistica assurda, conosce benissimo le nostre due facce e ha una personalità emotiva incredibile. Probabilmente non saremmo riusciti a fare la stessa cosa con produttori diversi. Il disco è stato prodotto interamente da Faini con la band: da anni abbiamo un settimo componente fisso e importantissimo. Con Federica Carta abbiamo fatto il nostro primo feat.: fino a prima non avevamo necessità di farne nei nostri brani; non è detto che in futuro non ve ne siano altri.

Un commento su Sanremo Giovani e Sanremo World Tour. Cosa ha rappresentato per voi?

E’ stata un’esperienza molto bella: siamo strafelici di avere ottenuto un grande successo, e di essere arrivati primi per il televoto. Ringraziamo quindi tutte le persone che hanno speso dei soldi per darci il loro supporto. Allo stesso tempo siamo contenti per Alessandro Mahmood che merita tantissimo la popolarità che sta riscontrando e che ha grande personalità. Dobbiamo ringraziare la Rai per il World Tour, dove c’erano posti sold out da mesi: un’esperienza fortissima, unica ed emozionante. Dobbiamo dire grazie a chi ci ha permesso di farlo.

Secondo alcuni quest’anno Sanremo Giovani ha permesso ai brani di avere una settimana dedicata a quelle canzoni, secondo altri invece ha tolto qualcosa portando ad avere un ascolto limitato alcuni brani. Secondo te Sanremo Giovani fatto così è destinato a sparire o questa formula può funzionare?

A febbraio sicuramente c’e una grandissima attenzione mediatica: se avessimo vinto si direbbe che abbiamo avuto una doppia esposizione. Per chi ha vinto la nuova formula andava a migliorare, consentendo due mesi di grande ascolto: non era mai accaduto che un Giovane avesse due mesi di totale esposizione. Per chi ha perso sicuramente c’è un po’ meno visibilità. Ci sono lati positivi e negativi, a seconda del piazzamento, ma negli intenti c’era sicuramente quello di aiutare i Giovani.

Si discute molto la possibile direzione artistica di Mina il prossimo anno: per la vostra esperienza, un direttore artistico deve essere presente o può farlo da casa?

Un direttore artistico molto importante c’è sempre stato ogni anno: con Conti e Baglioni già ci sono stati direttori per cui parlano passato, presente e futuro. Si sono fatti nomi molto grandi di personaggi che arricchirebbero il panorama del Festival. Mina non serve nemmeno presentarla: non so che lavoro farà, ma è tra i cinque artisti più importanti della storia della musica italiana, quindi come non affidare a lei l’organizzazione di un evento del genere?

Dario Faini é anche il grande produttore di fenomeni trap: come vedete voi quel genere musicale, decisamente differente da quello che proponete, con un sound che sembra guardare un po’ più indietro strizzando l’occhio agli anni ‘90?

Noi guardiamo da un’altra parte, prendiamo quello che c’è e lo portiamo avanti: non ci piacciono le mode del momento, perchè la musica deve avere una vita propria, non devono appartenere a un periodo storico. La trap è arrivata perchè ha appoggiato in maniera pesante l’hip hop e si presta a quella musicalità. Noi abbiamo una musicalità che si avvicina ad altre sonorità che non possono essere costrette in una ritmica di quel tipo: avvicinarci a quel tipo di musica non renderebbe giustizia a quello che noi facciamo.

Massimiliano Beneggi

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