Da ‘Fai rumore’ a ‘Zitti e buoni’: quella strana coincidenza dei titoli a Sanremo

E così, nel giro di un anno, siamo passati da Fai rumore a Zitti e buoni.

Dalla classica melodia romantica italiana al rock punk più puro è trasgressivo. Una più delicata, che parla di un sentimento che non smette di vivere, l’altra che racconta una vita senza regole.

Ma a fare sorridere è senz’altro il contrasto che emerge dai due titoli, che sembrano uno l’invito a fare caos, l’altro a tacere. Sebbene la più rumorosa sia proprio la canzone dei Maneskin.

Certo il 2020 è stato particolarmente caotico: di rumore insomma ce n’è stato parecchio, e anche di persone che hanno parlato fin troppo pur di ottenere una vetrina in televisione o su un giornale. Zitti e buoni diventa quindi un inno da cantare a tutti quei politici e medici che imperversano in televisioni sparando sentenze definitive, perennemente in conflitto tra loro.

Non è la prima volta, negli ultimi 30 anni, che le vittorie di Sanremo si trovano a fare vivere queste curiose associazioni su dinamiche opposte, al contrario di quanto accadeva un tempo, quando i titoli sembravano seguire la medesima tematica.

Negli anni Sessanta infatti ad Aldilà susseguì l’anno dopo Addio addio.

Tre anni dopo il successo di Non ho l’età vinse Non pensare a me: insomma quasi un ulteriore invito a convincere lo spasimante a cambiare mire.

A inizio anni Settanta, due anni dopo la vittoria di Zingara, al Festival trionfava Il cuore è uno zingaro: incredibilmente nessuna delle due era cantata dai Nomadi.

Quasi una conferma quella che nel 1984 cantavano Albano e Romina: Ci sarà arrivava un anno dopo Sarà quel che sarà.

L’inversione di tendenza avvenne nel 1989: a dispetto di quanto non si possa immaginare leggendo i titoli, Perdere l’amore e Ti lascerò raccontavano dinamiche completamente diverse. La prima la fine di un amore a un’età matura con tutte le sue malinconie, la seconda un sentimento pieno di speranza e libertà per una giovane donna.

Da quel momento, i binomi dei titoli sono stati quasi sempre un contrasto.

Se nel 1990 i Pooh cantavano di Uomini soli, nel 1991 Riccardo Cocciante aveva svoltato pagina dichiarando tutte le ragioni di un amore da non lasciare in Se stiamo insieme.

Era il 2000 quando, l’anno dopo la vittoria di Senza pietà, a vincere era una canzone che parlava di Sentimento.

Torna a fare eccezione il binomio 2004/2005. A L’uomo volante seguì Angelo.

Fino a quest’anno: dopo Fai rumore non sarebbe stata molto diversa la storia se a vincere fosse stata Un milione di cose da dirti, ma Zitti e buoni è decisamente il titolo che meglio spiega questa dicotomia.

Sanremo da sempre crea polemiche, e ogni tanto anche qualche contrasto. Un po’ come quei fenomeni che accadono una volta ogni tanti anni, ecco che al Festival i titoli delle canzoni vincitrici raccontano una storia che in qualche modo prosegue.

Massimiliano Beneggi

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