Solfrizzi e Stornaiolo superlativi: il loro show è un mix di risate e cultura

Si ringrazia la Regione Puglia per averci fornito i milanesi. Così recitava un film cult degli anni ’80, ma questo amore che unisce la città meneghina a Bari e dintorni non sembra mutato negli anni. Almeno a giudicare dalla platea del Teatro Manzoni di Milano, folta di pugliesi e occupata in ogni suo singolo posto ieri sera al primo dei quattro appuntamenti di Il cotto e il crudo, con Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo. Ovvero, Toti e Tata versione 2.0.

I due comici tornano insieme sul palcoscenico raccontando valori, usi e costumi della Puglia a cui rimangono sempre legati, dopo tanti anni dai loro esordi. Anni in cui, mentre Emilio partiva per Roma inseguendo il sogno del successo cinematografico, la sua terra di origine diventava una delle località più visitate del mondo, nonché set ambitissimo di numerosi film. Quella Puglia in cui fino al secolo scorso non accadeva nulla, fieramente grezza e contadina, si trasformava così in una meta turistica di estremo interesse, simbolo di storia e cultura. E partendo dai luoghi comuni che vorrebbero i salentini mangiare unicamente orecchiette e cime di rape, è proprio della storia della loro terra che i due comici chiacchierano per circa due ore con aneddoti e ricordi pieni di verità e assolutamente spassosi nella cornice comica in cui si inseriscono.

Tradizioni, modi di dire e usanze che divertono e fanno della Puglia una sorta di ristretta comunità, dove ciascuno dei suoi cittadini si riconosce con l’orgoglio di attribuire particolari significati e neologismi a oggetti e situazioni della vita. Solo un pugliese saprà che i cassetti si chiamano tiretti, che riordinare la casa sia prima di tutto un arriggittare, e che prima di partire per in viaggio si devono salutare i vicini di casa. L’accento marcatamente barese di Solfrizzi, alternato al linguaggio più forbito di Stornaiolo che interviene ripetutamente per correggere l’amico nelle sue forme più rudimentali di espressione, rende lo spettacolo veloce ed estremamente divertente anche per i (pochi) milanesi doc presenti in sala. La straordinaria mimica di Emilio, per la quarta volta al Manzoni, sorprende sempre e coinvolge con la sua contagiosa e spontanea passione che non mascherano le risate quando si inventa una battuta lì per lì sul palco. C’è infatti tanta interazione anche con il pubblico, dove siede anche un lombardo di prestigio come Antonio Provasio, alias la Teresa dei Legnanesi. Stornaiolo è il comico che in questi anni è rimasto in Puglia, quello che si diverte a fare emergere la cultura della sua regione fino a diventare a tratti più esauriente di una guida turistica: un contraltare straordinariamente bravo nell’improvvisazione. Si ride per tutto lo spettacolo privo di ogni tipo di volgarità, e pieno invece di tanto autentico dialetto, che rappresenta quell’attaccamento alle origini a cui si dovrebbe tornare in tutte le parti d’Italia. E diciamocelo pure: quello pugliese resta il dialetto più divertente e musicale da ascoltare.

Non si dimenticano e ancor meno si rinnegano le radici, non ci si può scordare che laddove vivono storia e tradizioni ci sono dei valori. Lo sa Antonio, che continua a vivere a Bari, lo sa Emilio che ha scelto un’altra strada, per poi tornare sempre da dove era venuto, riscoprendo l’importanza, ma talvolta anche l’adorabile nonsenso di alcuni gesti quotidiani che venivano fatti in casa sua, come quella necessità di fare lo iodio ai bambini. Il mondo cambia, talvolta all’improvviso: se Gallipoli, che conta meno di 20 mila abitanti, arriva ad avere oltre 300 mila turisti da ogni parte del continente in estate, significa che a volte il bello lo abbiamo davvero sotto gli occhi senza accorgercene. Se ne accorgono prima gli altri. Questo spettacolo non è solo una forza d’orgoglio pugliese, ma anzitutto una presa di coscienza di quanto sia piacevole farsi ancora coccolare dai nostri proverbi e da quei comportamenti di sincera spontaneità. Quelli che erano necessari quando ancora non esistevano i cellulari. Al termine dell’eccezionale performance, il risultato è straordinario: si ha in testa il dialetto barese, viene voglia di visitare la Puglia, grazie anche a dei piccoli e dettagliati depliant distribuiti a inizio serata. E per due ore nessuno ha avuto bisogno di controllare il numero di like di Instagram o di cercare notizie sulle corna della Caldonazzo. Spettacoli così esilaranti e terapeutici andrebbero fatti più spesso. Il Manzoni, ancora una volta, apre la stagione con il botto: un sold out vero con tante risate e storie da raccontare.

Massimiliano Beneggi

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