Jo Squillo sbanca sui social: il trionfo del cattivo gusto e della solitudine.

Il rischio di cadere nella disinformazione pur di riempire qualche spazio televisivo o social in questi giorni è altissimo. D’altra parte, se non ci si dedicasse a quello che i media propongono, l’alternativa sarebbe l’abbandono alla noia. Bisogna muoversi in punta di piedi: è un momento delicato per tutti, e a maggior ragione non tutto può essere lecito. E’ fuori contesto Barbara D’Urso quando anziché ospitare Don Mazzi per dare un significativo messaggio di speranza, recita una preghiera con Matteo Salvini dimenticando che non sia il momento di fare campagna elettorale; è inaccettabile la mancanza di filtri del web che consente a troppi di lanciare una notizia senza fondamenti, talvolta usando virgolettati che attribuirebbero al governatore Fontana l’intenzione di riaprire tutto dal 5 aprile (dopo che ha appena firmato un decreto che procrastina i tempi almeno fino al 15); non è per nulla rispettoso fare di tutta la quarantena uno show da sponsorizzare con iniziative più o meno trash. Insomma, tutto in questo momento è sul filo dell’accettabilità. La migliore azione che si possa fare è dedicarsi in silenzio alla cultura. Noioso? Sicuramente, e si vive la quarantena con lo spirito con cui si va al lavoro della routine quotidiana: non ci piace mai fare quello che è il nostro dovere. Ma quel trash tanto irritante quanto divertente, persino quando è dichiarato non diventa meno fastidioso della finta informazione. Soprattutto se è così amplificato. Sabato sera, con la scusa dell’intrattenimento fatto per distrarsi, è stata l’occasione per vedere tornare alla ribalta Jo Squillo. Purtroppo.

Con una annunciata diretta su Instagram, sull’onda di quelle che da una decina di giorni realizza tutti i pomeriggi dalle 17 alle 18, la cantante milanese ha dato vita a un sabato sera virtuale che in un attimo è diventato un cult social tanto da superare immediatamente il trend di Mattarella che si sistema i capelli. Grandi cuffie alle orecchie davanti a una consolle, due manichini che davano colore dietro di lei a imitare un dj set memorabile, musica a palla: così Jo Squillo è stata il fenomeno del 28 marzo. Seguita da Chiara Ferragni con Fedez, Simona Ventura, Luca Argentero, Alessia Marcuzzi, Elisabetta Gregoraci e un sacco di artisti importanti che commentavano in diretta entusiasti, Giovanna Coletti è stata protagonista di uno show che inevitabilmente è diventato anche improvvisato a un certo punto. La musica era quella bella, della dance che vide la stessa cantante affacciarsi al mondo della musica trent’anni fa; il cosiddetto trash era quello che tutti aspettavamo da tempo, col ritorno della Coletti a fare Jo Squillo. Ovvero non più l’esperta di moda, ma anche quella che pur sempre impegnata nel sociale non rinneghi il suo passato rock che il pubblico ama e desiderava vedere da tempo. Ecco spiegato così il successo del sabato sera di Jo Squillo e la goduria che si è creata intorno con migliaia di visualizzazioni. Cosa non andava allora? Lo scenario sociale. Dovuto più agli ospiti che alla padrona di casa. Ma se organizzi qualcosa poi ne sei completamente responsabile: persino del degenero imbarazzante rispetto a una cosa iniziata in maniera carina e divertente, e alla fine trasformatasi in grottesca.

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Se aspetti vent’anni per tornare a fare Jo Squillo, perché farlo in uno dei periodi peggiori di sempre per il Paese? Qual è il messaggio positivo che lanci, dal momento che il giorno dopo tutti parlano di te che balli con due manichini rappresentanti solo la parte più fisica e concreta dell’irrealtà, consistente sostanza della diretta? Nel dj set di Jo Squillo non c’è nulla che sia nel momento stesso vero e reale: le amiche che “ballano” dietro di lei sono finte, gli incontri nella sua discoteca sono reali solo per quelli come i Ferragnez che sono abituati a comunicare solo tramite la tastiera dello smartphone. L’unica cosa vera è la musica autentica che viene suonata a dispetto della trap e degli autotunes di oggi. Ma i quasi sessant’anni della dj non nascondono dietro alla sua energia un effetto nostalgico che, non raccontando più degli anni presenti, poteva semplicemente aspettare qualche settimana prima di tornare in auge. Si dimentica sempre che in queste ore la maggior parte delle persone sta bene, mentre qualcun altro vive una preoccupazione economica e qualcuno lotta addirittura per continuare a vivere. Il dj set del grande rientro di Jo Squillo poteva attendere: da una che ha fatto la storia di Sanremo, con una proverbiale eleganza, una sensibilità profonda e femminista paradigmatica in questi trent’anni, era lecito aspettarsi più delicatezza. E’ il trionfo della pochezza, dell’incapacità di vivere una quarantena, che non sono domiciliari. Vince il cattivo gusto, e con esso anche la solitudine degli internauti che simulano di essere in discoteca mentre sono sul divano a commentare gasandosi perché anche i vip entrano a far parte di questa distrazione fuori da ogni controllo. “Ho dato un limone alla Ventura pensando fosse Chiara”: il livello delle conversazioni è quello impostato da Fedez. Un bel tacer non fu mai scritto.

Massimiliano Beneggi

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