Gianni Morandi, l’eterna voce più intonata di sempre (e influencer prima della De Lellis)

Si potrebbe discutere infinite ore sull’opportunità di utilizzare nuove tecnologie e adattare improbabili rime su un nuovo modo di fare musica. La società si è sempre spaccata tra i conservatori e gli innovatori, e non abbiamo certo la pretesa di poterlo fare con l’arte, che per antonomasia è il nido dell’innovazione e altresì dei ritorni delle mode. Si potranno discutere, se lo volete, la teoria terrapiattista, la salatura della pasta rispetto all’ebollizione o il movimento giusto da adottare per lavare i denti: non troveremo mai una soluzione di unanime accordo. Popper d’altronde ci insegnava che ogni teoria è vera fino a quando non ne arriva una successiva che la falsifica. Insomma, si può discutere tutto ma c’è una certezza che mette d’accordo tutti, indistintamente dall’età: la grandezza musicale di Gianni Morandi, anni luce lontano da quei suoni nuovi della trap, ma sempre vivace e moderno.

Oggi il cantante compie 75 anni, e se dopo tanti anni di carriera continua a essere considerato il ragazzo di Monghidoro un motivo deve pur esserci.

È il 1962 quando Gianni esordisce nella discografia con Andavo a cento all’ora, con l’orchestra di Ennio Morricone. I trentenni dell’epoca, che iniziano ad amarlo con quel brano d’amore scanzonato, oggi hanno ormai raggiunto la soglia dei 90. Per loro, quel cantante dinoccolato che canta un po’ come Celentano e un po’ come Mino Reitano, non ha mai smesso di essere un ragazzo, così loro non si sono accorti del tempo che è passato.

I figli (ma ancor di più le figlie, innamorate del loro idolo) di quei trentenni conoscono l’amore prima ancora di viverlo tramite le sue canzoni: con Non son degno di te e In ginocchio da te scoprono il valore del pentimento e del senso di colpa successivi a una sbandata che non doveva capitare, con Fatti mandare dalla mamma e Una domenica così hanno sognato dichiarazioni e momenti spensierati da vivere in coppia. Musicarelli e brani da cantare a squarciagola: Un mondo d’amore, C’era un ragazzo che come me…, La fisarmonica, Se non avessi più te, Ma chi se ne importa, Scende la pioggia, Belinda. Ogni sua canzone è un successo clamoroso. E nel frattempo impazziscono quelle rivalità con Claudio Villa e Massimo Ranieri che si contendono con lui le vittorie a Canzonissima, dove Morandi trionfa due volte.

Il Reuccio in effetti non lascia la scena a Gianni nemmeno quando questi vinse il Festival di Sanremo nel 1987 con Si può dare di più: quella sera la scomparsa di Villa impedisce infatti la piena gioia a un Morandi spaesato e incredulo. Intanto sono passati tanti anni di crisi professionale del cantante di Monghidoro, tornato solo qualche anno prima alla ribalta con Uno su mille. Ce la si può fare sempre credendo in se stessi e nelle proprie iconfessate qualità, eppure la salita non finisce mai per nessuno: quel brano con cui tornava a vivere il successo prende così ancora più forza e significato dopo un momento delicato.

Quando arrivano Bella signora, Banane e lampone, Fino alla fine del mondo, In amore, a cantarle ci sono già i nipoti di quei trentenni. E Gianni è sempre lì, nei primi posti delle hit parade e dei podi sanremesi. È il primo di tanti cantanti a fare show in quattro puntate sulla Rai con le sue canzoni, arriva al sabato sera di Raiuno con Uno di noi: non divide mai, mette tutti d’accordo con la sua bontà e quel simpatico sorriso che non cambia mai nel tempo.

I Festival condotti e diretti musicalmente da lui, insieme a Gianmarco Mazzi, restano tra i più belli dell’ultimo ventennio, con cantautori del calibro di Dalla e Battiato in gara, promesse come Emma Marrone e Modà, Celentano ospite. Il concerto di Verona in due serate del 2013 è uno degli eventi più indimenticabili di sempre. E intanto lui, con tante foto di Anna, ha sempre saputo rinnovarsi con i social senza perdere l’amore per la melodia, e senza stravolgerne l’essenza. Gianni è arrivato a raccontare la sua vita quotidiana su Instagram (e a essere per questo motivo bersaglio di facili ironie e autoironie) qualche anno prima che Giulia De Lellis venisse osannata per raccontare la sua, decisamente meno interessante e culturale. Nel 2016 è protagonista di un duetto storico con Fabio Rovazzi: Volare è un tormentone estivo pluripremiato. La cantano anche i bambini, ormai pronipoti dei trentenni, quelli che forse lo conoscono ancora di più come il Pietro pediatra della fiction di Canale 5. E siamo a quattro generazioni intere. Tutte e quattro che ascoltano la voce più pulita e intonata di sempre. La voce di uno che a 75 anni ha ancora lo stesso timbro di 50 anni fa, ma con più calore. Quattro generazioni sono almeno quattro motivi per definirlo ancora eterno ragazzo. Una specie di supereroe dei fumetti che non muta mai, e che fa valere l’effetto nostalgia senza che esso si trasformi in malinconia: Gianni è sempre presente, ospite ambitissimo e atteso in ogni trasmissione, disponibile e infinitamente umano. Per amarlo non occorre schierarsi quali conservatori o innovatori: basta essere italiani. Altra qualità poco presente tra gli influencer di oggi. Buon compleanno Incredibile Gianni!

Massimiliano Beneggi

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