“Una vecchia canzone italiana”: quando Sanremo già parlava di musica e balconi…

Il 18 maggio è arrivato, da questo momento ogni attenzione è sotto la nostra diretta responsabilità. Capiremo presto cosa abbiamo davvero imparato in questi due mesi e mezzo nei quali ci siamo ripetuti che saremmo tornati più uniti e migliori di prima. Basterà il ritardo di un autobus per comprendere se veramente siamo in grado di rimanere calmi senza lasciarci prendere dalla fretta che rovinerebbe subito il forzato equilibrio conosciuto nella vita eremitica della quarantena. Non occorrerà lasciare passare chissà quanto tempo per capire se sarà rimasto qualcosa di buono, oltre alla musica.

LA MUSICA: COMPAGNIA E SIMBOLO DI IDENTITA’

Già, quelle canzoni che ci hanno accompagnato sui balconi alle 18 (in buona parte dell’Italia solo per le prime settimane) e sui social con dirette live che gli artisti hanno generosamente offerto, sono state il simbolo di un Paese che ha sempre potuto vedere nella musica un suo punto di forza e condivisione. La canzone come manifesto della nostra unità, nonché come sincera verità delle proprie emozioni in cui riconoscersi quali italiani. E’ il 18 maggio, che ha il sapore un po’ di un 25 aprile, quindi non staremo qui a chiederci oggi se sia stato utile o dannoso per la musica promuoversi in questo periodo, tra artisti che hanno ribadito l’importanza di stare a casa e altri (vedi Marracash e Ultimo) che ritenendosi poco credibili per messaggi come questi hanno preferito osservare in silenzio in attesa di risposte (non arrivate) sui tour estivi. Oggi festeggiamo, con la musica, con la canzone italiana, ovvero una storia che nasce da ogni emozione in cui riconosciamo la nostra identità, come scrivevano Stefano Jurgens e Marcello Marrocchi nel 1994.

squadra italia

LA SQUADRA ITALIA: SANREMO 1994

I due autori scrivono per il Festival di Sanremo di quell’anno, il primo diretto artisticamente da Pippo Baudo, Una vecchia canzone italiana pensando a tante glorie della musica che, su una melodia riecheggiante le sagre paesane, intonano parole d’amore per la nostra terra e la nostra arte. Il gruppo si chiama, ovviamente, Squadra Italia: i componenti sono undici, come in una partita di calcio. Lo stesso Baudo li presenta con la frase “Scendono in campo”, in un anno in cui ci ha già pensato Berlusconi a usare quella espressione. Sul palco dell’Ariston arrivano quindi, sorridenti e con la voglia unicamente di divertirsi, Nilla Pizzi, Mario Merola, Wilma Goich, Rosanna Fratello, Wess, Gianni Nazzaro, Jimmy Fontana, Giuseppe Cionfoli, Manuela Villa, Tony Santagata, Lando Fiorini. Cinque di loro, purtroppo, non ci sono più, ma quella (che è ad oggi l’ultima presenza sanremese per tutti i componenti del gruppo) rimane una partecipazione storica e più che mai attuale oggi. La canzone racconta le bellezze di una terra che resta nel cuore anche da lontano, con i suoi poeti, la sua agricoltura, e naturalmente la sua musica, che riecheggia dalle radio facendoci sognare e viaggiare con la fantasia. Fino a poter immaginare, ovunque siamo, un balcone affacciato sul mare. Il balcone, già nel 1994, è quindi il simbolo di un’Italia canterina e unita nel sentimento.

Non mancano le punzecchiature nel testo che parla di un’Italia piena di mafiosi e poche vocazioni, nonchè la voglia di gridare la propria idea da parte di un popolo stanco. Nell’omaggio alla canzone italiana, ovviamente, non può sfuggire Domenico Modugno (che morirà pochi mesi dopo), con una citazione del suo Nel blu dipinto di blu.

UNA “WE ARE THE WORLD” ITALIANA COPIATA DA SILVIO?

Ciascuno dei componenti canta una strofa, tutti insieme intonano il ritornello con un microfono ogni due persone (dove chi lo tiene in mano sembra abbia uno scettro di cui non si priverebbe mai a favore del collega). Una sorta di We are the world all’italiana, con l’orgoglio di essere il popolo tutto amore, pizza e mandolino. Alla fine di ogni esibizione, Mario Merola bacia sulla guancia Nilla Pizzi: è un incontro di musica e teatro straordinario, poco capito dalle giurie che fanno classificare il brano al penultimo posto. La tournée prevista con tutti i cantanti, protagonisti anche di un album con undici brani del loro repertorio, salta a causa di mancati accordi con qualcuno di loro che, all’ultimo, si ritira dal progetto. Forse con una classifica e una promozione differenti si sarebbe potuto assistere al primo tour che univa tante storiche voci italiane. Purtroppo, sin da subito, invece, furono maltrattati e accusati di retorico patriottismo interpretato con una maniera ormai considerata superata e vecchia. La vecchia canzone italiana, però, nel 2020 ha dimostrato di essere ancora l’orgoglioso caposaldo di questa nazione, quello che ci piace cantare in compagnia, con buona pace della trap. Passano gli anni e la vita però…una canzone no! Qui sotto trovate video e testo del brano: provate ad ascoltarne bene l’incipit. Non vi ricorda un po’ quello dell’inno di Forza Italia, che nacque proprio in quel periodo? Il successo che il partito di Silvio, intenditore di musica, deve anche a quell’inno è storia nota: evidentemente, allora, Una vecchia canzone italiana non era da penultimo posto…

Massimiliano Beneggi

Terra distesa nel mare che in ogni canzone ci parli d’amore
Terra di grano e di fiori, di sole, di vino, di spine e di allori
Terra che resti nel cuore di chi per un sogno ti deve lasciare
Ogni paese ha una festa, una banda che suona, una piazza, un caffè
Terra di santi e poeti de’ troppi mafiosi e pochissimi preti
Terra di mille stranieri che trovano amore e non partono più
Terra rimasta ind’ ‘o core d’a ggente che parte pe’ terre luntane
Ma in ogni posto del mondo dovunque tu vada, da solo non sei
Sentirai una radio che suona lontana
Canterà una vecchia canzone italiana
Rivedrai un balcone affacciato sul mare
Una canzone non chiede di più
Ti porta dove vuoi tu
Ma che cos’è una canzone è una storia che nasce da ogni emozione
E ci accompagna la vita da quando si nasce a quando è finita
Voce di popoli stanchi dà forza ad una idea che non muore più
E in ogni casa del mondo arriva volando dipinta di blu
Sentirai una radio che suona lontana
Canterà una vecchia canzone italiana
Rivedrai in un attimo il tuo primo amore
Passano gli anni e la vita però
Una canzone no
Sentirai una vecchia canzone italiana
Canterà da una radio che suona lontana
Rivedrai un balcone affacciato sul mare
Una canzone non chiede di più ti porta dove vuoi tu
Passano gli anni e la vita però
Una canzone no

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