Amare ed essere buoni è una forza? Il dubbio brechtiano ne “L’anima buona di Sezuan”-RECENSIONE

Fino al 17 novembre, al Teatro Manzoni di Milano, è in scena L’anima buona di Sezuan (produzione Best Live), scritto da Bertold Brecht e tradotto da Roberto Menin.

Una straordinaria Monica Guerritore si ispira all’edizione firmata da Giorgio Strehler quarant’anni fa, per raccontare una delle opere più coinvolgenti della storia del teatro. Ecco la nostra recensione.

IL CAST

Monica Guerritore, Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Vincenzo Gambino, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni, Lucilla Mininno. Regia di Monica Guerritore.

LA TRAMA

Tre vegliano sulla città di Sezuan, funestata da ipocrisie e soprusi di ogni genere, per verificare la correttezza delle persone. Tutte cercano di aggirare la legge e di farla franca, dietro al loro velo di falsa moralità. L’unica vera anima buona, però, è Shen Te. Si tratta di una prostituta, che si rivela pronta a cambiare vita e a sfruttare la sua generosità in modo ben diverso da come fatto fino a quel momento. Senza più mercificare con avidità, quindi, la donna accoglie i tre dei che, con fiducia, le danno una grossa somma di denaro per ripartire da capo. Shen Te prende così in gestione una tabaccheria, ma non ha fatto i conti con l’ambiguità dei suoi concittadini. Sono tutti parassiti che vogliono sfruttare la nuova ricchezza della donna e soprattutto la sua infinita bontà. C’è persino chi, come il proprietario degli immobili, insinua che Shen Te debba restituire per motivi poco chiari una parte di denaro. Shen Te si vede costretta a sparire e travestirsi da uomo per cacciare quegli ospiti, divenuti indesiderati, da casa sua. Solo in questo modo potrà ripartire da se stessa con piena libertà. Improvvisamente, però, Shen Te, ormai predisposta a comprendere i veri sentimenti, si innamora perdutamente di un aviatore. Che, nemmeno a dirlo, è interessato anche lui al denaro della donna. Gli dei svaniscono nelle sfere celesti e la voce dell’unica anima buona di Sezuan ci indica il vero valore dell’amore in un mondo pieno di cattiverie.

LA MORALE

E’ davvero impossibile essere buoni con gli altri e con se stessi contemporaneamente? Forse sì, perlomeno in una società abitata da personaggi ambigui e malpensanti. Homo omini lupus, diceva Hobbes. Non differentemente Brecht ci porta su questa via, indicandoci però qualcosa di più: l’assolutezza dell’amore, di fronte a cui persino gli dei si devono mettere da parte. Ogni azione fatta con il cuore non può che meritare il massimo del rispetto. La lezione morale arriva proprio dalla donna che faceva il mestiere più immorale: in fondo ci piace sempre metterci dalla parte della positività, ma pochi di noi potrebbero dirsi pronti a essere buoni come Shen Te. Lei non è solo la più buona ma, proprio per la sua serenità d’animo, anche la più forte. E per amare davvero ci vogliono molta forza e coraggio. Shen Te è l’unica in grado di farlo, a costo di non essere ripagata: se non è amore puro quello…

IL COMMENTO

La scelta tra bene e male appare come un bivio difficilissimo. Nell’amara lettura di Brecht, sembra una decisione tra essere di buon cuore ma sfruttati dalla società, o al contrario essere cattivi per sfruttare la società. La delicatezza di Shen Te, e la cupidigia di tutti i personaggi che animano il palcoscenico, rappresentano alla perfezione la mancanza di equilibrio e di mezze misure di questo mondo. Probabilmente è davvero l’unico modo di interpretare concretamente la vita; ma così è chiaro che la qualità della nostra esistenza non sarà mai piena. Ecco perché ci piace, tutto sommato, crogiolarci nell’idea che esistano gli equilibri.

IL TOP

Monica Guerritore mostra una sensibilità e una delicatezza che si meritano un lunghissimo applauso a fine serata. Uno dei migliori omaggi a Strehler degli ultimi tempi, a 100 anni dalla sua nascita. Il teatro vero, che racconta la civiltà (o l’inciviltà) e ci fa uscire ponendoci una domanda che non trova risposta ma, al contrario, ne insinua di nuove nella nostra esistenza. Non ci si annoia mai in oltre due ore di spettacolo (divise in due atti), che non mancano di quella ironia che solo Brecht sapeva dare.

LA SORPRESA

Un vero circo di personaggi intorno a Shen Te per colorare un paesaggio spoglio. E per una volta è proprio l’essenzialità della scenografia la forza sorprendente di questo spettacolo, dove tutto sul palcoscenico principalmente per lo sfumare delle giornate con l’alternanza del sole e della luna. In questo modo ci si concentra sui personaggi e sulla vera teatralità che cattura dall’inizio alla fine.

Massimiliano Beneggi

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