Il Cile: Il lockdown ci ha cambiati. Io? Meno social, progetto un album…

E’ uno dei cantatuori più apprezzati degli ultimi anni. In punta di piedi, ma con grande talento, Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile, sta conquistando sempre di più uno spazio importante nel cantautorato italiano. Il motivo è molto semplice: scrive bene, è melodico, e parla con la musica. Di questi tempi essere giovani cantautori lontani dalla vita dei social e vicini alle sette note diventa quasi commovente per chi ama l’arte. Per chi ama trovare in una canzone gli spunti per vivere meglio la quotidianità.

Il Cile 01

E’ in effetti quello che accade ascoltando il brano Andrà tutto bene, che Il Cile ha scritto a inizio lockdown (e uscito solo il 10 luglio) insieme al giovane Pianista Indie. Una canzone straordinaria in un ritornello che rimane in testa, e ben lontano dalla retorica ascoltata negli ultimi mesi. Quella frase, Andrà tutto bene, tanto ripetuta da tutti rischiava di diventare un mantra poco credibile di fronte a una situazione poco rassicurante per la salute e l’economia del Paese. Così in questo brano si usa la frase come monito di speranza per la fine del periodo nero, ma anche perchè si prenda consapevolezza di ciò che già non funzionava prima del lockdown. Ecco perchè, oggi, assume un suono ancora più emozionante questo duetto. A raccontarcelo è proprio Il Cile in questa intervista. Il singolo è prodotto da AVM RECORDS e distribuito da BELIEVE DIGITAL. I proventi saranno devoluti a sostegno della ricerca scientifica di GSD Foundation, che da anni si impegna nella prevenzione, nella ricerca e nell’umanizzazione delle cure.

Pianista Indie con Il Cile

Andrà tutto bene si distingue per una bella melodia che forma con il testo uno dei brani più commoventi. Come nasce?

Con Pianista Indie stavamo già lavorando alla creazione di alcuni brani. Durante il lockdown Paradiso ed Elisa hanno lanciato una challenge coinvolgendo anche la loro fanbase e spingendo tutto il cantautorato a fare brani che ripetessero Andrà tutto bene. Pianista subito era convinto a raccogliere l’invito, io un po’ meno ma ho accettato di giocare. Sul mio canale abbiamo cominciato a fare questa canzone con l’obiettivo di evitare la retorica. Con Indie c’è una grande sinergia, quindi in pochissimo tempo avevamo creato il brano. Ci siamo detti che se non ci fosse stato uno scopo ben preciso per lanciarla sarebbe rimasta una cosa tra noi e il nostro pubblico che l’aveva sentita sui social.

Come hai cambiato idea?

La frase Andrà tutto bene iniziava a svuotarsi del suo significato originale e la frustrazione di stare in casa iniziava a diventare più forte della speranza nelle persone. Ci è arrivata però la proposta della GSD Foundation di utilizzare la canzone per tutte le iniziative benefiche legate al gruppo San Donato, e allora sebbene fosse estate ormai abbiamo voluto aderire per un significato filantropico. Così abbiamo potuto dare un senso a questa canzone, facendo qualcosa di utile.

Nel brano si intuisce una nostalgia della primavera come siamo abituati a viverla. Cosa ti mancava di più?

Sentivo molto l’ossimoro tra il risveglio della bella stagione e la paura che vibrava nella città. Sono molto sensibile anche agli odori: percepivo nel profumo il risveglio frenato dalle contingenze negative. Non mi sembrava banale quindi lanciare un segnale di speranza attraverso la musica, che può dare un senso di catarsi del dolore.

Hai approfittato per criticare anche tutto quello che non funzionava nella nostra società. A cominciare dall’uso spasmodico del cellulare. A distanza di qualche mese da quando ad aprile hai scritto il brano, cosa è cambiato? E’ andato davvero tutto bene?

La mia è una disamina concreta su ciò che siamo. La vita in quarantena ci ha costretti a usare la rete e quindi non ha migliorato la compulsività della vita non reale. Allo stesso tempo la paura del periodo ha modificato la società aumentando la rabbia e la malleabilità di fronte agli eventi. Siamo stati messi davanti a un bivio per cui ora qualcuno vive una situazione umana più semplice, mentre qualcun altro al contrario si dedica alla vita social su internet. Non ci sono più sfumature ora.

Tu in quale parte ti posizioni?

Durante il lockdown mi sono allontanato dai social. Mi auguro ci si accorga che davanti ai problemi reali occorra trovarsi nella vita reale. Non ci siamo ancora resi conto davvero, però, di come andranno le cose. La rabbia si deve incanalare con rivoluzioni più o meno concrete, non attraverso i social.

La musica ha vissuto molto di live in streaming. Mere illusioni di un mondo che non sarebbe stato più lo stesso?

Lo streaming è un succedaneo al concerto: non può essere la normalità. La musica si fa per il pubblico, e io sento la necessità di viverlo da vicino.

C’è una frase molto bella del ritornello che dice andrà tutto bene come quando la notte si risolve nell’alba e le case non sono più nascoste. Credi che la quarantena abbia fatto emergere chi davvero siamo e fino a prima nascondevamo?

Ha fatto crollare molti filtri: un immaginario grafico emotivo del periodo non sarebbe molto positivo. Io per esempio non soffro molto l’idea di stare in casa, da cui esco praticamente solo per lavoro. Però sapere di uscire col rischio di contrarre la malattia ci ha costretti a una vita particolare, molto meno libera. Bisogna prepararsi direttamente e non illudersi che non ci sia la notte, perchè c’è sempre. Ma poi arriva sempre anche l’alba.

Ci sarà un nuovo album con Indie?

Mi piacerebbe continuare a scrivere con lui. La pandemia ha rivoluzionato tutti i progetti: stare chiuso in casa però mi ha aiutato a far confluire la mia creatività in brani inediti. Vedremo cosa nascerà nei prossimi mesi.

Massimiliano Beneggi

Ecco il videoclip ufficiale uscito ieri 17 luglio.

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