“Liolà”: le sorti della società sono in mano alle donne -RECENSIONE

Fino al 24 ottobre, al Teatro Manzoni di Milano, è in scena Liolà (produzione Corte Arcana Isola Trovata, Teatro ABC Catania e ATA Teatro Carlentini), la commedia scritta da Luigi Pirandello nel 1916 e straordinariamente ancora appassionante oltre un secolo dopo.

“Questa è la festa della ripresa del teatro. Veniamo fuori da una guerra a tutti gli effetti e lo facciamo rientrando con un testo pieno di vita e di luce”, aveva anticipato in conferenza stampa Giulio Corso, il Liolà di questa edizione diretta da Francesco Bellomo. La promessa è mantenuta, perché si esce dal teatro con allegria e con la sensazione che qualcosa sia davvero cambiato. A cominciare dalle condizioni sociali raccontate nello stesso spettacolo. Ecco la nostra recensione.

IL CAST

Giulio Corso, Enrico Guarneri, Caterina Milicchio, Alessandra Ferrara, Margherita Patti, Alessandra Falci, Sara Baccarini, Giorgia Ferrara, Federica Breci, Nadia Perciabosco, Emanuela Muni.

Regia di Francesco Bellomo.

LA TRAMA

Siamo nella Sicilia degli anni ’40: i ragazzi partono per il fronte e nel paese restano principalmente le donne a lavorare nei campi e a occuparsi dei bambini. La tranquillità sociale e la solidarietà femminile, che si palesano con larghi sorrisi tra le vicine di casa, è solo apparente. Si sottendono infatti una continua rivalità e un’invidia lacerante, pronte a emergere ogni qualvolta si smette di cantare per iniziare a dialogare. I contrasti ruotano attorno a due uomini rimasti in paese: Liolà, giovane, bello e aitante che ha già avuto tre figli da donne diverse, e Zio Simone Palumbo, ricco commerciante che governa le attività economiche del borgo, ma impotente. Le donne si contendono i corteggiamenti del simpatico Liolà, il cui spavaldo atteggiamento da dongiovanni non permette però di fidarsi per la costruzione di un futuro. Lo sa molto bene Tuzza, la giovane che è appena rimasta incinta dopo una notte di passione con Liolà che rischia di disonorare la sua vita. Per questo, spinta dalla madre Zia Croce, la ragazza si accorda con Zio Simone per fingere che il figlio sia suo. Quello che nessuno può immaginare è che poco tempo dopo anche Mita, che aveva sposato Zio Simone per interessi economici, resti incinta. Tutti sanno che nessuno dei due nascituri è del commerciante, ma diventa ormai complicato far emergere la verità in un paese dove la prima regola è apparire. Ognuno si è reso complice di un segreto, tramato per personali ritorni. E così per la questione principale, ossia da chi dovrà essere cresciuto il suo bambino, Tuzza ha una soluzione…decisamente sorprendente.

LA MORALE

“Molti di coloro che parlano di etica, a forza di discuterne non hanno poi il tempo di praticarla”: questa frase di Giulio Andreotti potrebbe fare da sottotitolo allo spettacolo di Pirandello che pone a confronto la morale comune con quella realmente vissuta dai protagonisti. Nessuno si può dire migliore di qualcun altro, specie quando si scopre che una trama di bugie e pettegolezzi porta solo ad accentuare invidie e cattiverie in cui si rimane intrappolati. Lo scandalo, in definitiva, è creato solo da chi si nasconde dietro a una ipocrisia. E che, così, diventa così vittima di se stesso.

IL COMMENTO

Spettacolo ricco di momenti divertenti, con spunti riflessivi che impongono di guardare il palcoscenico, almeno per certi versi, con l’ironico distacco dell’epoca in cui fu scritto il testo. Il ruolo della donna nella società è decisamente cambiato: il simpatico dongiovannismo di Liolà sembra stridere con il rispetto per la figura femminile di oggi e si fa più fatica a vederne l’assoluta positività rispetto al resto del paese. La regia di Bellomo, tuttavia, riesce comunque a trasformare anche questo aspetto con una leggerezza che non infastidisce ma, al contrario, dà l’occasione alle donne di trovare un riscatto. Sono loro a decidere realmente le sorti della società, da diversi decenni, a dispetto di quanto non immaginino Liolà e Zio Simone. Non solo: si riflette sull’ipocrisia, da sempre presente. Anche in quella generazione a cui oggi guardiamo con riverente ammirazione. Il dialetto siciliano richiede una concentrazione in più, ma la storia è assolutamente comprensibile.

IL TOP

Liolà (Giulio Corso) e Zio Simone (Enrico Guarneri) sono i protagonisti, ma le donne sono più che mai fondamentali nel raccconto. Il merito del regista è anche di riuscire a mettere in evidenza questo aspetto: le attrici sul palcoscenico sono tutte straordinarie e ricche di personalità, proprio come i loro personaggi. Colorate, divertenti: le donne non sono cornici, ma centrali in questa storia. Emanuela Muni (zia Croce) si porta a casa l’applauso più forte della platea, Giorgia Ferrara è la nota in più di sorriso e di irresistibile ironia nel ruolo di una delle ragazzine pettegole del paese.

LA SORPRESA

La meravigliosa scenografia di Carlo De Martino e le musiche di Mario D’Alessandro e Roberto Procaccini portano il pubblico per due ore a sentirsi nel Sud Italia, con i rumori del mare e il vociare del paese. Eccezionale in canto e ballo Giulio Corso, che conferma tutta la sua esperienza in campo di musical: Liolà sorprende per la grande presenza canora. Le donne cantano per distrarsi, Liolà per conquistarle. E il pubblico, quando esce dal teatro, fischietta i ritornelli che rimangono in testa.

Massimiliano Beneggi

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