Buon compleanno Renato! Il comico che ha reso poetica Milano fa 80 anni

Sessantadue film da protagonista, di cui quindici da sceneggiatore e cinque da regista. Un David di Donatello e un Nastro d’Argento. Quattro miniserie televisive, sette album di brani scanzonati e più intelligenti di quello che non volessero lasciare immaginare. Cinquantasei anni di carriera, che lo hanno visto protagonista anche di tanti spot pubblicitari per sei iniziative diverse. Tutti interpretati con lo stesso meraviglioso disincanto. Il 14 luglio 2020 la vita di Renato Pozzetto ha un nuovo straordinario numero da festeggiare: ottant’anni. Esattamente il doppio di quelli che compivano il suo Artemio e il castagno: quindi guai a fare torte, altrimenti gli insulti potrebbero raddoppiare!

ragazzo di campagna

L’attore lombardo, nato a Laveno e cresciuto a Milano, è il geniale simbolo di una comicità riuscita essenzialmente solo a lui. Tra innumerevoli battute esplosive, Renato ha stravolto lo spettacolo con  una rigidità fisica che lo rende semplicemente unico. Per la regola, raccontata anche da Henri Bergson, secondo cui è comico tutto ciò che esce dalla consueta natura umana, Pozzetto ci fa ridere infatti mantenendo una fiera serietà in tutto quel che dice. Come quando in Sono fotogenico manteneva il medesimo sguardo per ogni emozione che gli venisse richiesta a un improbabile provino. O come quando, senza mai essere offensivo, si è fatto amare con meravigliose battute sui gay: “Ho scoperto che mi piace il pesce” (Grandi Magazzini), è geniale almeno quanto le interpretazioni di Mani di fata, Culo e camicia, Nessuno è perfetto.

pozzetttoo

Impossibile replicare certe battute, appartenenti solo alla sua voce. Nessuno meglio di lui avrebbe mai potuto chiedere Ha mal di denti? (Infelici e contenti) a un uomo che ha appena ricevuto una bastonata in mezzo alle gambe; nessun altro avrebbe saputo essere così convincente nel ribadire il disinteresse di fronte alla castrità di un alano (Grandi Magazzini).  Il treno è sempre il treno, tratta dal suo film più storico, Il ragazzo di campagna, esprime tutta la genuina semplicità che ha fatto amare la Lombardia anche nei cinema. Senza dover mai ricorrere all’uso esasperato da avanspettacolo del dialetto. Nessuno come lui ha mai saputo dipingere Milano con quella immaginaria capacità di comprenderne i segreti, andando ben oltre lo stereotipo del cinico imprenditore Rendendo la città poetica ben prima dell’arrivo delle Tre Torri, ovvero quando Porta Nuova viveva solo della bellezza estetica delle Varesine. La Milano che vive sogni e intanto produce, narrata anche in un docufilm raramente trasmesso quale Il volatore di aquiloni, con Pozzetto ha reso più orgogliosi anche alcuni bauscia nella loro impareggiabile verve comica. D’altronde Renato nasce artisticamente in quel Derby che ha lanciato la carriera di tanti altri suoi colleghi. E che rappresenta l’inossidabile gavetta di un cinema che nasceva dal teatro.

pozzetto

Surreale ne La casa stregata, dove risultava credibile anche parlando con il cane Gaetano. Fantasioso in quell‘Oh Serafina che lo vedeva innamorarsi in manicomio. Poetico in Da Grande dove viveva il mondo degli adulti con l’immaginazione di un bambino. Irresistibilmente divertente in pellicole persino riflessive, che non hanno mai strizzato l’occhio a una comicità fine a se stessa. Nei suoi ruoli quasi kafkiani, Pozzetto ha infatti sempre raccontato situazioni talvolta delicate: lo sfratto in Casa mia casa mia, l’omofobia in La patata bollente, la castità e la moralità in Papà dice messa, la disabilità in Infelici e contenti. Fino al confronto tra l’umile povertà e la smaniosa ricchezza di Mollo tutto e Un povero ricco.

Partner artistico delle più belle attrici anni Ottanta (da Eleonora Giorgi a Ornella Muti fino ad Edwige Fenech). Superlativo maestro della risata, non ha mai temuto confronti coi colleghi, troppo importanti per essere definiti spalle ma da cui non è mai stato oscurato. Da Enzo Jannacci e Cochi Ponzoni a Paolo Villaggio, passando per Boldi, Andreasi, Celentano, Montesano, Manfredi, Greggio, De Sica, Verdone. Se tutti i grandi hanno voluto lavorare con Pozzetto, il motivo deve albergare anche in una rara umanità che la competitività del jet set spesso rischia di mettere in ombra.

Irrimediabilmente straordinario anche nelle locandine con una valigia e un ombrello in mano, da diversi anni Renato si dedica soprattutto al teatro, ripartendo da dove aveva cominciato. Con Siccome l’altro è impegnato pochi anni fa ha riempito nuovamente tutte le platee. I suoi film sono sempre tra i più visti in televisione. Compie quindi ottant’anni uno che ci ha sempre fatto capire quanto sia vero che la vita l’è bela, purchè si abbia l’umbrela. In una canzone che è tutta una filosofia di vita, come ogni suo film. Come ogni sua poetica interpretazione. Perchè se è vero che una risata allunga la vita, con Pozzetto rischiamo l’immortalità. E se, come diceva Charlie Chaplin, un giorno senza sorrisi è un giorno perso, grazie a quella bella gioia di Renato…Milano vince sempre!

Domani, 14 luglio, TeatroeMusicaNews dedicherà uno speciale sui migliori film di Renato. Uno che parla di Teatro, di Musica, e di Milano. Uno di noi.

Massimiliano Beneggi

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