Pio e Amedeo, quanta tristezza nella loro ‘Felicissima sera’

Felicissima sera, anzi tristissima sera. Il nuovo show di Pio e Amedeo in onda il venerdì su Canale 5 in prima serata batte tutti nella gara degli ascolti, almeno al suo debutto (oltre il 20% di share), ma si rivela piuttosto deludente. Accendi la tv pensando di fare grasse risate e di vedere uno spettacolo all’insegna del buonumore, vedi una puntata strappalacrime di C’è posta per te.

Che la comicità dalla manifesta ignoranza abbia pochi contenuti, i due protagonisti lo avevano già dimostrato (se mai ve ne fosse stato bisogno) con il loro format riuscitissimo di Emigratis. Lì potevano viaggiare per il mondo con l’obiettivo dichiarato di scroccare a gente famosa (e non solo) cene, serate e divertimenti di lusso. Una vita da sanguisuga insomma che non nascondeva alcuna morale, ma si limitava a fare ridere tra rutti, parolacce, mancanza di rispetto per il denaro e volgarità di ogni genere. Un inno alla pochezza e all’inutilità delle cose che, tuttavia, trovava il suo spazio in un contesto di spensieratezza che rendeva tutto molto meno offensivo di quanto non potesse apparire a prima vista.

Insomma, che le battute a scapito di qualcun altro senza un racconto logico non possano costituire un punto alto di spettacolo, questo lo si sapeva già prima di vedere Felicissima sera. Non ci si attendeva di seguire l’Accademia della Crusca. Eppure la delusione resta più forte rispetto a qualunque possibile preconoscenza.

Ritmi lenti, sguardi ammiccanti in cerca di una approvazione verso un pubblico separato da divisori (che non si capisce perché non potessero essere usati a Sanremo). Tanti ospiti, tutti a disagio di fronte alla comicità di due che, essendo abituati a usare insulti nei confronti dei loro interlocutori, non hanno certo il dono dell’accoglienza da show di prima serata e, quindi, tacciono in attesa che sia l’ospite stesso a fare tutto.

Eppure le aspettative c’erano tutte perché si potesse gridare al ritorno del grande varietà: finalmente una vera sigla con un corpo di ballo, tanti personaggi della musica e dello spettacolo pronti a intervenire con i loro numeri. Eravamo tutti pronti a vivere finalmente un grande varietà. E invece ci siamo ritrovati sommersi di battute scontate alternate a momenti commoventi da due artisti che, non avendo il calibro di Benigni, fanno un po’ di fatica a reggere un momento serio. Questo nonostante a condurre, di fatto, fosse Maria De Filippi e Pio e Amedeo si autoriducessero al ruolo di guastatori del loro stesso programma.

Quindi è stato il turno di Tommaso Paradiso che scimmiottava le canzoni che tutti intoniamo ai matrimoni, prima di poter finalmente cantare i suoi brani con cui al contrario emoziona e coinvolge.

I due padroni di casa non sanno come muoversi e quali pesci prendere, quindi piuttosto attaccano tra le righe Amadeus: ‘Ricordiamo Stefano D’Orazio, anche se doveva farlo qualcun altro…’. Retorici come due comici non dovrebbero essere.

A Pio e Amedeo manca l’esperienza del teatro, quello vero, che si comincia negli anni della gavetta e non si abbandona col tempo. Quello che si continua a frequentare nel periodo del successo televisivo. Quello che fa ridere e commuovere al tempo stesso. Quello che avrebbe reso il venerdì sera una felicissima sera, anziché mandarci a letto più sbadiglianti di prima. Perché no, anche con un po’ di cultura.

Massimiliano Beneggi

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