Memo Remigi, con la mia “Cosmosaphira” vi farò ballare tutta l’estate.

Romantico, sincero, pacato, mai sopra le righe, eppure incredibilmente ironico. La sua voce rassicurante ci accompagna da sempre con quel sorriso che ispira fiducia solo a guardarlo e che siamo abituati ormai a vedere anche sul piccolo schermo dietro ai tasti del pianoforte. Memo Remigi è una delle icone della nostra musica, in grado di trasformare ogni sua partecipazione televisiva in un delicato momento di pianobar, da garbato Signore quale è. E se è così piacevole ascoltarlo (in questa stagione è ospite fisso su Raiuno a Oggi è un altro giorno con Serena Bortone), vuol dire che valori come garbo e rispetto hanno ancora una centralità nascosta nei nostri cuori.

Cantautore di spessore (sue, tra le altre, Io ti darò di più, La notte dell’addio) scoperto da Giovanni D’Anzi, Remigi non smette di essere innamorato della sua Milano, per parafrasare il suo più grande successo.

D’altronde, del capoluogo lombardo rimane il principale interprete culturale e canoro. Anche nella città sempre più globalizzata, non rinuncia mai a inserire un paio di parole dell’autentico dialetto meneghino. Uomo d’altri tempi sì, ma sempre proiettato verso il futuro, senza sguardi nostalgici: Memo settimana scorsa, alla soglia dei suoi quasi 60 anni di carriera, ha lanciato il nuovo ballabilissimo reggeaton, Cosmosaphira. E ha sorpreso tutti. Tranne se stesso, che voleva esprimersi musicalmente in modo diverso da anni, come ci racconta in questa intervista.

Memo, è arrivata la pandemia, la Lega governa insieme al Pd, la tua Inter ha vinto lo scudetto. Nell’ultimo anno di cose sorprendenti ne sono accadute: a quel punto ci potevamo aspettare di tutto. Non avevo mai ipotizzato però un Memo Remigi in versione “Despacito”! E’ il caso di dirlo, “Sapessi come è strano!”. Come è nata?

E’ nata in un momento in cui mi sono imposto di creare un’immagine diversa da quella del tradizionale Memo Remigi di Innamorati a Milano. Io non sono solo quello delle canzoni d’amore e nostalgiche. Avendo frequentato gli amici di Propaganda Live, sono entrato un po’ nella loro mentalità. Lì ho trovato il mio nido: quel programma rappresenta la mia rinascita, dove finalmente sono riuscito a essere quello che sono sempre stato ma non ho mai potuto esprimere.

E com’è il Memo che non abbiamo mai conosciuto?

Si diverte, si autosfotte senza mai prendersi troppo sul serio. Questa canzone, fatta con molta ironia, è uno sfogo che avevo dentro: un brano finalmente ballabile, in linea con il mio carattere e il mio modo di essere. Non solo ma, senza presunzione, vuole essere una spinta per scacciare questo periodo cupo e triste che stiamo vivendo. Andiamo incontro a un’estate forse un po’ più libera: c’è bisogno di fare emergere la spensieratezza e l’allegria che abbiamo lasciato in un angolo.

Sei il primo Big che si lancia in un tormentone estivo senza essere il featuring che canta due note: qui il featuring è rappresentato dal giovane Nartico, mentre tu sei il titolare.

Ho voluto inserire una parte rap, che fa Nartico, perché ci voleva ed era giusto adattarmi a questo mondo più giovane. Il ragazzo si muove in un ambito che è più adatto ai giovani di oggi, mentre io rimango tradizionale cantando una canzone nel mio modo consueto: solo che lo faccio in uno stile diverso dal solito. Di certo nessuno si aspettava Memo Remigi vestito da “Uomo del Monte”, come diceva la famosa pubblicità. Ecco, ora sono Memo del Monte! E mi sono divertito molto, cercando di trasmettere il divertimento soprattutto a coloro i quali sono un po’ della mia generazione.

Guardando al successo ottenuto da Orietta Berti, non è che ti è venuta voglia di tornare al Festival di Sanremo, dove manchi da 48 anni?

Non si sa mai: se avessi la canzone giusta, perché no! Oltretutto ora sto vivendo un grande momento di visibilità: mi manca solo Ballando con le stelle poi avrei fatto tutto!

Nessuno meglio di te, che sei vero simbolo di Milano, può dirci a pochi mesi dalle elezioni, di cosa avrebbe bisogno Milano.

A Milano manca un sindaco come si deve. Questa città ha avuto un cambiamento straordinario: non sembra nemmeno Milano, pare di essere a New York! E’ una metropoli internazionale che ha fatto cambiamenti in tutti i settori: una volta era la Milano da bere, della pasegiada, dell’aperitiv, il risott, la cutuleta. Oggi è la città mondiale dall’estetica e dal carattere di grande metropoli: a questa grandissima macchina moderna e praticamente perfetta manca soltanto un grande pilota. Non si possono mettere ancora certe persone.

A me non dispiacerebbe vedere Memo Remigi assessore alla cultura.

Mi piacerebbe molto! Ma ci vuole un sindaco giusto: ho sperato si ricandidasse Gabriele Albertini, lui aveva fatto cose egregie.

Perché a volte scopriamo di essere stati felici solo dopo tanto tempo?

È così, non ce lo spiega. Si cerca sempre di rivivere certi momenti pensando che quelli siano stati il massimo della nostra soddisfazione. Però abbiamo sempre la possibilità di ripeterli in qualche modo, quindi, appena ci accorgiamo di quanto siano stati belli, facciamo di tutto per poterli rivivere.

Nietszche diceva che il futuro condiziona il presente ma anche il passato. Pensando alla musica trap e al reggeaton che vanno di moda ora, in che modo oggi il futuro condiziona il passato musicale?

Parecchio. Ultimamente mi trovo a fare delle riflessioni. Siamo un Paese che arriva dalla classica tradizione musicale italiana melodica. Nessuno avrebbe potuto pensare che vincessimo all’Eurovision con questa canzone: nessuno avrebbe immaginato che potesse rappresentare l’Italia. La prima vittoria era stata con Non ho l’età! Mi sono chiesto: questo biglietto da visita cosa vuol dire? La canzone classica all’italiana, quella che una volta si diceva dovesse far fischiettare al garzone che portava il pane al mattino, non ci sarà più? Siamo passati a un adattamento di nevrastenie e musicalità di ragazzi che si definiscono fuori di testa, e questo mi fa un po’ riflettere.

Abbiamo dovuto copiare gli stranieri per vincere l’Eurovision insomma.

Esatto, ma l’Italia resta l’Italia.

Le canzoni di oggi si disperdono sul web, quelle di un tempo le cantiamo dopo tanti anni. Che futuro prevedi per la nostra musica avanti di questo passo?

La canzone che dura nel tempo ha fatto il giro del mondo e sono di grande attualità. Non per niente vengono riprese continuamente dai nuovi cantanti per riproporle ai giovani. Non ci sono orecchini, piercing e nuove mode che tengano: i tatuaggi li si cancellano, quelle canzoni melodiche non le cancellerai mai nessuno.

Massimiliano Beneggi

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