Il governo contro Sanremo: che errore Franceschini!

Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile.

Con questo tweet stamattina il Ministro per le attività culturali Dario Franceschini ha appoggiato quanto dichiarato ieri dal Ministro della salute Roberto Speranza.

Amadeus, clamorosamente, come rivela Corriere.it, chiede alla Rai di mantenere una linea precisa e di rimanere tutti compatti: in caso contrario, sarebbe pronto ad abbandonare il Festival 2021.

Sembra incredibile ma è così: in un momento storico come questo, con una crisi di governo in atto, i ministri si accavallano tra loro facendo a gara per imporre le loro idee sul…Festival di Sanremo! Nemmeno nell’Italia rappresentata dal Bagaglino poteva essere ipotizzata una cosa del genere, ma questa è la realtà. Siamo alle comiche.

Facciamo chiarezza. Come abbiamo ripetuto settimana scorsa, se ci sarà il Festival di Sanremo con il pubblico, si potranno riaprire i teatri. Qualunque persona di buon senso potrebbe partire da questa posizione, da qualcosa di positivo. Onde evitare infinite polemiche, con le incertezze relative alle misure anti-Covid dopo il 5 marzo (data della scadenza dell’ultimo Dpcm) la Rai ha deciso di assoldare un pubblico di figuranti proprio come fa in tutte le altre trasmissioni televisive. Può sembrare brutto, poco appassionante, ma è una soluzione. Specie quest’anno che, palesemente, Sanremo non sarà il Festival organizzato tra le strade della città, ma unicamente un programma televisivo.

In effetti così, a scanso di equivoci, non si farebbe torto a nessuno: al mondo del teatro, ingiustamente fermo da un anno, agli appassionati del Festival (e sono tanti), e nemmeno all’ottimismo di chi vede nella kermesse la possibilità di una riapertura alla vita sociale. Insomma, a chi potrebbe dare fastidio? A nessuno, tranne che al governo, che di buon senso non ha mai voluto sentir parlare in due anni e mezzo e meno che meno lo farà ora che è in affanno.

Non c’è una sola mossa ragionevole: il governo di Conte, quello che non ha mai mosso un dito per aiutare i teatri e ha definito gli attori come artisti che fanno tanto divertire, ora si fa paladino dei diritti dei teatranti. Ma lo fa nella maniera più sbagliata e fuori luogo. Anziché approfittare per aprire tutti i teatri, i ministri minacciano ulteriori restrizioni. Non è esattamente quello che chiede il mondo dello spettacolo. Anziché favorirlo, così gli si fa un danno enorme, che sembra procrastinare la crisi della categoria.

Perché le chiese restano aperte? Perché gli studi televisivi possono avere figuranti? ma soprattutto, perché il ministro della salute ha il tempo di parlare di Sanremo se la situazione sanitaria è ancora grave? Il problema non è che si voglia fare Sanremo, ma che i teatri siano ancora chiusi. È più chiaro così, cari ministri?

Massimiliano Beneggi

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