Cattelan chiude “Da grande”: ecco i motivi del flop

Alessandro Cattelan fa flop negli ascolti e si scopre improvvisamente essere uno dei più sopravvalutati showman di sempre. Il motivo? Non è uno showman, ma un bravo autore.

Non si capisce perché Raiuno abbia sempre questa smania di tirare fuori one man show a tutti i costi, imponendo la presenza dei protagonisti come eventi assoluti della stagione. Dopo Celentano, Funari, Fiorello (maestri del genere), è il turno di Alessandro Cattelan. Ossia il nuovo showman che sa fare tutto. Così almeno ci viene venduto, peccato non sappia fare bene niente: il che potrebbe anche non essere così male, in un’epoca in cui Grande Fratello e social network promuovono il nulla cosmico. Da grande (in onda per due settimane in prima serata la domenica su Raiuno) è anzitutto la conferma che la televisione si possa ancora fare: l’intrattenimento non smette di appassionare anche a distanza di anni e, anzi, diventa ancora più interessante quando non ci sono tre giudici dietro a un tavolo a ripetere “sì” o “no” circa il talento altrui. I contenuti originali con tanto di musica e di orchestra impreziosiscono ancora le nostre serate sul divano. Basterebbe mettere a condurre qualcuno di adeguato: ecco, questa è l’altra cosa che emerge da Da grande.

TROPPE CARENZE, INADATTO

Non si tratta di mettere in piedi un improbabile paragone con i presentatori delle più vecchie generazioni, ma di comprendere che la fortuna di Cattelan – quella di essere l’unico della generazione anni ‘80 ad emergere come conduttore – non possa bastare per reggere una trasmissione su Raiuno. Le regole per stare in prima serata sulla tv pubblica sono ben precise e valgono per qualunque epoca. Anzitutto sarebbe gradito un vestito vero e non un mezzo pigiama, ma questo sarebbe tutto sommato il minore dei mali. Se ti proponi per un oneman show su Raiuno, però, tutte quelle cose che fai le devi saper fare alla perfezione: devi cantare intonato, fare risultare tutto meno artefatto e ripetere solo le battute che fanno ridere (dopo quattro volte che hai presentato Sangiovanni chiamandolo Madame e vedi che nemmeno il pubblico in sala applaude, potresti evitare di insistere). Per condurre una trasmissione che si preoccupi dei dati Auditel devi sapere quale sia il tuo ruolo e conoscere il tuo talento: non puoi voler essere Fiorello e Letterman nello stesso momento, provando inutilmente a essere migliore di Amadeus in una inutile gag de I soliti ignoti. Soprattutto se ambisci da tre anni a fare Sanremo al posto di Amadeus. Devi dimostrare di essere davvero un numero uno, sennò ecco che arriva Serena Rossi e diventa chiaro che ci sia qualcuno che sa fare tutto quello che tu hai solo nella testa. Non puoi fare un’intervista senza una vera domanda o una provocazione che stimoli l’interlocutore per intromettere sempre qualcosa di autoreferenziale. Non l’ha ordinato il medico: se non sei adatto a Raiuno, eviti. Lì non c’è spazio (purtroppo) per le scommesse (che poi, dopo tanti anni ormai, non è nemmeno Cattelan una scommessa): ci vogliono certezze. Lui ha solo una certezza: non arriva da You Tube e Instagram e sa cosa sia la gavetta. Anche questo non è poco, ma non può essere sufficiente per essere il Baudo del 2021.

CATTELAN SBAGLIA RUOLO

Perché non fa solo l’autore Cattelan? Risulterebbe geniale, come tanti autori televisivi che non si sono mai espressi con un microfono in mano. Il problema è che non vi sono davvero altre persone che, come lui, perlomeno si cimentino andando oltre il gossip o le stupidate dei reality. Cattelan sa far giocare gli ospiti, facendo esprimere a ciascuno un lato fino a quel momento nascosto. Non usa alcun metalinguaggio che si richiami a quello dei social e per questo si contraddistingue in una sua unicità. Solo che non è in grado (o non è ancora pronto e deve fare rodaggio) di condurre quei testi che sa scrivere bene. Stare dietro alle quinte non ha mai fatto scendere sangue da naso a nessuno.

Al termine della serata resta molto non-sense che ci ha distratti dalla quotidianità, ma anche qualche contenuto. Proprio come accadeva con i varietà che, ormai, la tv stava cancellando. La speranza è che Da grande suoni più di un campanello a tutti i dirigenti Rai: le trasmissioni belle si possono ancora fare. I conduttori adatti basterebbe cercarli, tornando a fare provini e non prendendoli dalle stories di Instagram. E poi via di gavetta, senza bruciarli. Al momento c’è solo Cattelan, da premiare solo per questo. Ma potrebbe non bastare per fare Sanremo 2023 o l’Eurovision Song Contest.

Massimiliano Beneggi


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