Il ritorno di Di Cataldo: Pensavo fosse finita con la musica, invece mi è bastato l’entusiasmo del rock!

Venerdì 24 maggio sarà il giorno del grande ritorno: dopo tanta attesa, nell’estate che come sempre sarà un momento cruciale del panorama musicale dell’anno, arriva il nuovo album di Massimo Di Cataldo, che verrà presentato a Milano alla Mondadori di via Marghera lunedì 27 alle 18.30 nella prima data dell’instore tour.

Il cantautore, che con tre brani su tutti (Che sarà di me, Se adesso te ne vai, Come sei bella) ha regalato pagine di autentica storia alla musica italiana della fine degli anni ‘90, torna sulla scena che più gli appartiene, dopo le esperienze di Ora o mai più e Tale e Quale Show. Tutte vissute con l’idea di giocare, ma da cui inevitabilmente tutti hanno potuto riscoprire il talento di una delle voci più accattivanti della nostra canzone. La grinta con cui sa muoversi nella melodia più pura come nel rock, ha sempre fatto di Massimo un artista particolarmente apprezzato musicalmente, e troppo spesso imitato senza naturalmente alcuna riconoscenza nei confronti dell’originale, che invece con la massima correttezza e umiltà risulta tutt’oggi, a 24 anni di distanza dal suo esordio sanremese, uno dei paladini più amati. E dai valori sempre più rari e forse per questo così piacevoli da incontrare.

Pupillo di Baudo che lo lanciò al Festival (quando il Direttore Artistico non era solo un selezionatore ma anche un vero e proprio pigmaglione dei giovani talenti), Di Cataldo da quasi dieci anni non pubblicava un nuovo album. Dal profondo è prodotto e realizzato da lui stesso insieme a Alessio Pizzetti e Ingo Peter Schwartz, ed è un vero proprio lavoro di svolta, introspettivo, come ci racconta lui stesso, arrivato a un momento della vita in cui è necessario fare un punto. E lui, naturalmente, lo fa nella maniera che gli è più consona, regalandoci dieci brani, tra cui tanti inediti e una cover di un certo livello: Con il nastro rosa.

Massimo, cosa racconta di te Dal profondo, dopo le esperienze televisive che ti hanno visto protagonista e hanno fatto riscoprire le tue canzoni?

La televisione fa avere un ritorno di popolarità non necessariamente legato però alla propria espressione personale. In tv si diventa più che altro personaggi, io però sono un autore e un musicista, e solo così posso davvero esprimere me stesso, raccontare le mie storie e le mie emozioni, che si tramutano e diventano canzoni. Questo album, infatti, si intitola Dal profondo, perché è un lavoro molto introspettivo, che per me è anche una sorta di terapia.

Il primo singolo è in radio da dieci giorni: si intitola Non ti accorgi. Sembra una canzone d’amore e in qualche modo lo è, ma a guardare bene non proprio un brano dedicato alla classica relazione con una persona…

Come tutte le canzoni che scrivo, anche questa non è dedicata a qualcuno in particolare, ma esprime delle emozioni che sento dentro. In questo caso sono quelle che si provano quando non ci si sente più importanti per qualcosa o per qualcuno, e per me è stato così in qualche modo con la musica: per me è sempre stata la mia prima passione, il mio vero linguaggio, e questa canzone nasce in un momento in cui non sentivo più quella forte spinta che mi aveva sempre dato, e avevo bisogno di ritrovare l’entusiasmo. Successivamente sono arrivate le altre canzoni dell’album, ma Non ti accorgi è rimasta importante per la sua capacità evocativa. Può avere letture diverse, è vero, ma il racconto fondamentale del brano è quella sensazione di frustrazione che si prova quando si ama fortemente qualcuno o qualcosa, gli si è vicino e nonostante questo non si è capiti e ci si sente un po’ messi da parte.

Le sonorità dell’album sono tutte piuttosto rock, un po’ diverse dal Di Cataldo melodico che in molti conoscono abitualmente.

