I dieci anni di carriera di Emma, la cantante fragile che ha cambiato la musica

Sono trascorsi dieci anni da quando Emma Marrone vinse ad Amici. Dieci anni dall’inizio di una carriera esplosiva cominciata con Calore e arrivata ad essere quella di una delle più grandi cantanti italiane.

L’ESORDIO A SANREMO: LA PRIMA VERA ‘TALENT’

Emma Marrone rappresenta il primo esempio di artista che arriva da un talent per vincere lo scetticismo generale di chi, nel 2010, guarda ancora al format televisivo con la puzza sotto il naso. Dopo un debutto straordinario, nel 2011 infatti si presentò con i Modà a Sanremo: Arriverà avrebbe vinto in qualunque delle due edizioni precedenti, entrambe vinte da due vincitori di Amici, ma in quell’anno ha deciso di tornare al Festival dopo 35 anni il professore Roberto Vecchioni. Chiamami ancora amore è una delle canzoni più belle del primo ventennio del secolo, e non può non arrivare sul gradino più alto, Emma e i Modà devono accontentarsi del secondo posto, e la cantante salentina è semplicemente straordinaria sul palco e fuori. Canta con una grinta che convince chiunque, dà un’impronta che mai più risentiremo su quel brano quando verrà interpretato solo dalla band di Silvestre, e mostra sincero rispetto per il verdetto. Il giorno dopo la finale, infatti, si presenta a Domenica In e si inchina di fronte a Vecchioni a cui dà rigorosamente del lei. Toh, ai talent sanno scovare cantanti veri che sanno avere un po’ di umiltà e chi l’avrebbe detto? Una discussione in difesa della figura femminile, in quella puntata, con Vittorio Sgarbi, anzichè distrarre dalle sue qualità artistiche la lancia facendola amare ancora di più per quello che è: cazzuta con la voglia di sfruttare il suo talento per dare messaggi importanti. Qualcuno la accusa con malizia di essere la fotocopia vocale di Gianna Nannini, omettendo tutta la sua personalità con cui si farà conoscere sempre di più negli anni.

E così, l’anno successivo, si ripresenta al Festival con una canzone scritta sempre da Silvestre, e trionfa dopo un testa a testa con Arisa: Non è l’inferno diventa in un attimo un inno di speranza e di orgoglio in un periodo di crisi economica, che è ancora solo agli inizi nel Paese, ma non vorremmo crederci. Una ragazza di 28 anni che le canta e le suona ai potenti che ci governano emozionando chiunque la ascolti nella sua intensità interpretativa: non male, l’Italia scopre che anche i giovani hanno un cervello.

SPERANZA PER I GIOVANI

Da quel momento Emma Marrone raggiunge risultati importantissimi, confermando sostanzialmente sempre quello che già aveva dimostrato ad Amici. Imparando, negli anni, a non vergognarsi di una timidezza che vince con la grinta dietro al microfono. La sua determinazione convince fino ad arrivare al 2019, quando il suo idolo Vasco le regala un pezzo, Io sono bella, che subito svetta nelle classifiche.

Emma piace perché è simpatica e spontanea, vera nelle fortune come nelle sfortune, ed emoziona unendo tutti gli organi del nostro corpo, con una voce sporca che arriva immediatamente al cuore, dove si ripete infinite volte ciò che è appena passato anche solo una volta dalle orecchie. Se abbiamo potuto guardare senza pregiudizi ad Alessandra Amoroso, Annalisa, Maneskin, The Kolors e via dicendo, lo dobbiamo a lei, che per prima ha saputo dimostrare l’esistenza di una vera artista in uno di quei programmi che di talent troppe volte hanno avuto solo il nome nel format. Lei ha dato la possibilità di credere nei giovani e a questi di non sentirsi inferiori a una storia che va sempre rispettata. È così che lancia Elodie e Lele (poi non a caso vincitore tra i giovani di Sanremo nel 2017). Le case discografiche hanno avuto coraggio credendo in Emma, e lei continua a ripagare la fiducia con canzoni che parlano di amore a 360 gradi, diventando così anche paladino delle battaglie dell’amore universale senza distinzione di genere, e talvolta con scelte coraggiose cambiando più volte anche stile musicale. Non nascondendo le sue fragilità. E nemmeno la sua bellezza, pur facendolo con una apprezzabile discrezione.

Uno dei suoi primi brani di successo (e già era ormai affermata) si intitola Sarò libera: in questi dieci anni Emma non solo non ha smesso di esserlo ma ha permesso, con la sua adesione a diverse campagne sociali, anche al pubblico di esprimersi con libertà senza vergognarsi di malattie, violenze e disagi. Senza vergognarsi di amare e di sperare, e di esaltare i sentimenti che animano il mondo.

Da dieci anni Emma Marrone è sulla scena, e ha cambiato profondamente il nostro modo di guardare alla musica e allo spettacolo, mostrandoci che dietro alle sette note c’è sempre una storia da raccontare. Una fragilità da amare. Con lei è cambiata la musica, in tutti i sensi. C’è bisogno di Emma Marrone, una che dà del lei anche ai giornalisti che non conosce. Educazione a cui non si è abituati. Teniamola sotto chiave perché è preziosa per l’Italia.

Massimiliano Beneggi

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