Intervista a Max Nardari: sublime regista e cantante nella città fatiscente

E’ uscito da qualche giorno Fragile, il nuovo brano con cui Max Nardari torna a cantare senza smettere i panni dell’apprezzatissimo regista quale è. Fragile non può essere ridotto a essere semplicemente un singolo: è un vero e proprio videoclip musicale dove le immagini descrivono la situazione almeno tanto quanto le parole (rigorosamente in inglese).

Ambientato in una città fatiscente, il lavoro di Nardari inizia con immagini tetre e misteriose che sembrano preannunciare un dramma irrisolvibile. Tutto il contrario: siamo appesi a un filo di speranza costantemente, ma sempre alla nostra portata per ripartire anche dopo i momenti più difficili. E così i colori scuri lasciano i posti a quelli dell’arcobaleno di cui si dipingono i paracadute degli uomini che parevano destinati ad abbandonare silenziosamente questo mondo. Il positivo ottimismo, invece, deve essere decisamente più assordante. Con un sound dai caratteri internazionali che lo rendono adatto a essere sottofondo in un momento clou di qualunque film, il brano riparte dunque proprio dalla pandemia che il mondo sta ancora vivendo. Riproponendo, in maniera geniale, la forma del virus in chiave positiva: diventa infatti un albero che torna a germogliare. Abbiamo incontrato dunque Max Nardari, che ci ha raccontato direttamente le sue emozioni trasportate con la sua voce pulita e intonata su Fragile.

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Max, è assolutamente atipico essere cantante e regista dello stesso brano.

Avevo accantonato un po’ l’idea di cantare: mi è piaciuto invece questa volta unire di nuovo musica e video, dando un senso diverso alla canzone.

Come ti sei accorto che la forma del coronavirus, associata per tutta la pandemia al male, potesse celare la forma di un albero che nasce?

E’ stata la prima idea quando abbiamo deciso di creare un video ad effetto: partire dall’idea di un virus che diventa un pianeta rigoglioso. Se questo pianeta ha vissuto una situazione del genere ci deve necessariamente essere una motivazione: il mondo voleva avanzare la richiesta di essere considerato e non maltrattato.

Il tema della rinascita è molto presente in questo video: spesso non ci accorgiamo dell’occasione che ci offre la fragilità per ripartire…

Fragile si può leggere in vari modi: inizialmente era un brano autobiografico. La fragilità è anche la nostra forza: d’altronde la sofferenza è un lato della medaglia di questa vita vita ma la ripudiamo sempre. Nel lockdown ho realizzato questo video con Emiliano Leone cercando immagini forti, che suggerissero proprio l’importanza di accogliere la vita completamente, in tutte le sue parti.

Nel video muore un pipistrello. C’è qualche riferimento alla presunta idea che il virus sia nato da lì?

Assolutamente no. Anzi. Il pipistrello nel video viene ucciso sempre dall’uomo, che è il vero autore di tutto.

Nella città fatiscente si nasconde anche il tuo volto nel video, che sembra quello di un politico barrato da una croce come a indicare l’impossibilità di comunicare nel lockdown.

Ho inserito il mio volto come firma: sul cartellone è indicata indica la scritta Save life, che si rivela essere un anagramma di Love quando il vento spazza via il manifesto. Salvare vite dunque significa amare.

Hai giocato molto con gli anagrammi: l’insegna dell’Hotel si trasforma in Hope, in maniera del tutto naturale. Freud diceva che non siamo mai indifesi contro la sofferenza come quando amiamo. La sofferenza che abbiamo vissuto indica un amore speranzoso intrinseco e a tratti sconosciuto a questo mondo?

Sicuramente. Ora però finalmente ci nascondiamo meno: si va più in profondità nelle cose e si è eliminato molto egoismo. Si ricerca meno l’esteriorità. E’ stato un periodo talmente buio ed epocale molte persone hanno imparato a dare più importanza a ciò che è contingente. E’ stato un risveglio delle coscienze.

Oggi essere ottimisti non è più un lusso, ma una necessità. Sei d’accordo?

E’ verissimo. Anche nel video infatti c’è un grande messaggio positivo: tutti si salvano. Sembra che un uomo si butti e invece si scopre esserci il paracadute. E’ una scena che trovo sia molto importante.

Come mai dopo un periodo di cotanto attaccamento alla nazione Italia, hai deciso di cantare in inglese?

Ho studiato a Londra per due anni e ho lavorato con svariati artisti sia italiani che stranieri, tra cui Raf, per cui ho scritto il brano Ouch (nel 2004) che è anche il titolo del suo album ventennale, il cui testo è proprio in inglese. Ora questo mio nuovo progetto in uscita, con undici canzoni, sarà un disco di pop dance in inglese: brani ritmati che non si sposerebbero con l’italiano. So che è più difficile passare in radio italiane in questa maniera, ma sono sicuro del risultato di questa canzone anche all’estero. Ora i discografici suggeriscono a gran voce di evitare la lingua iglese anche quando sarebbe più opportuna. La lirica però talvolta non si sposa con la lingua italiana.

Massimiliano Beneggi

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