Il rock è sempre stato, per me, una ispirazione fondamentale per raccontare me stesso: è un genere che ho sempre portato con me e si è fuso un po’ con altri per fare nascere quello che viene chiamato pop. Quello che si trova in questo album è quindi un ritorno al rock: con la band abbiamo lavorato a dei suoni che sono emersi in maniera molto spontanea, e che solo così potevano esprimere quello che avevo dentro.

Nell’album c’è anche la tua cover di Con il nastro rosa. Come mai hai fatto questa scelta?

Questa canzone è stata importantissima per me sin da quando ero ragazzino: è stata per me un gancio per fare questo lavoro, con delle sonorità che ho sempre amato. È la ciliegina sulla torta: un omaggio a Battisti e Mogol, ed è un regalo che volevo fare a me stesso, proponendola in una chiave mia personale. E poi c’è quella frase “Lo scopriremo solo vivendo che ho sempre sentito molto mia e mi ha sempre influenzato nella mia filosofia di vita.

Sei un fatalista?

Mi piace aspettare di capire come vanno le cose: Ci sono ideali e valori che possono anche fallire: io sono molto curioso e mi piace riguardarli anche a fatti avvenuti.

Dal profondo sembrerebbe essere un concept album, la cui storia raccontata ha sempre come protagonista principale il tuo animo. È così?

I dieci brani sono legati in qualche modo da un concetto: si parla di una sorta di inverno emotivo che sembra non volere passare mai. Si tratta di un congelamento delle emozioni da cui si va uscendo verso una nuova primavera. L’ultimo brano, Continuerà, esprime una sorta di catarsi. Mi chiedo quindi il senso dei rapporti umani.

I tuoi brani sono ancora cantatissimi nei karaoke, e questo è prova di una grande popolarità, all’epoca lanciata da un vero maestro come Pippo Baudo, che evidentemente sapeva far funzionare gli ingranaggi. Se Di Cataldo emergesse oggi dovrebbe passare per forza da un talent?

Purtroppo oggi sembra che l’unica strada sia quella. E’ limitante, perché non esce mai nulla di nuovo: sono tutti interpreti che magari hanno anche delle idee, ma vengono represse perché gli si chiede di cantare cover. Quando partecipai a Sanremo con Baudo c’erano tre categorie: interpreti, cantautori e gruppi. Oggi manca lo spazio per chi vuole scrivere e portare qualcosa di nuovo che non sia solo il modo di vestire o di pettinarsi.

Sembrano in grado solo di potere imitare chi ha già fatto musica prima di loro…

Sì, mi sembrano tutti cliché…

Cosa ti ha insegnato Pippo Baudo che ti porti ancora oggi nel cuore?

Baudo apprezzava e portava avanti musicisti eclettici: nel ‘95 c’erano Silvestri, Grignani, i Neri per Caso…Ognuno non sapeva solo cantare -che dovrebbe essere una qualità scontata- ma aveva qualcosa di più dell’essere solo interprete: avevamo tutti qualcosa da dire. Io con la mia chitarra amo raccontare delle storie: è fondamentale avere una personalità.

Massimiliano Beneggi

Ed ecco allora qui sotto il testo e il video di Non ti accorgi, il brano con cui Massimo torna alla grande con un rock melodico sicuro e convincente, che sembra parlare di un amore finito. Amore che, come avete letto, grazie a Dio invece è riesploso con nuova linfa.

Ci sono stati giorni
Felici per entrambi
Diventavamo grandi
È sognavamo che
Sarebbe andata bene
Per questa relazione
Per sentimenti incerti
E punti più scoperti
Talmente fragili
Da non difendersi
Non ti accorgi che ti amo
Nell’aria che respiriamo
Quella complicità
A cercarla ci allontaniamo
Ma ti ricordi chi siamo… io e te
Che abbiamo avuto giorni
Difficili ma intensi
Tra la ragione e i sensi
Ci perdevamo un po’
Per ritrovarci insieme
E poi cos’è successo
Non so più cosa senti
E penso a quei momenti
Che mi confondono
Non corrispondono
Non ti accorgi che ti amo
Nell’aria che respiriamo
E nelle attività
Quanto ancora ci apparteniamo
Ma ti ricordi chi siamo… io è te
E allora dimmi perché
Tu stai lasciando indietro chi eravamo
I sogni…

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