“Jackie”: la più grande prova da attrice di Romina Mondello emoziona Milano -RECENSIONE

È in scena fino al 17 ottobre, al Teatro Menotti di Milano, Jackie.

Un monologo (produzione Tieffe Teatro Milano con CMC SOC COOP Prima Milanese), scritto da Elfriede Jelinek, vede protagonista Romina Mondello nel ruolo di Jacqueline Lee Kennedy Onassis. Tanta emozione che costringe l’attrice a uscire quattro volte nel finale per salutare il pubblico con le lacrime agli occhi. Ripartire dopo una pausa così lunga regala sensazioni forti per la platea, figurarsi per chi sta sul palcoscenico, al termine di uno spettacolo così intenso e dalla rara emotività. Ecco la nostra recensione.

IL CAST

Romina Mondello. Regia di Emilio Russo.

LA TRAMA

Jacqueline è già morta: a rivelarcelo sin da subito sono una scenografia dai colori freddi, con vari fantocci (stesi per terra o seduti) che si scopriranno essere simulacri dei personaggi conosciuti e vissuti dalla donna, che con loro continua a parlare nei suoi tormenti interiori. La protagonista è scalza, senza vestiti lussuosi: ora può sentirsi libera di sfogarsi ed essere chi vuole lei. Ci troviamo probabilmente in una sorta di Purgatorio, come ci suggerisce anche il finale quando, finalmente, Jackie, sembra riuscire a raggiungere il suo luogo definitivo. Prima di arrivarci, però, la donna rivive con angoscia tutte le situazioni che l’hanno fatta disperare in vita. Un’esistenza fatta di obblighi e apparenza, al punto da doversi sentire costretta persino a sorridere, ben consapevole dei tradimenti del marito Jack Kennedy e dei suoi eccessi tra sesso e droga. Jackie è ossessionata dalla figura di Marylin Monroe che, noncurante del matrimonio del Presidente, è entrata a gamba tesa nella sua relazione, distruggendo definitivamente i sogni di una donna già fragile e turbata psicologicamente. Ecco perché Jackie continua a ripetere: “Quella Marylin…” quasi come un mantra con cui chiude la lista di tutte le donne che le hanno portato via il marito. Il nome che ricorda è però solo quello: Marylin…e la voglia di parlarne in un certo modo e umiliarla sarebbe tanta, ma alla fine Jackie ha cose più importanti a cui pensare.

Finché un giorno è un assassinio a portarle via il marito. Jackie, nella sua lunga confessione con se stessa, rivive la disperazione di quel momento che, tuttavia, sembra avere per lei un senso quasi di giustizia divina.

IL COMMENTO

Lo spettacolo, di un’ora e venti in unico atto, è diviso in undici capitoli. Gli ultimi due sono di un’intensità coinvolgente che non possono non emozionare: un climax finale esalta la disperazione della donna, che poi si rilassa come rassegnata prima di farsi accompagnare verso un poetico aldilà. Più si conosce in anticipo la storia di Kennedy e Jackie, più si apprezza questo monologo che non racconta in effetti una storia ma uno stato d’animo. Una grandissima prova teatrale, che inorgoglisce il Menotti e anche il suo stesso pubblico mentre assiste a uno spettacolo di livello. Una straordinaria riflessione sul rapporto tra essere e apparire, tra concretezza idealistica e denaro. Da rilevare come Jackie racconti solo del suo amore a metà con Kennedy, senza fare riferimento alla storia con Onassis: le ossessioni della vita sono sempre più forti rispetto a qualunque altra cosa. Le cicatrici sono indelebili nell’anima, nonostante un amore travolgente potrebbe farle dimenticare al corpo.

IL TOP

Romina Mondello impersona una donna difficile, tormentata dai suoi stessi segreti oltre che dalle sue ansie che non smettono di donarle fascino e femminilità. Merito di questa straordinaria attrice se entriamo nella psicologia di Jackie con così tanta facilità: una recitazione incredibile, che lascia senza fiato soprattutto nel finale. Una prova di maturità che porta Romina a essere una delle migliori attrici italiane in assoluto. A metà spettacolo anche un dialogo con se stessa, dove Jackie commenta la sua stessa immagine in vita: sullo sfondo c’è quindi un video che la Mondello commenta senza mai guardare lo schermo ma con eccezionale sincronizzazione rispetto ai suoi stessi movimenti che vediamo nello schermo.

LA SORRPESA

La presenza dei fantocci sembra pressoché inutile al primo sguardo, invece si rivela il valore aggiunto dello spettacolo. Tra elucubrazioni mentali e fantasie, Jackie con loro parla e, finalmente, si sente padrona non tanto delle loro vite potendoli trattare e lanciare come vuole, ma anzitutto del suo stesso pensiero. Jackie è libera.

Massimiliano Beneggi

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